Il monastero bizantino perduto riemerge dalle sabbie del deserto
Questa missione archeologica egiziana getta nuova luce sulla vita monastica cristiana primitiva nell'Alto Egitto promuovendo il turismo culturale su nuovi siti

Una missione archeologica egiziana del Consiglio Supremo delle Antichità ha scoperto a a Sohag i resti di un complesso monastico bizantino ben conservato, offrendo nuove informazioni sulla vita monastica cristiana primitiva nell’Alto Egitto.
Gli scavi hanno riportato alla luce le fondamenta di alcuni edifici in mattoni crudi, segno dell’esistenza di una comunità autosufficiente. Le strutture comprendono edifici rettangolari orientati da ovest e est, con dimensioni variabili tra 8x7 e 14x8 metri, dotati di sale con absidi destinate al culto, piccole celle voltate per i monaci e cortili interni. Le pareti conservano inoltre tracce di intonaco, nicchie e pavimentazioni rifinite.
Sono stati poi identificati anche resti di strutture circolari interpretate come tavoli comuni e vasche in mattoni rossi e calcare, probabilmente usate per la conservazione dell’acqua o attività artigianali. La scoperta più rilevante però è un grande edificio di 14x10 metri ritenuto la chiesa principale, composto da navata, coro e santuario semicircolare, con resti di pilastri che suggeriscono una copertura a cupola.
Tra i reperti figurano infine anfore, utensili domestici e frammenti architettonici incisi, che arricchiscono il quadro della vita quotidiana e spirituale del sito. Le autorità egiziane sottolineano l’importanza scientifica e culturale della scoperta, che contribuisce a valorizzare Sohag come area archeologica di crescente rilievo e a promuovere il turismo culturale verso siti meno conosciuti dell’Egitto, attirando l'attenzione su destinazioni meno conosciute e contribuendo in questo modo ad attrarre sia visitatori che ricercatori interessati alla storia delle civiltà e delle religioni.
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