Il Tortora di Bellocchio: storia di
un incubo italiano

Arriva su HBO la serie tv “Portobello” di Marco Bellocchio con Fabrizio Gifuni, sul calvario processuale e mediatico del presentatore
February 11, 2026
Il Tortora di Bellocchio: storia di
un incubo italiano
Fabrizio Gifuni e Romana Maggiora Vergano nella serie tv “Portobello” di Marco Bellocchio, dal 20 febbraio in onda su HBO
Era il 20 febbraio 1987 quando Enzo Tortora tornava su Rai1 alla guida del suo Portobello, dopo la terribile vicenda giudiziaria di cui era stato vittima, commuovendo l’Italia con quel “Dove eravamo rimasti?”, entrato nella storia della televisione, e non solo. Nello stesso giorno, 39 anni dopo, HBO Max rilascia Portobello, serie diretta da Marco Bellocchio che ripercorre (in sei episodi) la terribile vicenda giudiziaria in cui il conduttore rimase coinvolto a causa delle false accuse di un pentito di camorra. Nella serie (già presentata lo scorso settembre, fuori concorso, alla 82ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia con i primi due episodi), Tortora ha il volto di Fabrizio Gifuni e sua sorella Anna è interpretata da Barbora Bobulova; Lino Musella è il pentito Giovanni Pandico, Romana Maggiora Vergano è Francesca Scopelliti (la compagna di Tortora), Davide Mancini è l’avvocato Raffaele Della Valle (il legale del conduttore). Nel cast ci sono anche, tra gli altri, Gianfranco Gallo (Raffaele Cutolo), Tommaso Ragno (Marco Pannella), Valeria Marini (Moira Orfei), Alessandro Preziosi (Giorgio Fontana, il giudice istruttore che firmò il mandato di arresto e il rinvio a giudizio di Tortora) e Piergiorgio Bellocchio (Ugo, ex brigatista compagno di cella del conduttore).
La storia, uno dei più clamorosi errori giudiziari nel nostro Paese, è nota, almeno a chi ha superato gli “anta”: nel 1983 Enzo Tortora è all’apice del successo. Dal 1977 conduce Portobello, trasmissione che raggiunge 28 milioni di spettatori in prima serata, tutti in attesa del concorrente che riuscirà a far parlare il pappagallo, ospite d’onore dello show. Tortora è il re della tv (insieme ai colleghi Pippo Baudo, Mike Bongiorno e Corrado), il suo programma racconta e conforta il Paese e il presidente Sandro Pertini lo nomina Commendatore della Repubblica. In quegli stessi anni il terremoto dell’Irpinia dà l’ultima scossa agli equilibri già fragili della Nuova Camorra Organizzata. Giovanni Pandico, uomo di fiducia del boss Raffaele Cutolo e spettatore assiduo di Portobello dalla sua cella, decide di pentirsi. Interrogato dai giudici fa un nome inatteso: Enzo Tortora. Quando il 17 giugno 1983 i carabinieri bussano alla sua stanza d’albergo, Tortora pensa a un errore. Ma è solo l’inizio di un’odissea che lo trascinerà dalla vetta al baratro.
Come già accaduto con la serie Effetto Notte dedicata al rapimento di Aldo Moro, anche per Portobello la suggestione a Bellocchio è arrivata da un’immagine, «quella di un uomo – spiega – che, in modo stupito, esce in manette dalla caserma dei carabinieri. Si chiede perché, ad attenderlo, ci siano tanti giornalisti e fotografi. In realtà c’era già una regia, un capitano dei carabinieri gli aveva mentito dicendogli: “Nessuno ti vedrà”. In poche ore la regia di quella grande messa in scena stava già funzionando ed era iniziato un incubo terribile». Quasi la trama di un film horror che però, purtroppo, era realtà: «Ciò che era evidente non lo fu per i giudici perché non potevano sbagliare, non potevano tornare sulla loro decisione. Fu questo che riempì molti di indignazione, rabbia e odio». Bellocchio ammette di non essere mai stato un fan di Tortora: «La sua disgrazia è che era antipatico. A me era un po’ indifferente, non capivo quell’uomo aristocratico che non sbagliava mai una parola, ma all’epoca molti giornalisti di primo livello dissero: “Se lo hanno arrestato, qualcosa avrà commesso”».
Fabrizio Gifuni aggiunge: «Si è detto di lui che fosse un antipatico di successo, un personaggio così popolare con cui, però, una parte d’Italia non simpatizzava. Approfondendo la storia di Enzo Tortora abbiamo visto che era un uomo che si batteva dall’interno dell’unica azienda televisiva di Stato per la fine del monopolio dell’emittenza, uno che non apparteneva né alle due grandi “chiese” dell’epoca, la Dc e il Pci, né alla Loggia P2 scoperta da poco». Inoltre, «era una persona fiera, orgogliosa, che non ammiccava al pubblico. Non aveva la furbizia dei suoi tre colleghi, Pippo Baudo, Mike Bongiorno e Corrado, che sapevano come essere amati. Lui, invece, non voleva cambiare, voleva continuare a parlare un italiano inappuntabile e avere modi da signore con un’attrazione verso l’Inghilterra». Tutto questo, per l’attore, «non giustifica certo quello che gli è successo ma spiega perché una parte del Paese fosse già pronta a voltargli le spalle. C’era un’Italia che già lo aspettava al varco».
A mettere il primo tassello di uno dei più grandi errori giudiziari della storia del nostro Paese è stato il pentito Giovanni Pandico, furioso con il conduttore che non rispondeva alle lettere che gli inviava dal carcere. Come sia stato possibile lo spiega l’attore che lo interpreta: «Uno dei semi del male è l’invidia. Quella che lui prova diventa una forza maligna. Pensa: “Voglio che tu subisca il mio male”. Vuole portare Tortora in carcere e questo è un argomento attuale visto che oggi sembra che, per esistere, bisogna infangare» osserva Lino Musella.
La drammatica vicenda di Enzo Tortora arriva sugli schermi (seppure, per il momento, solo su quelli della piattaforma HBO Max) in un momento in cui nel nostro Paese infuria la campagna referendaria sulla giustizia e il rischio di una strumentalizzazione è dietro l’angolo: «La serie va giudicata per quello che è. Rispetto il referendum ma non c’è alcun rapporto» assicura Bellocchio. Gifuni conferma: «È una sfortunata coincidenza che il progetto di Portobello sia partito anni fa ma sia arrivato a dama proprio in questo momento». A spegnere le possibili polemiche è la manager di HBO Max Laura Carafoli: «La piattaforma è stata lanciata il 13 gennaio. Questo è il primo prodotto italiano che proponiamo ed era importante farlo adesso perché abbiamo scoperto che il 20 febbraio è la data in cui Tortora era tornato in scena. Ci è sembrato un bellissimo modo per rendergli omaggio».
Portobello è una produzione Our Films e Kavac Film in collaborazione con Arte France, Rai Fiction e The Apartment Pictures.

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