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Al seggio come al lavoro

Vittorio Spinelli martedì 4 aprile 2006
Un esercito di presidenti, segretari, scrutatori, rappresentanti di lista si muoverà sabato 8 aprile per preparare i locali dei seggi, le schede ed i registri necessari a consentire il voto degli italiani domenica 9 e lunedì 10. Tutti i lavoratori e le lavoratrici dipendenti che svolgeranno un servizio pubblico presso i seggi elettorali hanno diritto ad assentarsi dal lavoro e a veder calcolati come attività lavorativa, a tutti gli effetti, i giorni delle operazioni elettorali, compreso il martedì 11 per coloro che, prolungandosi le operazioni di scrutinio, sforano la mezzanotte di lunedì. Quindi, a ciascuno spetta la normale retribuzione, secondo l'importo dovuto in base al contratto lavorativo di categoria. I datori di lavoro non possono pretendere che il dipendente effettui turni o altre prestazioni durante le giornate che coincidono con le operazioni elettorali, anche se in orari diversi da quelli impegnati per la presenza al seggio. La regola vale, in particolare, anche per le famiglie che danno lavoro alle colf, che il mattino di sabato potrebbero dedicarsi ai servizi per la casa e nel pomeriggio essere impegnate per le operazioni preliminari del seggio. Riposi obbligatori. Come nel corso del normale svolgimento di un rapporto di lavoro matura il diritto al riposo settimanale, così il lavoratore impegnato presso gli uffici elettorali (compresi i rappresentanti di lista o di gruppo di candidati) matura il diritto al recupero immediato del riposo del sabato (per chi fa la settimana corta) e della domenica. In questa linea si è espressa la Corte Costituzionale nella sentenza n. 452 del 91. La successiva legge 69 del 92 ha precisato che gli stessi lavoratori hanno diritto al pagamento di specifiche quote di retribuzione, oltre all'ordinario compenso mensile. In alternativa, la legge prevede che le quote aggiuntive possono essere sostituite da riposi compensativi, per i giorni festivi o non lavorativi eventualmente compresi nel periodo di svolgimento delle operazioni elettorali. Da queste elezioni in poi, i riposi non possono più essere considerati in alternativa ma sono divenuti vincolanti sia per il datore di lavoro sia per il lavoratore. In altri termini, i riposi non possono essere monetizzati. Lo si deduce dal decreto legislativo n. 66/2003, sulla riforma dell'orario di lavoro, che ha stabilito come insuperabile un effettivo riposo del lavoratore dopo sette giorni di lavoro (o sei con la settimana corta). Si potrebbe pensare che il fatto di svolgere un servizio di altissimo interesse pubblico, quali sono le elezioni, possa costituire un'eccezione per il riposo obbligatorio. Infatti, il decreto 66 prevede alcune deroghe al riposo settimanale, cioè i lavori frazionati nello stesso giorno, i trasporti per ferrovie, i turni, i contratti collettivi. L'elenco delle deroghe è però tassativo e non può essere esteso per interpretazioni o per analogie. Quindi martedì 11 (e per alcuni anche mercoledì 12) l'esercito si riposa.