Con Pinelli Eduardo diventa farsesco e minimale

Al Teatro Parenti di Milano fino a domenica, poi all’Ambra Jovinelli di Roma una nuova versione di "Ditegli sempre di sì"
March 28, 2026
Con Pinelli Eduardo diventa farsesco e minimale
"Ditegli sempre di sì" di Pinelli a Milano / Teatro Franco Parenti
La voce di Eduardo precede l’alzata del sipario nella penombra della Sala  Grande del “Franco Parenti” di Milano. Ascoltiamo le parole pronunciate dal maestro nel presentare la sua commedia-farsa Ditegli sempre di sì, memorabile adattamento televisivo che la Rai mandò in onda per la prima volta l’8 gennaio del 1962 sul secondo Programma, trasmissione registrata l’anno prima negli studi di via Teulada a Roma. «Commuoversi e ridere piangendo» perché questa è «una tragedia nera», precisò l’immenso cantastorie napoletano nel celebre prologo. Allora erano gli attori della compagnia De Filippo, e lui stesso nel ruolo del protagonista, a interpretare gli strampalati personaggi della rappresentazione: il pazzo Michele Murri, la sorella Teresa Lo Giudice, l’inquilino Luigi Strada e il padrone di casa don Giovanni Altamura. Ora, come omaggio per i quarant’anni dalla scomparsa di Eduardo, sono i giovani Domenico Pinelli, Anna Ferrioli Ravel, Mario Autore e Gianluca Cangiano a dare nuova vita alla storia del pazzo napoletano che, tornato a casa dall’ospedale psichiatrico, spariglia le carte fino a far credere a tutti, fra equivoci e fraintendimenti, menzogne e verità, che i suoi desideri coincidano con la realtà che invece va da tutt’altra parte. Così si comporta, in genere, un folle, quando vive nella società, ci dice la commedia: cerca di mimetizzarsi nella cosiddetta normalità dei rapporti e qualche volta, ma fino a un certo punto, ci riesce.
Il testo, scritto nel 1927 per la compagnia di Vincenzo Scarpetta con il titolo Chill’è pazzo! fu rielaborato dall’autore nel 1932 per una nuova messa in scena con i fratelli Peppino e Titina: narra di un uomo, un commerciante di brillanti, uscito di senno, che viene mandato in segreto dalla sorella a curarsi in un manicomio dal quale uscirà un anno dopo forse guarito o forse no. Piomba all’improvviso nella sua casa gettando scompiglio tra parenti, amici e vicini tanto che alla fine viene da domandarsi se il matto, lucidissimo, sia veramente lui o invece siano gli altri che appaiono un po’ sfasati. Michele è affetto dalla sindrome dell’“assenza del metaforico”, privo, cioè, della categoria della perifrasi, non accetta luoghi comuni e frasi fatte. È un pazzo che prende tutto alla lettera, uno che «seziona il capello» e non gli manca certo la memoria, sempre preoccupato che il suo ragionamento fili senza alcun inciampo, nemmeno quello della poesia, benché sgangherata. Morale: la vita è spesso più assurda del teatro, uno dei temi cari a Eduardo, insieme a quello della famiglia, sempre centrale nelle sue commedie. Risate amare.
La versione di Ditegli sempre di sì che presenta al pubblico il trentenne Pinelli (protagonista e regista della commedia) tiene conto di entrambe le scritture eduardiane, senza aggiunte, calcando molto, però, su ritmi e timbri propri della farsa e trovando nell’interpretazione del bravissimo Mario Autore un Luigi Strada pulcinellesco, esuberante, che prende schiaffi veri per quanto è insolente (come da copione) per poi rabbonirsi quando il pazzo vero gli mette il coltello in gola. Il resto rimane dentro le righe dell’originale, con qualche sforbiciata al testo (i due atti si riducono a uno). Ma la virata finale, dove si sfiora la tragedia, ci è parsa meno intensa di quella che dovrebbe essere. La soluzione scenografia, curata da Luigi Ferrigno e Sara Palmieri è essenziale, minimalista: un angolo del tinello, con una porta centrale, un tavolino, delle sedie e un divanetto, con due uscite laterali per le quinte (per creare quel movimento di personaggi che tiene alta la tensione farsesca).
Al Teatro Parenti di Milano fino a domenica, poi all’Ambra Jovinelli di Roma dall’8 al 19 aprile per concludere la stagione.

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