Agorà

La Giornata della Matita. Scrivere (e pensare) in punta di lapis

Marco Stracquadaini martedì 29 marzo 2022

La storia della matita si incrocia con la cronaca di come si fa una matita, come si costruisce. La grafite si è scoperta da sola. Ecco un caso raro e sostanzialmente falso ma bello e curioso e faremo finta che non lo è per un paio di minuti. Scoperta nel senso del ritrovamento, primo passo dell’invenzione, e nel senso proprio dello scoprirsi. Rendersi visibile. La grafite è venuta alla luce nel Cumberland, in Inghilterra, in un luogo preciso, Borrowdale, e in un anno che (forse) si conosce con esattezza, il 1565, dopo una terribile tempesta. Fulmini, tuoni, crolli e una provvidenziale fenditura che mette allo scoperto una vena di pietra nera, friabile e lucente, tendente al levigato, che unge e lascia segno di sé in ciò che tocca. Per il momento, anzi, in chi la tocca. Sarà una parente del carbone?

È accaduto come per l’ematite: pastori e agricoltori, pescatori, banditi, sfaccendati videro che con un frammento di quella pietra si potevano tracciare linee, segnare una cifra, marchiare una capra o firmare un albero. La differenza non era che nel colore: l’ematite segnava rosso, la grafite nero. Due fratelli italiani, un fratello e una sorella, Simonio e Lyndiana Bernacotti, immaginarono che si potesse rivestire di un bastoncino di legno la stecca di grafite, per non sporcarsi mentre si disegna. Fu l’invenzione essenziale. Poi arrivò la folla dei perfezionatori, ingegnosi francesi inglesi tedeschi statunitensi, dal senso dell’utile più spiccato, a smussare e rifinire l’invenzione.

Parentesi dell’inventore e del produttore. Il processo più semplice richiede denaro, distribuire richiede altro denaro. Ma acccade che l’inventore non ne ha, di solito. Il compratore dell’idea sì, insieme al senso dell’utile spiccatissimo, e ciò gli permette di porre le condizioni. A meno di incappare in uno dei non molti inventori scaltri della storia. Accade così che l’inventore ricavi dalla sua scoperta la gloria e il produttore denari. Così l’inventore deve inventare altro sperando che gli vada meglio. Molti di essi sono infatti inventori sempre. Fanno l’inventore. Cumulando gloria su gloria. Ma bisogna dire, a favore del produttore, che rischia. Rischia sempre, a volte perdendo molto, a volte tutto. Chiusa la parentesi dell’inventore e del produttore.

Le invenzioni vanno sperimentate, liberate del maggior numero di difetti. E ciò può avvenire anche nel processo di secoli. Alla genialità che ha generato l’invenzione si accompagna spesso, dopo, una curiosa umanissima ottusità che impedisce di sciogliere i nodi più semplici per due o trecento anni. Un solo esempio: quando si inventò la valigia? Quando si pensò di metterle le ruote, invenzione antichissima? A forza di tentativi si vide – lo vide il francese Conté, negli ultimissimi del 700 – che alla grafite in polvere si poteva mescolare argilla in polvere, per temperarne la durezza, per conferirle elasticità una volta reindurita. Vide Conté che questa pasta doveva di nuovo indurirsi, a temperature altissime (800 gradi). Sotto i 3000, la grafite non vuol saperne di sciogliersi e ciò si rivela la sua maggiore qualità. Con il provare i diversi tipi di legname, poi – ginepro, cedro, ontano, pino, tiglio – si è visto che il migliore era quello del cedro, ma naturalmente non si fanno, nel mondo, solo matite «migliori». Chiusa la mina nella stecca di legno, occorreva abbellirne l’aspetto, sagomando, colorando, lucidando, renderlo parlante con qualche scritta.

Prendo una forbicina e gratto la mina di una matita. La punta, nella parte raschiata, si schiarisce, diventa lucida. La polvere cade sulla carta. Premo con l’indice e parte dei granelli si trasferisce sul polpastrello. Sarà per la luce vicina della lampada, ma mi pare di vedere alcuni granelli bianchi.

Leggere la voce «grafite» nell’Enciclopedia Treccani, nella quale la parola «matita» compare alla riga 150, sul totale di 156, è un piacere della mente oltre che un rompicapo. Una voce di vera enciclopedia rientra in un genere letterario ben codificato, e rilascia piacere e conoscenza come ogni altro genere letterario. Vi si scoprirà che la miniera del Cumberland è tra le più famose ma non la prima. È la prima per le matite. Ma la grafite era conosciuta e usata fin dall’antichità per la resistenza alle alte temperatute. Per rivestire l’interno dei forni, dei crogioli. Tutto si oscura e confonde a misura che acuisci la vista. Più vedi una cosa da vicino, meno la vedi. È dura o è morbida la grafite? È opaca o è lucente? Non fonde a 2900 gradi e si sbriciola con la pressione della mano sulla carta?