venerdì 29 gennaio 2021
Annunciando due sentenze su casi di genitorialità in una coppia di donne e una di uomini in casi di eterologa e surrogata la Consulta conferma le regole vigenti e chiede un intervento delle Camere
«Coppie gay, occorre una legge che tuteli i figli»
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Tutelare i bimbi nati all’estero da maternità surrogata o da fecondazione eterologa voluti da coppie dello stesso sesso. È il monito della Corte costituzionale al legislatore, che nella serata di ieri – in due comunicati stampa inviati a stretto giro – ha anticipato i contenuti delle due sentenze sui casi trattati l’altro ieri in udienza pubblica e poi in camera di consiglio. Il primo è quello di una coppia femminile che aveva ottenuto due bimbe in Spagna con l’eterologa. La relazione si era interrotta quando le piccole avevano 7 anni, e la madre che le aveva partorite aveva negato alla sua ex partner di poterle vedere. Di qui la lite giudiziaria, prima al tribunale di Padova e poi in Corte Costituzionale. Con le leggi vigenti – questo il problema giuridico – la donna geneticamente estranea alle piccole non ha formalmente titolo per chiedere di mantenere la relazione con le bimbe. Una situazione normativa illegittima, per i magistrati veneti, che hanno per questo deciso di ricorrere alla Consulta.

Il comunicato che anticipa la sentenza della Consulta annuncia «che la questione è stata dichiarata inammissibile», dunque non vi sarà alcun intervento della Corte sulle leggi vigenti, ma allo stesso tempo «la Corte [...] ha rivolto un forte monito al legislatore affinché individui urgentemente le forme più idonee di tutela dei minori, anche alla luce delle fonti internazionali ed europee». Nella sostanza, dunque, ha accolto la tesi sostenuta dall’Avvocatura dello Stato in udienza pubblica, per cui l’intervento in questa materia sarebbe spettato solo al Parlamento, e non anche ai giudici costituzionali.

Di tenore simile anche il secondo comunicato, che ha anticipato la decisione sulla trascrivibilità o meno di un certificato di nascita estero relativo a un bimbo nato in Canada da utero in affitto voluto da una coppia maschile. Anche in questo caso la questione è stata dichiarata inammissibile, ma «la Corte, fermo restando il divieto penalmente sanzionato di maternità surrogata, ha ritenuto che l’attuale quadro giuridico non assicuri piena tutela agli interessi del bambino nato con questa tecnica». Precisa poi la Consulta di «non poter intervenire, nel doveroso rispetto della discrezionalità legislativa», ma fa sapere che anche in questo caso urge «un intervento del legislatore».
Le due sentenze ricordano l’ordinanza 207/2018 con cui i giudici costituzionali sul caso del suicidio assistito di Dj Fabo avevano invitato il Parlamento a intervenire, dando un anno di tempo. Cosa che poi non era accaduta. La Corte aveva così pronunciato una sentenza di parziale incostituzionalità del divieto di suicidio assistito. Sui due casi di ieri la Consulta ha invece già posto la parola fine senza fissare un tempo massimo.

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