lunedì 21 luglio 2014
La chiesa milanese di San Carlo al Corso era mezza distrutta dai bombardamenti, che non erano ancora un ricordo. Le pratiche burocratiche furono difficili per lei bolognese, e impossibili per lui palermitano: la guerra spaccava in due l’Italia, dovette ricorrere a testimoni (uno reclutato per strada e "pagato" con bollini della tessera annonaria…) per documentare la propria identità. E i due promessi sposi non avevano neppure pensato a un matrimonio in piena guerra, fino a quando amici e colleghi non gliel’avevano proposto: «Sarà l’occasione per un momento di serenità». 19 agosto 1944, settant’anni fa: fra Natalino Otto che fischietta una canzone e il prete che lo fulmina con lo sguardo, Lucia Mannucci e Virgilio Savona diventano marito e moglie. Fu allora, in fondo, che nacque davvero il Quartetto Cetra che conosciamo. Quello che nella formazione Giacobetti-Savona-Chiusano-Mannucci sarebbe stato il più importante gruppo vocale della storia della nostra canzone, capace di leggere e anticipare i tempi fra cultura, ricerca musicale e ironia, teatro, radio e tv, un repertorio vastissimo capace di miscelare i colori della nostra canzone dal melodramma in poi con cabaret di classe, cultura anglofona, jazz e primi vagiti della canzone d’autore (satirica e impegnata).Antonio Virgilio Savona era nato nel ’20 e aveva iniziato a studiare musica a sei anni, esordendo in radio a otto. Il Quartetto Cetra (inizialmente Egie, poi Ritmo) era sorto a Roma nel ’40 grazie a Tata Giacobetti. Savona vi entrò quasi subito, Chiusano a ruota. Lavoravano all’Eiar, la Rai di oggi, e in numerosi spettacoli dal vivo. Intanto Lucia, anch’essa del ’20, aveva debuttato grazie a Rabagliati, che ne ascoltò un provino e la chiamò a casa. Lei gli riattaccò il telefono in faccia, pensando a uno scherzo, ma alla seconda chiamata si convinse: e iniziò una carriera solista d’altissimo bordo non priva di episodi da autrice, e mandando in tripudio la gente fra La vie en rose e La mer. L’incontro fatale avvenne nel 1941. «Me ne sono subito innamorato», diceva Savona. «Dovevo consegnare al suo maestro una canzone per il Trio Lescano, Lucia stava provando con lui e quando entrai nella stanza dimenticai tutto. Vidi una nuvola di capelli biondi, un sorriso bellissimo». La proprietaria di nuvole e sorrisi, lei, invece non si accorse di nulla. «C’era tanta gente, chi si ricorda?». Ma il destino tramava per Virgilio. «Anche Lucia fu assunta in radio!», gioiva; e lei: «Era il più simpatico dei Cetra, ammiravo la sua serietà. E anch’io mi sono innamorata. In segreto». Il segreto, peraltro di Pulcinella, durò tre anni: fra un addio che Savona rammentava "straziante" per tour separati e ritrovarsi insieme nello show Una notte al Madera. Che era una faccenda jazz invisa ai fascisti malgrado Duke Ellington venisse spacciato per tale Del Duca e Mister Paganini reintitolata Pieno di quattrini. Al matrimonio si arrivò così, lavorando fra guerra e bombe, in un tour organizzato dal Minculpop (ministero della cultura) per dar sollievo agli italiani. Un tour che al Quartetto per poco non costò caro. «A Treviso rasero il teatro al suolo poco dopo lo spettacolo, a Milano Tata e Felice sfuggirono per puro caso a un rastrellamento per i lager».Poi, finalmente, le nozze. Da cui nacque, due anni dopo, Carlo. E nel 1947, con l’addio alla musica di Enrico De Angelis, Lucia entrò nei Cetra. «La gioia più grande, lavorare stando in famiglia, cosa che rafforzò i rapporti con Virgilio». Il quale, per parte sua, non volle che lei lasciasse la carriera solista (né quella di mamma…): e la supportò, fra l’altro, per dischi di folk e le magnifiche canzoni per bambini su testi di Gianni Rodari. Mentre quei Cetra, primo quartetto vocale misto europeo, diventavano un’istituzione, esempio di garbo e cultura. Non bastano a sintetizzarne la storia Nella vecchia fattoria, I ricordi della sera, Vecchia America, le canzoni sceneggiate, le parodie di Biblioteca di Studio Uno con Dumas e Omero raccontati in musica e ironia. Si dovrebbero citare altre decine di canzoni, comprese le prime contro il potere della tv o l’omologazione da pubblicità, e poi film, teatro, il titolo di commendatori della Repubblica. Fino all’8 luglio 1988, l’ultimo concerto. In dicembre, muore infatti Tata Giacobetti. Due anni dopo se ne va Chiusano. Restano loro, Virgilio e Lucia: senza "due fratelli", come dicevano, a festeggiare nozze d’oro e oltre, lui archiviando e testimoniando editi e inediti del Quartetto, lei silenziosa donna di casa. «Perché quando mi sono ritirata l’ho fatto davvero. Non amo questi anni rumorosi, volgari, lontani dai nostri ideali di rispetto, educazione, professionalità». Nel 2009 Virgilio si spegne e finisce la lunga storia d’amore, 65 anni, di due artisti inimitabili. L’8 marzo 2012, poi, se ne va anche Lucia. È lei a chiudere definitivamente la vicenda del Quartetto Cetra e l’era di una musica popolare ma intelligente, provocatoria ma garbata, che in fondo era nata fra le macerie della guerra. E nell’incontro d’amore di due giovani vogliosi sì di costruire un futuro per se stessi, ma, a guardar bene, capaci di darlo anche alla nostra cultura.
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