Opinioni

Ucraina. Per la pace torni un'iniziativa (e i partiti dicano la loro)

Ernesto Preziosi mercoledì 24 agosto 2022

Caro direttore, mentre il Paese si avvia alle elezioni del prossimo 25 settembre la guerra che continua a insanguinare il cuore dell’Europa taglia il triste traguardo dei sei mesi. Una vicenda, quella dell’aggressione della Russia all’Ucraina, alla quale l’opinione pubblica italiana rischia di assuefarsi, quando invece dovrebbe essere uno dei temi cruciali di questa campagna elettorale. Assieme al travaglio della pandemia, infatti, il conflitto in Ucraina è un passaggio storico che mette a nudo il venir meno di certezze ed equilibri, perché ripropone lo schema dell’uso della forza e dell’oppressione dell’altro come strumento di legittima tutela degli interessi nazionali. Il primato assoluto di questi ultimi, rispetto al diritto internazionale e ai vincoli reciproci di rispetto fra Stati e nazioni si intreccia con le tante forme di oppressione che negano la pace: dalla devastazione dell’ambiente sociale e fisico ai muri che si alzano ai confini.

Questo quadro, che è la cornice nella quale si innestano anche le prossime elezioni italiane, chiama la politica allo sforzo di edificare la pace possibile, nella convinzione che quest’ultima non è solo il contrario della guerra e non nasce solo dal rifiuto della guerra. La pace è equità sociale, cura dei più fragili, investimento sulle nuove generazioni e sostegno per quelle più mature, è giustizia nella retribuzione e nella cura del lavoro ed è capacità di inclusione e costruzione di un tessuto sociale solido e aperto. Così come è possibile avviare processi di riconversione industriale di quelle aziende che producono armi. Sono passaggi che necessitano tempi medio- lunghi, per ridurre il peso della strategia della deterrenza (che giustifica il riarmo) e garantire al contempo chi lavora nei comparti economici interessati; per questo c’è la necessità di scelte politiche oculate ed esplicite. Occorre che i partiti affrontino il tema della pace – oggi assente – nei loro programmi: una sfida aperta in vista delle prossime elezioni. Da credenti impegnati in politica ci preoccupano prima i contenuti dei contenitori. Tradurre queste linee di pensiero in opzioni percorribili significa, per la politica, ripensare il significato stesso delle relazioni internazionali e soprattutto chiama in causa l’Europa, che sulla guerra e il conflitto appare ripiegata sulla gestione delle sole conseguenze energetiche. In gioco c’è, piuttosto, il concetto stesso di Europa, la sua cultura, la sua autopercezione.

Quale società, quale visione di persona e di libertà propone l’Europa? Ed è questa visione che attrae anche i popoli che sono usciti da regimi totalitari? Quale il ruolo che l’Europa deve giocare sullo scacchiere internazionale? Superpotenza, magari in tono minore, tra superpotenze muscolose o soggetto inclusivo di mediazione tra Oriente e Occidente, operatrice cioè di fili di pace e di cooperazione solidale tra i popoli? Non dovrebbe oggi l’Europa riprendere quei fili e con tutti gli strumenti della diplomazia proporsi come punto di incontro tra realtà politiche e culturali differenti? Questa guerra rende evidente, anche sulla nostra pelle, come i conflitti provochino conseguenze e ripercussioni sul piano economico e culturale. Si riaffacciano alla ribalta nuovi nazionalismi che possono condurre solo verso il baratro della guerra. Ciò che serve è un’Europa più politica, è quel passo avanti verso quegli Stati Uniti d’Europa con una propria politica estera e di difesa comune, con relativa razionalizzazione e riduzione delle spese, la cui utilità può essere misurata sul metro dei vantaggi che una politica sanitaria comune ha chiaramente mostrato nel corso della recente crisi pandemica. L’Europa deve fare un passo avanti. E il primo di questi passi è quello di promuovere una Costituente verso una federazione europea in cui potrebbero entrare a far parte inizialmente quei Paesi che ne condividono il progetto, costituendo così un nucleo forte che potrebbe portare agli Stati Uniti d’Europa. Le elezioni del 25 settembre e il loro esito saranno cruciali anche per questo e contribuiranno a determinare il futuro non solo dell’Italia, ma tutte delle cittadine e dei cittadini dell’Unione.


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