Attualità

Mps, il caso senza fine. Rossi: una morte, tanti misteri

Vincenzo R. Spagnolo sabato 15 gennaio 2022

Il cadavere di David Rossi: era la sera del 6 marzo 2013

Pioviggina, a Siena quando, il 6 marzo 2013, muore David Rossi, 52 anni, da 7 capo della comunicazione del Monte dei Paschi, descritto come il 'braccio destro' di Giuseppe Mussari, avvocato catanzarese trapiantato a Siena, fino a poco prima presidente della banca. Da anni, in realtà, sta piovendo anche sulla storica banca senese, la più antica del mondo, nata nel 1472. I pm senesi stanno indagando sugli enormi problemi dell’istituto, che hanno portato alla cacciata di Mussari insieme all’ex dg Antonio Vigni. Sono stati loro, nel novembre 2007, a voler acquistare banca Antonveneta dagli spagnoli di Santander. Un’operazione spericolata, malgrado l’ok giunto dalla Banca d’Italia di Draghi. Al tirar delle somme, tra esborso e debiti accollati, Antonveneta fu pagata circa 17 miliardi di euro (a fronte di un valore stimato da una successiva perizia di 2,8 miliardi) più il 'buco' causato dai derivati Alexandria e Santorini. Ma quella sera si consuma un altro grande mistero italiano. (E.Fat.)

Di certo, c’è solo che è morto. Sul come e sul perché, invece, i dubbi si addensano. A distanza di quasi nove anni dalla tragica fine del responsabile della comunicazione del Monte Paschi di Siena David Rossi, precipitato il 6 marzo 2013 da una finestra laterale della sede centrale di Rocca Salimbeni, le deduzioni che hanno indotto la procura di Siena ad archiviare per due volte l’inchiesta, qualificandola come un suicidio, sono meno granitiche. Fatti non nuovi, ma finora forse non approfonditi a sufficienza, evidenziati dagli avvocati dei familiari di Rossi, e nuove testimonianze raccolte dalla Commissione parlamentare d’inchiesta proiettano una luce diversa sugli eventi e hanno già determinato, a fine dicembre, la riapertura di un’inchiesta a Genova. E la prima commissione del Csm ha da tempo in corso un’istruttoria su eventuali incompatibilità ambientali dei pm senesi. «Insistiamo per sapere come e perché è morto David», dice Carmelo Miceli, avvocato (e deputato Pd) della moglie di Rossi, Antonella Tognazzi, e della sua figlia Carolina Orlandi, mai convinte dalla tesi del suicidio.

L’apri e chiudi delle inchieste

La prima inchiesta (contro ignoti, per «istigazione al suicidio»), avviata dalla procura di Siena nel marzo 2013, viene archiviata 12 mesi dopo. Nel 2015, su istanza della moglie di Rossi, la procura senese avvia una seconda indagine (medesima ipotesi di reato), ascolta altri testimoni, affida una superconsulenza al Ris di Messina, riesuma il cadavere e ricostruisce la caduta coi vigili del Fuoco, ma poi archivia nel luglio 2017. Poco dopo, però, è la procura di Genova ad aprire un nuovo fascicolo, sempre contro ignoti, per abuso d’ufficio e prostituzione minorile, dopo un’intervista al programma tv Le Iene dell’ex sindaco di Siena Pierluigi Piccini, che parla di un caso «abbuiato » per un possibile condizionamento delle indagini legato alla presunta partecipazione di alcuni magistrati senesi a «festini» di sesso. A gennaio 2021 pure quell’inchiesta viene archiviata, ma nel decreto il gip genovese definisce «carenti » le prime indagini a Siena. Infine, nel dicembre 2021, ancora Genova annuncia di voler aprire una nuova inchiesta, per ora senza ipotesi di reato, dopo aver appreso (secondo quanto dichiarato da una agente della scientifica in commissione d’inchiesta) di 61 foto e 2 video inediti, girati dalla polizia nell’ufficio di Rossi, mai allegati agli atti.

Mail sul suicidio dopo la morte?

Uno dei punti più oscuri, reso noto negli ultimi giorni, riguarda la circostanza denunciata in una relazione della polizia postale, inclusa da tempo nella mole di allegati alla richiesta di archiviazione della procura di Genova: la mail con cui Rossi avrebbe annunciato l’intenzione di suicidarsi all’allora ad della banca, Fabrizio Viola, sarebbe stata in realtà creata il giorno successivo alla sua morte. Il messaggio è «Stasera mi suicido, sul serio. Aiutatemi!!!» e la polizia ha rinvenuto due versioni di questa mail, con la stessa frase, «ma entrambe hanno data di creazione il 7 marzo 2013» alle ore 11.41, mentre «il delivery time», ossia la presunta data di consegna «è del 4 marzo 2013 alle ore 10.13». Ora l’avvocato Miceli sollecita ulteriori accertamenti: «Riteniamo grave che l’incongruenza sulla mail non sia stata finora approfondita, dato che è un elemento fondante della tesi del suicidio. La Postale, in possesso del solo file copia, ha segnalato l’opportunità di approfondire, ma accertamenti non sono mai stati disposti ». Quel 4 marzo, lo scambio di mail fra Rossi e Viola va avanti dalle 9 alle 17 e affronta anche la delicata questione dell’inchiesta sul bilancio della banca e della perquisizione della Guardia di Finanza. Rossi appare ansioso («Ti posso parlare del tema di stamani? È urgente. Domani potrebbe essere troppo tardi»). Viola gli suggerisce: «Credo che cosa migliore sia quella che tu chiami uno dei pm per chiedere un appuntamento urgente». In mezzo al rimpallo di messaggi, appare fuori contesto la mail delle 10.13 in cui Rossi avrebbe annunciato il suicidio. Non solo: Viola ha messo a verbale di non ricordare quel messaggio. E pare strano che, dopo un tale annuncio, la conversazione sia proseguita con mail 'normali'. In più, Miceli obietta come l’archiviazione delle inchieste a Siena poggi su una «asserita condizione di depressione e angoscia di Rossi, che l’avrebbe portato al suicidio», confermata da bigliettini «rivenuti stracciati» e dalla testimonianza della dottoressa Ciani, una consulente aziendale che parlò con David. Ma la stessa, audita dalla commissione d’inchiesta parlamentare, ha detto che le sue affermazioni sono state «enfatizzate».

La caduta e le ferite

Rossi, che aveva 52 anni, cade da un’altezza di 15 metri alle 19.45 del 6 marzo. Secondo l’avvocato Miceli, che ha incaricato alcuni consulenti di fare una nuova perizia, perché «ci sono diverse lesioni interne ed esterne documentate fotograficamente», ma «ad avviso dei nostri consulenti alcune non sono in nessun modo compatibili con le conseguenze di una precipitazione come descritta negli atti». Per il legale, la «rivisitazione di queste lesioni è un fatto nuovo su cui, non appena avremo la consulenza medico-legale, investiremo l’autorità giudiziaria, chiedendo la riapertura dell’indagine». A Siena? «La procura generale della Cassazione ha sciolto il conflitto in favore di Siena – considera Miceli –. Ma noi riteniamo di aver diritto di argomentare che l’istanza va destinata a un diverso ufficio giudiziario». C’è poi il mistero dell’orologio Sector di Rossi, trovato non al suo polso (e forse caduto in un secondo momento), e di una persona mai identificata che compare nelle telecamere che inquadrano il vicolo.

L’omicidio della prostituta

Tre giorni prima della morte di Rossi, a Siena avviene un omicidio di una prostituta, Lucelly Molina Camargo. Per quel delitto, è detenuto come reo confesso un ex escort, William Villanova Correa, che sentito in carcere su delega dei pm di Genova sostiene di aver «partecipato a festini con magistrati e politici». E poi afferma di conoscere gli «autori dell’omicidio di David Rossi... Erano tre, fra loro un albanese che vive a Milano. Non si è ammazzato. Indagate sull’amante della persona che ho ucciso, un dirigente Mps». Affermazioni inquietanti, che finora non hanno trovato riscontro.

Le altre ombre

La Commissione parlamentare ha da poco rinviato a nuova data le audizioni dell’ex presidente di Mps, Giuseppe Mussari, e del pm Antonino Nastasi, all’epoca titolare dell’inchiesta sulla banca. A dicembre, in audizione, il colonnello Pasquale Aglieco, ex comandante dei carabinieri di Siena (presente al primo sopralluogo nella stanza di Rossi, ma non citato nel verbale della polizia) ha tratteggiato un possibile inquinamento della scena, dicendo di essere entrato insieme a tre pm: Nicola Marini (di turno), Aldo Natalini e appunto Nastasi. I pm, ha detto Aglieco, «hanno rovesciato sulla scrivania il cestino coi fazzoletti insanguinati e i biglietti strappati »; «Nastasi si è seduto sulla sedia di Rossi e ha acceso il computer», poi «ha risposto a una chiamata di Daniela Santanché (oggi deputata di Fdi, ndr ) sul telefono di Rossi». Quei fazzolettini col sangue sono stati distrutti, su richiesta del pm Natalini, ancor prima dell’archiviazione dell’inchiesta, senza un’analisi del Dna del reperto. Nei giorni scorsi, in tv, la vedova di Rossi ha raccontato che il marito «continuava a dire che voleva andare a parlare con i magistrati, la banca stava vivendo un periodo molto pesante». Ma cosa poteva sapere? «Sinceramente non lo so».