mercoledì 9 settembre 2015
Si apre oggi al monastero di Bose il XXIII Convegno ecumenico internazionale di spiritualità ortodossa, dedicato a «Misericordia e perdono». Dopo l’introduzione del fondatore della comunità Enzo Bianchi, che qui anticipa qualche linea del suo discorso, sono previsti illustri interventi – tra gli altri – del cardinale Walter Kasper e del vescovo Kallistos di Diokleia. Nel corso dei lavori, che dureranno sino a venerdì, studiosi cristiani delle varie confessioni passeranno in rassegna le sfaccettature della misericordia – tema dell’imminente anno santo – a partire dalla Bibbia e attraverso la storia della Chiesa; domani pomeriggio è previsto anche il confronto molto attuale sulla «Misericordia nella pastorale e il matrimonio» dal punto di vista ortodosso (Bassam A. Nassif) e cattolico (Basilio Petrà). Al convegno sono giunti numerosi messaggi di saluto da parte di alti esponenti delle Chiese, tra cui quelli del patriarca ecumenico di Costantinopoli Batholomeos I, del vescovo Ilarion a nome del patriarca ortodosso di Mosca Kirill e del segretario della Cei monsignor Nunzio Galantino.La misericordia, il cuore per i miseri, è uno dei sentimenti principali attribuiti a Dio e comandati all’umanità in tutta la Bibbia: sta nello spazio dell’amore e indica bontà, benevolenza, indulgenza, amicizia, disposizione favorevole, pietà, grazia. L’amore, la misericordia di Dio è eterna, fedele, preziosa, meravigliosa, migliore della vita, estesa: così la cantano i Salmi. L’evento stesso della rivelazione di Dio è evento di misericordia: Dio visita Israele misericordia motus, mosso dalla misericordia.Così la rivelazione definitiva del Nome di Dio a Mosé nel libro dell’Esodo culmina con l’affermazione: «Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e compassionevole, lento all’ira e grande nell’amore e nella fedeltà» (Es 34,5-6). A partire da questa rivelazione, in tutta la Bibbia, dai profeti ai Salmi, è ripreso il suo Nome, «misericordioso e compassionevole»: la misericordia di Dio è per ogni essere vivente, per i bisognosi e i sofferenti, per i peccatori; è misericordia eterna, attuale, escatologica. Gesù, venuto a rivelare pienamente e definitivamente Dio, porta a compimento con atteggiamenti e parole questa immagine del Dio misericordioso e compassionevole: è il Vangelo, la buona notizia della misericordia. Anche per Gesù giustizia e misericordia restano in tensione, ma è certo che egli rifiuta il giudizio oggi, nella storia. Come la misericordia caratterizza il suo ministero, così nella sua prassi ogni giudizio è sospeso, ogni condanna non eseguita.Dobbiamo confessare che ancora oggi ciò che di Gesù più scandalizza non sono le sue parole di giudizio e nemmeno il suo «fare il bene». Al contrario, ciò che scandalizza è la misericordia, interpretata da Gesù in un modo che è all’opposto di quello pensato dagli uomini religiosi, da noi! A volte sembra che la misericordia sia invocata da Dio, sia augurata e facile da mettersi in atto, e invece – dobbiamo confessarlo umilmente – in tutta la storia della Chiesa la misericordia ha scandalizzato, e per questo è stata poco esercitata. Quasi sempre è apparso più attestato il ministero di condanna piuttosto che quello della misericordia e della riconciliazione. Basterebbe leggere la storia con attenzione, per vedere con quale sicurezza lungo i secoli si è usata la parabola della zizzania (cfr. Mt 13,24-30), pervertendola. In essa Gesù chiede di non sradicare la zizzania, anche se minaccia il buon grano, e di attendere la mietitura e il giudizio alla fine dei tempi. E invece quanti cristiani hanno indicato il nemico, il diverso come zizzania, autorizzando il suo sradicamento, fino alla sua condanna al rogo…
Questo messaggio scandaloso della misericordia non è capito da quanti si sentono giusti, in pace con Dio (e per i quali Gesù non è venuto: cfr. Mc 2,17!), mentre è compreso e atteso da chi si sente nel peccato, bisognoso del perdono di Dio. È stato così durante il ministero di Gesù, è stato così nella storia della Chiesa, è così ancora ai nostri giorni, quando siamo interrogati da papa Francesco proprio sulla nostra capacità di misericordia: misericordia della Chiesa, misericordia di ognuno di noi verso chi ha sbagliato o chi ha bisogno del nostro amore.Spesso siamo disposti a fare misericordia se c’è stata punizione di chi ha fatto il male, se il peccatore è stato sufficientemente umiliato e solo se chiede misericordia come un mendicante. In ogni caso, stabiliamo dei precisi confini alla misericordia, perché pensiamo che certi errori, certi sbagli, certe scelte avvenute nel male e non più riparabili debbano essere punite per sempre dalla disciplina ecclesiastica: per alcuni errori dai quali non si può tornare indietro non c’è misericordia, dunque la misericordia non è infinita, ma a precise condizioni...Ecco il nostro tradimento del Vangelo, ecco come la misericordia ci scandalizza. In altre parole, la sequenza delitto-castigo è incastonata nella nostra postura di credenti, di uomini religiosi, ma dovremmo interrogarci se l’espressione «delitto e castigo» sia cristiana! Perché mai non riusciamo a comprendere che la santità di Dio non splende quando non c’è peccato nell’uomo, ma quando Dio ha misericordia e perdona? Perché non riusciamo a comprendere che l’onnipotenza, la sovranità di Dio si mostra soprattutto perdonando? Alla luce di questa santità di Dio, di questa sua onnipotenza, si può vivere come strumento di buone opere il «Non disperare mai della misericordia di Dio» (Regola di Benedetto 4,74).Quante parole, parabole e incontri di Gesù hanno scandalizzato e ancora scandalizzano i presunti giusti! Costoro, in base al giudizio che danno su se stessi esenti da grandi peccati e smarrimenti, si sentono differenti dagli altri e credono di poter vantare dei diritti davanti a Dio! Che Dio accolga i peccatori pentiti è cosa buona e lodevole, perché egli «è amore» (1Gv 4,8.16), ma che i peccatori e le prostitute precedano nel regno di Dio i sacerdoti e gli esperti della Legge (cf. Mt 21,32), questo è inaudito, ed è pericoloso affermarlo: eppure Gesù lo ha detto apertamente proprio a questi ultimi…Che «il figlio prodigo» sia perdonato dal padre amoroso sarebbe accettabile, magari dopo un tempo di punizione e con la promessa di non reiterare l’errore; ma celebrare in suo onore una festa senza porgli condizioni e ammetterlo in casa senza obiezioni, questo è troppo (cf. Lc 15,20-24): è un pericoloso eccesso di misericordia, perché tutti si sentiranno autorizzati a ripetere la fuga del figlio prodigo, contando sul padre che perdona sempre… E poi in questo modo si sovverte il concetto di giustizia: dove va a finire la giustizia, se c’è un perdono così gratuito, senza condizioni?Sì, la misericordia di Gesù, quella da lui praticata e predicata, è esagerata e ci scandalizza! Siamo più disponibili agli atti di culto, alla liturgia che alla misericordia (cf. Os 6,6; Mt 9,13; 12,7). Ha scritto giustamente Albert Camus nel suo La caduta: «Nella storia dell’umanità c’è stato un momento in cui si è parlato di perdono e di misericordia, ma è durato poco tempo, più o meno due o tre anni, e la storia è finita male».
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