sabato 25 maggio 2019
L’Athletica Vaticana, la squadra podistica nata a gennaio, in Montenegro rappresenterà per la prima volta la Santa Sede in gare ufficiali. Sanchez: «Le Olimpiadi? Da Parigi 2024 vedremo con il Cio»
La squadra dell'Athletica Vaticana corre in piazza San Pietro

La squadra dell'Athletica Vaticana corre in piazza San Pietro

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Athletica Vaticana corre più veloce del tempo. A cinque mesi dalla sua fondazione (1° gennaio 2019, “concordato” storico stipulato con il Coni e il suo presidente Giovanni Malagò) la squadra di atletica leggera del Vaticano, l’unica associazione podistica riconosciuta dalla Santa Sede, è pronta a spiccare il volo per la sua prima storica trasferta internazionale. «Da lunedì 27 maggio a sabato 1° giugno, i suoi quattro atleti (la squadra al completo conta 62 tesserati) gareggeranno ai Giochi dei Piccoli Stati d’Europa che si terranno in Montenegro», dice raggiante Giampaolo Mattei, giornalista dell’“Osservatore Romano”, ultramaratoneta e ideatore di questa rappresentativa «davvero unica», invitata in Montenegro dal Comitato Olimpico Europeo e dal Comitato Olimpico del Paese ospitante.

Alla 18ª edizione dei Giochi dei Piccoli Stati (partecipano nove Paesi, requisito: contare meno di un milione di abitanti) l’Athletica Vaticana si presenta nelle vesti di «osservatore». La “cenerentola” di questi Giochi formato «piccolo è bello», corre veloce ma seguendo la politica dei «piccoli passi – spiega il suo Presidente, monsignor Melchor Sánchez de Toca – E i Giochi dei Piccoli Stati è un primo, simbolico, passo verso una piena partecipazione degli atleti vaticani alle competizioni internazionali dove porteranno un messaggio concreto di amicizia, fraternità e lealtà per rilanciare i valori più autentici dello sport».

I prossimi due anni, serviranno per perfezionare le affiliazioni alla Iaaf e alla Eaf, le Federazioni Internazionali ed Europea di Atletica Leggera. «E poi questa squadra non è nata per correre e basta ma anche e soprattutto creare con la spiritualità ponti solidali e culturali tra i popoli», sottolinea monsignor Sánchez Toca. Non a caso, l’Athletica Vaticana fa parte di un progetto inserito all’interno del Pontificio Consiglio della Cultura «e il suo presidente, il cardinal Gianfranco Ravasi, è il nostro primo tifoso – dice Mattei – che segue passo dopo passo le piccole e grandi imprese sportive della squadra».

Ma l’obiettivo precipuo «è privilegiare le competizioni di alto valore simbolico – prosegue monsignor Sánchez – come ad esempio i Giochi del Mediterraneo che nel 2021 si svolgeranno a Oran, in Algeria». A Oran opera il vescovo di origine francese, Jean Paul Vesco, «un domenicano, ottimo maratoneta: ha corso la maratona di New York 2h 50’ che è un gran bel tempo». Il vescovo di Oran è uno degli atleti della Vaticana appartenenti a 18 diverse nazionalità. Per tesserarsi, bisogna essere prelati, dipendenti vaticani o loro famigliari di primo grado. Il più giovane degli atleti ha 19 anni, il più anziano ha tagliato il traguardo delle 62 primavere e poi c’è l’unica “suora mezzofondista”, la domenicana suor Marie-Théo che dice: «Corro con pantaloncini e maglietta... ma bisogna saperli portare».

«Ma abbiamo anche “atleti onorari” – continua Mattei – e due “mascotte ”che fanno parte del nuovo progetto con il Cip (Comitato italiano paralimpico) e il suo presidente Luca Pancalli con il quale siamo d’accordo per condividere presto la stessa “casa”, il campo d’atletica al Tre Fontane. Perché allenarci al fianco di atleti disabili può solo insegnarci tanto». Intanto con Gianluca Palazzi, 45enne dipendente del Vaticano, è partita anche l’Athletica paralimpica. «Gianluca rimasto in carrozzina dopo un incidente e una conseguente operazione sbagliata, si è specializzato nei lanci (peso, disco e martello) ma ora con la campionessa paralimpica e deputata Giusy Versace, si sta pensando a un suo futuro lancio nell’handbike, come Alex Zanardi».

Intorno a Gianluca crescono anche le due “mascotte” della Vaticana, la piccola Sara Vargetto, 10 anni, affetta da una malattia neurodegenerativa che «affronta la vita con lo stesso sorriso con cui ha partecipato con noi all’ultima “Corsa per Miguel” » e Benedetta Mattei, figlia di Giampaolo, 15 anni, nata con la sindrome di Down, «ma che non smette mai di correre, anche dietro a un pallone: fa parte della “squadra integrata” - disabili e normodotati - della Roma che in questi giorni è allenata dall’attaccante giallorosso e della Nazionale El Shaarawy».

Prima di volare in Montenegro l’Athletica Vaticana ha completato il programma sul fronte paralimpico. Sulla scia di Michele Di Cosimo, atleta non vedente e il suo accompagnatore Paolo Piersanti - vigile del fuoco nella Città del Vaticano - tutti i suoi tesserati seguiranno il corso di “corsa con il laccetto”. E così, il prossimo 14 giugno, tutti dietro alla cantante e podista Annalisa Minetti e gli altri atleti non vedenti per una visita ai Musei Vaticani.

La formazione podistica dell'Athletica Vaticana insieme ai 'presidenti' Giovanni Malagò (Coni) e Luca Pancalli (Cip)

La formazione podistica dell'Athletica Vaticana insieme ai "presidenti" Giovanni Malagò (Coni) e Luca Pancalli (Cip)

«Sport, cultura, fede e solidarietà», i quattro punti cardinali della formazione guidata dal direttore tecnico Vittorio Di Saverio, coach del Gruppo sportivo delle Fiamme Gialle, gemellato con Athletica Vaticana, che per questo storico debutto internazionale ha selezionato quattro atleti: due uomini e due donne, dalle storie già di per sé «uniche». A cominciare da don Vincenzo Puccio, il 45enne, parroco di Barcellona Pozzo di Gotto (Messina), che prima di ogni gara chiede agli organizzatori di poter benedire gli atleti alla partenza, e al traguardo ha un rito, si inginocchia e invoca: «Sicilia rialzati!». Un prete “antimafia”, sempre in prima linea don Vincenzo, che molto spesso si piazza anche davanti agli avversari: è 1° nel ranking dei maratoneti over 40 e tra i primi venti classificati all’ultima Milano Marathon che ha corso con un eccellente 2h e 25’.

Del resto don Puccio a 16 anni, negli 800 metri era un talento dell’atletica azzurra. Ha avuto come compagno di squadra Stefano Baldini, con il quale è rimasto amico: «Quando ho gareggiato nella terra di Lutero, a Wittenberg, prima della gara Stefano mi ha inviato un videomessaggio di auguri». E quell’augurio ha funzionato: don Puccio ha vinto la 10 km di Wittenberg stabilendo anche il record del circuito. Merito degli allenamenti che gli impartisce il suo coach, Tommaso Ticali, in passato allenatore anche di Salvatore Antibo e attuale tecnico personale di Anna Incerti.

Sulla scia della maratoneta azzurra si muovono le due ragazze della Vaticana. La talentuosa Sara Carnicelli, 24 anni figlia di un funzionario del Governatorato, è la campionessa italiana juniores in carica nei 3mila siepi. Camille Chenaux, 28 anni di origini svizzere, è una specialista dei 5mila e 10mila metri e dopo il Montenegro punta decisa alle Universiadi. «In casa di Camille si respira sport: il padre, il professor Philippe Chenaux (docente di Storia della Chiesa alla Pontificia Università Lateranense) è un ex calciatore professionista del Friburgo, con una presenza nell’Under 21 elvetica», informano dalla Vaticana.

A Friburgo, dopo l’esperienza dei Giochi dei Piccoli Stati, farà ritorno la guardia svizzera “congedante” Thierry Roch. Torna a casa per completare gli studi il 23enne Roch, atleta con trascorsi importanti nel trial. Alla sua festa di congedo, ieri hanno partecipato anche i due "nuovi acquisti" della squadra provenienti dalla cooperativa sociale Auxilium fondata da Angelo Chiorazzo. Sono gli atleti migranti Jallow Buba, sbarcato in Italia dal Gambia e Ansu Cisse, senegalese sgomberato del Cara di Castelnuovo di Porto. «Buba e Cisse, sono entrambi musulmani. Sono due atleti molto forti ma prima di entrare nell’Athletica Vaticana non avevano mai corso. Non è una scelta agonistica quella di averli inseriti in squadra, ma il loro ingresso rientra in un programma di inclusione attraverso lo sport per il quale il cardinal Ravasi ci invita ad accogliere sempre più giovani migranti, specie se di religione diversa da quella cristiana».

All’Athletica Vaticana lo spirito cristiano si rincorre con quello olimpico. A tal proposito: è possibile pensare a un futuro debutto alle Olimpiadi? «Perché no? – conclude monsignor Sánchez Toca – A Tokyo 2020 non ci saranno atleti vaticani ma un osservatore - come ai Giochi invernali del 2018 in Corea - che parteciperà ai lavori del Cio Internazionale con cui la Santa Sede ha in corso l’elaborazione di un vero e proprio “Accordo”. Da Parigi 2024 o da Los Angeles 2028, potremmo fare progetti più concreti, ma sempre con un iter condiviso con il Cio». Nel frattempo, l’Athletica Vaticana corre incontro al mondo.

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