Opinioni

Cattolici e politica. Non si riparte da zero se si ricomincia dal basso

Lucio Romano sabato 28 luglio 2018

(archivio Fotogramma)

Caro direttore,
il prezioso dibattito offerto da "Avvenire" sul tema dell’impegno dei cattolici in politica consente di far riemergere, come fiume carsico, il bisogno di riprendere un cammino: «Cattolici, è tempo di muoversi». Un percorso non facile in contesti politici che sembrano aver disperso fondamentali valori a fronte di un consenso da raccogliere con rapidità. In un ambito europeo e non solo che va sostenendo isolazionismi sovranisti con derive populiste contro i valori primari della responsabile partecipazione alla comunità che includa e non emargini, in cui le «periferie», geografiche ed esistenziali, siano al centro della visione solidale della vita democratica. Le categorie di 'destra' e 'sinistra' sono diventate «fluide e porose».

Assistiamo alla disgregazione delle classiche appartenenze politiche, intese come condivisi ideali fondati su valori e princìpi di riferimento, e delle loro organizzazioni. E ciò, di conseguenza, genera consensi mutevoli e fluidi a cui potrebbe corrispondere una altrettanto liquida identità. Detto in altri termini: si può essere di destra e di sinistra secondo le opportunità; sovranisti o comunitari secondo i bisogni del momento; assistenzialisti o meritocratici secondo le convenienze. Di questo passo, però, paure e discredito rischiano di coinvolgere tutti e ciascuno, così da lambire perfino i fondamenti della nostra Costituzione e dell’assetto democratico.

Il "nuovo che avanza' non giustifica però l’accantonamento di sensibilità e pensieri che, nella loro sostanza, hanno già superato altre ben difficili e drammatiche stagioni politiche. Non significa arrestarsi e connotarsi di timidezza o d’impaccio, ritenendo che ormai tutto è cambiato fino allo smarrimento dell’identità da rappresentare pubblicamente. Con il rischio di rinchiudersi in un privato personale, dimensionato sull’interesse individualistico.

Recenti interventi del presidente della Cei, cardinale Gualtiero Bassetti, hanno indicato gli orizzonti di una politica che voglia fondarsi sulla Dottrina sociale della Chiesa, rispettosa di ogni persona, all’insegna dell’accoglienza e della solidarietà, nei riguardi della famiglia, dei profughi e migranti e dell’Europa. Una indicazione alla quale, non certo da corollario, si è accompagnata l’esortazione a un rinnovato impegno dei cattolici.

In una stagione come questa, davvero di passaggio epocale, è urgente avviare un lavoro di comunità per ricomporre un’appassionata cultura politica che alimenti e rappresenti nuove energie per una partecipazione sociale responsabile e democratica. Con realismo, senza progetti ambiziosi per quanto suggestivi; con tenacia, non lasciandosi scoraggiare dalle prevedibili difficoltà di percorso.

Questo non significa ritornare al passato, ma ritrovarsi – come anche lei suggerisce da tempo – con il limpido progetto di ricostruire 'dal basso' una rete condivisa che, nella necessità di riprendere un dialogo comunitario e solidale, si impegni ad affrontare le sfide ancora aperte di ieri così come quelle complesse e nuove di oggi. Per ricordarne solo alcune: Europa, famiglia e lavoro, giovani, lavoro, fragilità, rete e trasparenza, immigrazione, concorrenza, corruzione... Un dialogo aperto che, con l’impegno anche di tanti cattolici provenienti dalle scuole diocesane di formazione politica, favorisca lo sviluppo della cultura del 'noi'. Non si parte da zero. Significative sono, infatti, le esperienze di successo di reti civiche territoriali e di movimenti di impegno e formazione di cultura politica che hanno già intrapreso questo percorso. Vanno sempre più collegate e compiutamente valorizzate.

Lucio Romano è stato senatore della Repubblica, è presidente di Comunità Solidale Aversa