martedì 14 aprile 2020
La popstar inglese di origine genovese lancia su Instagram “Andrà tutto bene” a favore del San Martino di Genova
Il cantante inglese di origini italiane Jack Savoretti

Il cantante inglese di origini italiane Jack Savoretti

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«E' stato un onore e un’esperienza incredibile scrivere con voi #AndràTuttoBene! Tutti i proventi verranno donati al San Martino, uno degli ospedali in prima linea a Genova». Così il cantante inglese di origini genovesi Jack Savoretti ha appena lanciato sui social una campagna fondi a favore dell’ospedale del capoluogo ligure, cui è molto legato. Il padre di Jack Savoretti, Guido, è un mediatore marittimo di Genova, e il nonno del cantante, il medico Giovanni Savoretti fu uno dei partigiani firmatari che partecipò alla liberazione di Genova dai tedeschi. Da qui si spiega il forte legame del cantante, che parla fluentemente italiano. Andrà tutto bene è la prima canzone scritta in italiano dal star del pop rock britannico, creata in una sessione live Instagram con i suoi fan italiani. Tutti i proventi del brano verranno devoluti all’interno della campagna #genovapersanmartino, come il cantante ha anche spiegato in una chat su Instagram venerdì scorso con il professor Antonio Uccelli, direttore scientifico del Policlinico genovese. Il video che accompagna il brano, raccoglie tutte le bellezze del nostro Paese. Le sue vie, piazze e parchi deserti, ma anche le sue case piene di calore i balconi pieni di vita.

Jack Savoretti, come ha vissuto le vicende italiane dalla Gran Bretagna dove vive?

La risposta dell’Italia al coronavirus ha aperto la strada al mondo mostrando unità e bellezza in tutte le circostanze. Ed io ringrazio tutti per la straordinaria accoglienza al brano e per le donazioni che stanno arrivando per il San Martino. Per fortuna da quando ho avuto i bambini, ho deciso di vivere fuori Londra, nella campagna, a metà strada con Oxford. Vivo nella mia piccola bolla con la mia famiglia in sicurezza. Ma la situazione italiana l’ho vissuta prima degli altri in Inghilterra, attraverso i racconti dei miei familiari e dei miei colleghi in Italia e Spagna. I miei genitori hanno già problemi di salute, e questo momento è molto delicato. Ma dobbiamo affrontarlo con responsabilità e ottimismo.

Questi giorni ci stanno cambiando?

E’ un momento in cui abbiamo tutti una cosa genuinamente in comune: la paura, soprattutto per chi vogliamo bene. Questo ci sta rendendo tutti più delicati, più aperti, mentre prima eravamo chiusi e superficiali.

Come è nato il brano?

La canzone è nata in modo spontaneo, non c’era un piano. Quando c’è stato il primo caso Covid di Milano, stavo tornando dalla montagna ed ero all’aeroporto di Milano e si sentiva un’atmosfera diversa dal solito. Io volevo essere molto cauto, non volevo dire la cosa sbagliata e sono rimasto silenzioso sui social davanti a questo evento incredibile. Dopo due settimane i miei familiari in Italia mi hanno detto se sarebbe stato bello che dicessi qualcosa agli amici in Italia. Così ho visto come la gente comunicava in Italia, con i social che per prima volta diventavano davvero “sociali”, non un mezzo per farsi vedere. Ho seguito Jovanotti e Alessandro Borghi che parlava con i medici, mi ha colpito molto.

E cosa le hanno risposto i fan italiani?

Siccome parlo italiano, ma non ho una perfetta padronanza del linguaggio, ho chiesto su Instagram di aiutarmi a scrivere una canzoncina per passare il tempo. Piano piano è successa una cosa magica, vedevo che la gente mi scriveva come che sentiva dentro, erano tutti superaperti. Queste parole di malinconia, ma anche di forte speranza, le hanno scritte tutte loro: la coppia che sorseggiava una bottiglia vino, la ragazzina da sola a Bari , un signore di Genova arrabbiatissimo perché non avevo messo il mare quindi l’ho aggiunto di corsa… In due ore la canzone è uscita e mentre la suonavo al pianoforte mi commuoveva, cantando pensavo a tutte le persone diverse che si sarebbero ritrovate in queste parole così genuine.

E poi è nata l’iniziativa a favore dell’ospedale San Martino di Genova?

Ho pensato subito di aderire alla campagna già in atto per il San Martino di Genova. Ma non era semplicissimo incidere. Così io ho messo voce e piano da casa mia, Davide Rossi ha dato il suo contributo musicale da Copenaghen e il mio produttore ha messo tutti i pezzi insieme da Londra: ovviamente tutti hanno lavorato gratis e tutti diritti andranno in beneficenza. Volevo che il denaro andasse dove potere vedere e controllare, e ho scelto Genova perché ho un attaccamento molto profondo con lei, tanti bei ricordi. Ovviamente terrò aggiornati tutti sui risultati.

Lei che è nipote di un partigiano, come affronta questo momento “di guerra” con i suoi figli?

Noi Savoretti abbiamo sempre reagito nella tempesta: mio nonno è stato uno dei firmatari della resa dei nazisti a Genova, mio padre dovette emigrare dall’Italia per evitare ritorsioni dopo avere assistito a una rapina nel 1970. Ai miei figli dico che fra dieci anni racconteranno agli altri di aver passato questo periodo così difficile e ne saranno orgogliosi. Intanto mia figlia che ha 9 anni, e mio figlio di 5 anni, sono contentissimi di avere i genitori sempre a casa. In questo momento non solo stimo il lavoro favoloso che fanno i medici, ma da genitore ho un rispetto totale anche per i maestri che continuano a lavorare per fare lezione ai nostri figli.

In Gran Bretagna, però, il Governo inizialmente aveva sottovalutato il problema…

Dopo i calcoli sbagliati, è stato importantissimo il discorso della regina. E’ stato difficile ammettere che il virus stava arrivando qua. Comunque la gente ha mantenuto la calma: gli inglesi sono favolosi per come negli ultimi 100 anni hanno reagito anche nella situazioni peggiori. Mi rende triste però il fatto di non aver mai visto la comunità globale cosi individualista. Piaccia o no la globalizzazione, siamo un mondo totalmente connesso, dobbiamo essere tutti coinvolti, avere empatia: se non aiutiamo, domani può succedere anche a noi. Questo si vede nella mancanza di leadership negli Stati Uniti. L’Europa aveva l’opportunità per brillare e ha fallito.

Questa è la prima canzone in italiano di Jack Savoretti. Come è stata accolta nel mondo anglosassone?

In Inghilterra ha toccato moltissimo, molti inglesi stanno donando, non me l’aspettavo. L’ho cantata anche negli show più popolari di Bbc radio. Sta piacendo perché è tra le poche dimostrazioni emozionali nel mio Paese: in Inghilterra hanno un modo molto diverso di reagire, col senso dell’umorismo, la calma e la forza. Non fanno vedere le emozioni, gli italiani sono più caldi.

Cosa farà quando finirà questo isolamento?

Io ero già in isolamento dopo 6 anni intensi di tournée e album. Mi sono saltati tantissimi festival durante la prossima estate, peccato. Ma questo tempo con la famiglia è oro. Sto scrivendo per il prossimo album, voglio scrivere cose positive, la gente alla fine vorrà tornare a sorridere.

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