mercoledì 16 aprile 2014
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Il libro è in crisi? Le vendite arrancano? Torino risponde con la soluzione sette per cento. Anzi, con il Salone sette per cento. Siamo in zona Borgo Dora, a due passi dalla sede del Sermig. Qui, negli e­difici del vecchio Arsenale, si è da poco trasferita la Scuola Holden, creatura pre­diletta dello scrittore Alessandro Baricco e mar­chio di sicuro richiamo per quanto riguarda l’intrapresa culturale in stile piemontese. Si trat­ta di un ambiente inconsueto per la conferen­za stampa del Salone internazionale del libro, che si svolgerà al Lingotto nei giorni dall’8 al 12 maggio: pareti in mattoni a vista, gradinate con sedute multicolore, qualche immagine che ri­chiama con discrezione l’arte di strada. Il di­rettore della kermesse, Ernesto Ferrero, è non­dimeno a suo agio. È proprio lui a registrare la suggestiva coincidenza: «Nel 2013 – spiega – i consumi culturali degli italiani hanno registra­to una flessione del 7%. Ma nella scorsa edi­zione il pubblico del Salone è cresciuto esatta­mente nella stessa percentuale, sfiorando le 350mila presenze. Quest’anno ci proponiamo di fare meglio, si capisce».  I segnali, in effetti, sono promettenti. Il presi­dente della Fondazione alla quale il Salone fa ca­po, Rolando Picchioni, parla addirittura di ap­puntamento «straordinario», a partire dalla scel­ta del tema che sarà sviluppato negli incontri del cartellone ufficiale. Il bene, niente di meno, de­clinato in tutte le sue sfumature, dalla bioetica al culto del lavoro “ben fatto” (concetto caro a due einaudiani di stretta osservanza come Pri­mo Levi e Italo Calvino), dalla riflessione sui co­siddetti “beni comuni” fino all’elaborazione teo­logica, che quest’anno guadagna grande spazio. Il Paese ospite d’onore è la Città del Vaticano e la circostanza ha portato, tra l’altro, a varare un nuovo spazio, la Sala Bianca, deputata a ospita­re gli incontri di argomento religioso.  Nell’imponente stand del Vaticano, sovrastato da una cupola di libri ispirata al progetto origi­nale del Bramante per San Pietro, si respira il cli­ma del pontificato di Francesco, ma gli accordi per la partecipazione della Santa Sede erano già stati avviati quando il Papa era Benedetto XVI. A tenere banco sarà la Libreria Editrice Vaticana, il cui direttore don Giuseppe Costa rivendica, a buon diritto, il ruolo svolto dal cristianesimo nel- la costruzione dell’umanesimo rinascimentale. Dalla Biblioteca Apostolica Vaticana – che di quella stagione fu una delle fucine più vivaci – arriveranno a Torino i codici della Commedia dantesca illustrati da Botticelli e diversi docu­menti relativi al rapporto tra i Papi e il Piemon­te, quasi a stabilire una linea di continuità con un’altra delle innovazioni del Salone 2014.  Nei giorni della manifestazione, infatti, un inte­ro padiglione del Lingotto si trasformerà in quel­la che lo scrittore ed ex libraio Giuseppe Culic­chia ha voluto trasformare nell’Officina dell’e­ditoria di progetto: un laboratorio in cui le sigle indipendenti (realtà sempre piccole e a volte de­cisamente piccolissime) potranno mettere a confronto le loro esperienze, accomunate dalla cura artigianale per l’oggetto libro. Che rimane al centro delle attenzioni del direttore Ferrero, poco incline a entusiasmarsi per le prospettive della letteratura in versione social network («Tut­ti chiedono ascolto e nessuno ascolta gli altri», lamenta). Questo non impedisce che il Salone ri­servi agli sviluppi del digitale un’area in cui sfi­leranno le dieci migliori start up del settore, tra le quali figura un’applicazione lituana concepi­ta per rendere più facile l’apprendimento delle lingue. Tornerà utile nel 2015, quando il Paese o­spite sarà la Germania, con tanto di delegazio­ne della Buchmesse di Francoforte attesa al Lin­gotto per istituire un gemellaggio ideale sì, ma comunque prestigioso.  Concentriamoci intanto sull’edizione ormai im­minente. Anche quest’anno ci sarà una regione italiana sotto i riflettori e sarà il Veneto, scelto in modo da rafforzare gli eventi, peraltro numero­si, in cui sarà rievocato il centenario della Gran­de Guerra. Tra le iniziative che faranno discute­re si segnala un ciclo di incontri sulle culture del­la destra, mentre il parterre degli ospiti stranie­ri comprende, tra gli altri, il fotografo Fernando Savater, il fotoreporter Steve McCurry e il piani­sta Alfred Brendel. La madrina, invece, è italia­na, benché di ascendenza mitteleuropea: Su­sanna Tamaro, proprio lei. Per festeggiare i vent’anni di Va’ dove ti porta il cuore offre una testimonianza sulla necessità del bene. In lette­ratura, certo. E anche nella vita.
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