mercoledì 8 aprile 2015
​A 60 annid alla morte del pensatore gesuita, una riflessione sulla sua cosmogenesi.
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Il 10 aprile 1955, al tramonto di una radiosa domenica di Pasqua, moriva a New York padre Pierre Teilhard de Chardin. Aveva da poco redatto ll Cristico, per riaffermare un’ultima volta la visione di un universo convergente in Cristo-Omega e la fede in un Cristianesimo capace di rinnovare il suo straordinario potere di 'panamorizzazione', a beneficio dell’unità del mondo.  Alla fine della vita, che presentiva prossima, si era tuttavia reso conto della propria solitudine intellettuale, dell’impossibilità di trasmettere tutto ciò che aveva 'visto', tanto da «non poter citare un solo autore, un solo scritto» che condividesse la 'Diafania' per mezzo della quale il mondo gli appariva meravigliosamente trasfigurato. In una lettera indirizzata a padre Ravier due giorni prima di morire, affermava di essere dolorosamente sorpreso e deluso per aver constatato che i suoi più intimi amici «pensano e pregano ancora in un 'Cosmo' statico, anziché in 'Cosmogenesi'». Eppure fin da principio, quando assieme a loro studiava teologia ad Hastings, li aveva resi partecipi della sua visione, colta come in un lampo che illumina il cielo notturno: «La coscienza d’una Deriva profonda, ontologica, totale dell’Universo».  Esiste un’importante relazione di Teilhard de Chardin su L’Homme, devant les enseigne- ments de l’Église et devant la philosophie spritualiste (è del 1911, anno della sua ordinazione sacerdotale), che contrassegna quella repentina presa di coscienza: è un documento inspiegabilmente omesso dai curatori delle opere postume e leggibile soltanto in internet. Esso dimostra che le sue principali idee erano già presenti nella grande intuizione iniziale: non si trattò di un semplice cambiamento di opinione, quanto piuttosto di una radicale modifica del suo stato di coscienza, capace di inglobare in sé il corso dell’intera evoluzione e la grandezza cosmica del Cristo Risorto. Tale stato di coscienza rappresenta una dimensione interiore molto difficile da trasmettere a parole: esige invece, metaforicamente, che le foglie più esterne e recenti di ogni quercia diventino esse stesse consapevoli dei rami e del tronco che le sorreggono, delle radici che le alimentano e del Sole che dà loro energia... Jean Gebser ha definito «integrale » questo nuovo stato di coscienza, verso cui sta lentamente evolvendo l’uomo moderno. Dopo il 1955, gli scritti postumi di Teilhard (gli stessi che aveva redatto per i suoi molti amici, scienziati e religiosi) sono stati raccolti in tredici volumi. In Italia, sono apparsi nel corso di 36 anni, fra il 1968 e il 2004, in ordine non cronologico, alcuni non più in commercio. Queste brevi considerazioni sono più che sufficienti per affermare che, stando così le cose, non è affatto agevole cogliere l’intero pensiero teilhardiano. Quantunque certi aspetti spirituali e cristologici della sua visione siano stati recepiti dalla cultura cattolica, riteniamo che Teilhard de Chardin avvertirebbe anche oggi di sentirsi alquanto solo, per il nostro modo riduttivo d’intendere e interpretare l’evoluzione. Per Teilhard, l’evoluzione include tutti i fenomeni di trasformazione della materia a partire da un atomo primigenio (postulato nel 1927 dal sacerdote cattolico George Lemaître) sino all’unificazione dell’umanità nel Punto Omega. Benché sia noto che dopo il Big bang, in virtù di 'leggi' presenti ab origine nel fenomeno stesso (come ad esempio l’equivalenza energiamassa, espressa da Einstein nella famosa formula E=mc²) siano apparse, in successione, le particelle subatomiche, i protoni, i neutroni, l’idrogeno, l’elio e, più tardi, le prime stelle, in cui si sono formati gli elementi atomici sino al ferro, ecc., tuttavia i dibattiti sull’evoluzione si sviluppano quasi esclusivamente attorno alla materia organica, in modo slegato dall’evoluzione della materia inorganica.  Nessuno nega, naturalmente, che ogni evento evolutivo sia stato in qualche modo condizionato dai precedenti e abbia influito su quelli successivi, ma di fatto sembra che sussista un restringimento visivo, se non di 'coscienza del Tutto'. Peraltro la scienza moderna riconosce che la realtà non è fatta di 'cose', ma di 'relazioni', che il senso costruttivo dell’evoluzione, dal Big Bang in poi, è segnato da livelli crescenti di complessificazione, proprio come Teilhard aveva sostenuto, senza essere allora compreso, perché in anticipo di alcune decine d’anni rispetto alla 'teoria generale dei sistemi'. Egli infatti ha per primo rilevato che accanto al processo («in discesa») di disorganizzazione per Entropia, tutta l’evoluzione, inorganica e organica, è attraversata da un ostinato e faticoso processo di organizzazione («in salita») che «fa nascere, per 'corpuscolarizzazione' graduale dell’Energia cosmica, l’infinita varietà degli atomi, molecole, cellule viventi, ecc.» sino alla futura unificazione dell’umanità!  Senza dubbio l’evoluzione antropo-sociologica, come prolungamento dell’evoluzione fisico-chimica e biologica, rappresenta la parte più peculiare della visione di Teilhard, ma è anche quella meno considerata e approfondita. Il Passato evolutivo lo aveva soprattutto interessato per spingere lo sguardo verso l’avanti, in vista di una «superumanità» che potrebbe realizzarsi mediante la «simpatia interumana e le forze religiose». La previsione di un futuro così lontano ha probabilmente ridotto l’interesse degli studiosi per i moltissimi scritti che Teilhard ha dedicato al futuro dell’uomo, oppure sono sembrate irrealistiche certe drammatiche previsioni, come questa del 1931: «L’età delle nazioni è passata. Se non vogliamo perire, si tratta ora per noi di rigettare i vecchi pregiudizi e di costruire laTerra». A sessant’anni dalla scomparsa di Teilhard de Chardin, sembra opportuno dedicare molta più attenzione ai numerosi suoi scritti riguardanti la Noosfera, da lui profetizzata nel 1925. Il futuro dell’umanità non è affatto privi di rischi e, dunque, «la costruzione della Noosfera – come egli ha sottolineato – non potrebbe essere semplicemente istintiva e passiva. Ma aspetta da noi una collaborazione attiva e diretta, uno slancio vigoroso fatto di convinzione e di speranza».
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