A Cannes storie di preti contro la guerra, ieri e oggi

Sulla Croisette Daniel Auteuil, anche regista, interpreta il cattolico padre Glasberg che salvò 108 bambini ebrei nella Francia nazista di Vichy. In “Vesna” un ortodosso sfida i soldati di Putin
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May 20, 2026
A Cannes storie di preti contro la guerra, ieri e oggi
Daniel Auteuil interprete e regista di “La troisième nuit”
Due epoche diverse, due guerre, le medesime atrocità. E due religiosi che rischiano la vita per salvare vite umane e restituire dignità ai morti. Al Festival di Cannes approdano due dei film più interessanti della selezione ufficiale che con le rispettive tragedie umane affrontate fanno dialogare passato e presente, mettendoci in guardia contro orrori che nella Storia continuano a ripetersi. Nella sezione Cannes Premier troviamo La troisième nuit diretto e interpretato da Daniel Auteuil nei panni di padre Alexandre Glasberg, ebreo ucraino convertitosi al cattolicesimo, che la notte del 26 agosto 1942, nella Francia occupata dai nazisti, salvò le vite di 108 bambini ebrei del campo di Vénissieux, vicino Lione, destinati alla deportazione dal governo di Vichy e sottratti ai convogli della morte con uno stratagemma arrivato come atto finale di una catena di solidarietà di cui facevano parte anche un giovane funzionario dei servizi sociali per stranieri e altri membri del gruppo di resistenza Amitié chrétienne (Amicizia Cristiana).
Le deportazioni di massa prevedevano inizialmente ben 11 eccezioni e padre Glasberg, nella commissione che valuta chi tra gli ebrei ha il diritto di rimanere in Francia, tenta con ogni mezzo, anche illegale (come la fabbricazione di documenti falsi) di inserire nella lista il maggior numero di persone. Quando però le categorie che potrebbero salvarsi vengono ridotte a sei, il religioso, con la complicità del vescovo di Lione, convince molte famiglie a firmare un atto di abbandono dei propri figli e di affido alla Chiesa. I minori non accompagnati avevano infatti diritto a restare.
Il film, dalla confezione classica, rigorosa ed efficace, ricostruisce dunque la storia che ruota intorno al gesto di un “eroe ordinario” rimasto nell’ombra, che alla legge antepone la giustizia, e che sottolinea l’importanza della responsabilità individuale di fronte alla barbarie. La troisième nuit immerge dunque lo spettatore nelle stanze del potere per mostrare la fredda burocrazia del male messa in atto da chi si limita a eseguire gli ordini con brutale indifferenza, e l’affannarsi di Glasberg, tra momenti di coraggio e di angoscia, dubbi e determinazione, in cerca di una soluzione alla strage di innocenti.
Lo stesso autore ha insistito sulla rilevanza di questa storia per la contemporaneità: «Non si tratta di un film d’epoca ma di grande attualità, che sceglie un momento della nostra Storia per parlare del presente».
Glasberg, che dopo la guerra si impegnò nella creazione di reti per esfiltrare ebrei in Israele, partecipando alle operazioni “Esodo” ed “Esdra e Neemia”, morì nel 1981, e nel 2004 gli è stata conferita postuma la medaglia dei Giusti tra le Nazioni.
È invece ambientato ai giorni nostri, nell’Ucraina occupata dai russi, Vesna di Rostislav Kirpičenko, ex giocatore di football professionista per l’Inter Dnipropetrovsk, oggi regista lituano di origine bielorussa al suo primo lungometraggio di finzione, proposto tra le Proiezioni speciali, un film cupo e doloroso come le vicende che mette in scena. Il film si apre con la voce atona del Presidente Vladimir Putin che annuncia l’invasione, per concentrarsi su Andriy, prete ortodosso trentacinquenne impegnato in una missione ad altissimo rischio, quella di identificare e sottrarre i corpi dei morti civili ucraini dalle fosse comuni, dove i russi li gettano per cancellare tutte le prove delle stragi commesse durante “l’operazione speciale”, e consegnarli ai loro cari per una degna sepoltura. La sua chiesa diventa dunque un obitorio temporaneo per nascondere cadaveri da riportare a casa e da bruciare, perché quando il terreno è gelato non si possono scavare buche. Celebrare un funerale diventa allora un atto di resistenza civile e di umanità.
Sebbene girato in Lituania, Vesna è di fatto il primo film di finzione sull’Ucraina occupata, che ci riporta a quel cinema di resistenza che ha visto il suo apice nel Neorealismo italiano. E infatti la stampa francese ha sottolineato come Andriy sia una sorta di cugino cinematografico del prete interpretato da Aldo Fabrizi in Roma città aperta.
Il regista concede però ampio spazio anche al “carnefice” di questa storia, il capitano russo, ma non per cercare di comprendere le sue motivazioni: la risposta infatti sta nella cieca fede in una missione folle. Ma vale la pena ricordare che il titolo del film, Vesna , è l'antica parola slava per primavera, il nome della dea portatrice di speranza alla fine dell'inverno. Ed è alla fine del buio che guarda il regista, proprio mentre l’inverno continua a mordere.

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