Perché Trump vuole "aprire" i file sugli extraterrestri: l'immaginario diventa politica

Negli Stati Uniti il tema non è un capriccio: scorre su un binario parallelo a quello della scienza e della tecnologia. Ed è anche capace di unire gli elettori
February 20, 2026
Perché Trump vuole "aprire" i file sugli extraterrestri: l'immaginario diventa politica
L'Area 51 in Rachel, Nevada / REUTERS/Jim Urquhart/File Photo
Esistono, sono fra noi e probabilmente non sono buoni e progettano un’invasione. C’è una frase che attraversa l’immaginario americano da decenni: The truth is out there. La verità è là fuori. E non è solo uno slogan televisivo, è una forma mentis. E quando Donald Trump, sulla piattaforma Truth Social, annuncia di voler avviare la declassificazione dei file governativi su Ufo, Uap e vita extraterrestre, non sta semplicemente riaprendo un dossier polveroso: sta toccando una delle corde più profonde della coscienza statunitense. Sia chiaro: nessuna prova scientifica indipendente ha mai certificato l’esistenza di visite aliene. I rapporti ufficiali parlano di fenomeni aerei non identificati, non identificati appunto, e nella maggior parte dei casi riconducibili a droni, errori strumentali, fenomeni atmosferici. E tuttavia — e qui sta il punto che non può essere liquidato con un’alzata di spalle — una quota di segnalazioni resta inspiegata. Non prova di extraterrestri, ma nemmeno semplice psicosi collettiva. In un universo di dimensioni vertiginose, l’idea che la vita non sia un’esclusiva terrestre non è un delirio, è una possibilità statistica, come dice la fisica. Il mistero, dunque, non è un’invenzione. È una categoria. E non ci sono nel mondo solo gli americani ad interessarsene. Trump lo sa. E sa anche che negli Stati Uniti il tema Ufo non è un capriccio marginale: scorre su un binario parallelo a quello della scienza e della tecnologia. Ed è anche trasversale, popolare, capace di unire elettori libertari, evangelici, complottisti, scienziati curiosi, cultori di Area 51 e semplici cittadini convinti che “qualcosa” sia stato nascosto. Promettere divulgazione significa intercettare un bisogno di verità assoluta che affonda le radici nella cultura americana, nell’idea che la luce debba dissipare ogni ombra, che la trasparenza sia un imperativo morale prima ancora che politico. Ma l’America è anche il paese delle commissioni infinite, dei dossier desecretati a metà, delle promesse di chiarezza che si dissolvono nel linguaggio tecnico.
È anche un paese dove si intitolata – e lo si fa seriamente – una strada agli Ufo: la Nevada State Route 375, ufficialmente denominata Extraterrestrial Highway. La declassificazione sugli Uap arriva in un momento delicato per Trump, alle prese con difficoltà politiche e con la necessità di rinsaldare consenso in vista delle prossime sfide elettorali. Il richiamo agli alieni funziona perché è insieme futuribile e oscuro, scientifico e mitologico. È politica fatta con l’immaginario. E l’immaginario americano sugli Ufo non è neutro. È attraversato da una componente “dark”: l’idea che il nemico “possa essere già tra noi”, che il governo sappia e non dica, che l’alterità non venga da lontano ma si annidi nel quotidiano. X-Files non è stata solo una serie televisiva di successo; è stata la traduzione narrativa di una sfiducia strutturale verso l’autorità. C’è poi un elemento più sottile. Gli Stati Uniti sono il paese che ha costruito la propria identità sulla libertà individuale e sulla trasparenza istituzionale, ma che convive con una tradizione potente di segreto di Stato. Le due cose si tengono in tensione permanente. La promessa di rivelare i file sugli alieni è anche una promessa di riappacificazione simbolica tra popolo e potere. Come a dire: non vi abbiamo mentito, o se lo abbiamo fatto, ora vi diremo tutto. Eppure, se davvero quei file fossero pubblicati integralmente, cosa cambierebbe? Forse poco sul piano scientifico, molto su quello psicologico. Perché il bisogno di credere negli Ufo non riguarda solo la possibilità di altre civiltà. Riguarda la necessità di pensare che esista un livello ulteriore di realtà, una verità più grande che attende di essere svelata. E allora forse la domanda non è se esistano o meno gli alieni. La domanda è perché l’America continui ad averne bisogno. Perché in quel cielo attraversato da oggetti non identificati si riflettono le paure di un paese che teme di non controllare più il proprio destino.

© RIPRODUZIONE RISERVATA