«Volontariato Unitalsi con i malati, una scuola di vita»

Il presidente nazionale Rocco Palese dopo l'incontro ad Assisi per la formazione di oltre 400 animatori dei pellegrinaggi: «Un appuntamento per approfondire il senso della scelta personale e associativa»
February 28, 2026
«Volontariato Unitalsi con i malati, una scuola di vita»
L'incontro Unitalsi di Assisi
«C’è fame di speranza, di stare insieme, di ascoltare parole che diano fiducia, di capire cosa vogliamo fare». Ecco perché, secondo Rocco Palese, presidente dell’Unitalsi (Unione nazionale italiana trasporto ammalati a Lourdes e santuari internazionali), all’annuale corso di formazione degli animatori appena concluso ad Assisi e dedicato al tema del pellegrinaggio come esperienza spirituale, pastorale e di vita associativa, si è arrivati a contare da tutta Italia oltre 400 adesioni.
Perché ogni anno un corso proprio ad Assisi?
Crediamo sia il posto migliore per vivere un momento di spiritualità importante per gli animatori, un percorso di vicinanza soprattutto ai pellegrini malati e con fragilità. È un appuntamento per approfondire anche il senso della scelta personale ma soprattutto associativa: il volontario infatti non vive per sé ma opera in una comunità, quindi condivide con gli altri un percorso di vicinanza verso i pellegrini.
Quale è stata la peculiarità di questo corso?
Ricorrono gli 800 anni dalla morte di san Francesco, e sabato le sue spoglie sono state traslate in basilica. Per noi è stato un bellissimo incontro, perché abbiamo potuto celebrare la Messa con tutti i partecipanti aggiungendo ulteriore bellezza. I contenuti del corso si sono incentrati sulla figura dell’animatore nell’associazione e nei nostri pellegrinaggi. Un ruolo fondamentale per trasmettere ai pellegrini un messaggio chiave: la tenerezza si fa concreta e la speranza si trasmette a prescindere dallo stato di salute di ciascuno.
Che tipo di formazione serve?
Nei nostri pellegrinaggi a Lourdes accogliamo una fragilità visibile, con gli ammalati, gli anziani, i bambini. Vogliamo trasmettere un messaggio di speranza per tutti i volontari e i malati. Servono gesti concreti, quando imbocchiamo, laviamo, o spingiamo una carrozzina, ma è anche importante fare festa, perché Lourdes diventa un luogo dove tutte queste persone riescono anche a gioire e sorridere.
Stare accanto a un malato vuol dire fare i conti con la fragilità. Non spaventa questo volontariato?
All’inizio sì, ma è importante avvicinarsi con discrezione. Anche quando siamo a Lourdes ai nuovi volontari non diamo compiti difficili ma cerchiamo di far svolgere attività che aiutano ad accogliere. Ogni anno arrivano anche circa 250 giovani in Servizio civile, molti di sicuro partecipano perché è previsto un compenso di 500 euro circa ma alla fine del percorso è stupendo leggere i loro commenti. Per loro è sempre un’esperienza formativa e di crescita personale, molti continuano a impegnarsi anche dopo. Siamo convinti che solo attraverso le nuove generazioni si può dare continuità al nostro volontariato. Non a caso dal 24 al 26 aprile, sempre ad Assisi faremo il Pellegrinaggio nazionale giovani dai 14 ai 35 anni.
Servono competenze sanitarie?
Un ramo importante dei volontari sono i medici e paramedici. Al pellegrinaggio dei bambini, lo scorso anno, hanno partecipato 15 medici specialisti in pediatria. Ma negli altri pellegrinaggi vengono medici di specialità diverse.
Cosa li spinge a fare i volontari?
Una forza straordinaria è quella di mettersi a disposizione degli altri anche nel tempo libero. Per Unitalsi medici e paramedici sono una componente importante. Sul treno abbiamo anche una vettura ambulanza dove portiamo gli ammalati più gravi, anche qualcuno con la Sla, ma grazie agli operatori sanitari presenti riusciamo a fare tutto. L’anno scorso abbiamo accompagnato due bambini fragili, uno era addirittura intubato, abbiamo avuto la possibilità di farli viaggiare grazie alla collaborazione di un’équipe medica di Bologna.
Tutto gratuito?
Non solo. Oltre a non percepire nulla, ogni volontario paga la quota di partecipazione del pellegrinaggio. La presenza dei volontari è fondamentale. Noi sopperiamo a necessità di ordine sociale, con la riforma del terzo settore abbiamo continuato a svolgere anche attività di accoglienza, disponiamo di case dove offriamo alloggio gratuito alle famiglie che hanno necessità di andare in un centro clinico specialistico lontano da casa. Il nostro impegno è costante dovunque ci sia bisogno di sostegno e aiuto.
Sono tante le richieste che ricevete?
Riscontriamo grandi difficoltà da parte degli anziani, anche malati. Molti iniziano a non farsi curare nella giusta misura perché la struttura pubblica non riesce a dare risposta nei tempi necessari, e rivolgersi alla sanità privata per un pensionato non è la forma migliore per potersi curarsi in tempo, nessuno di loro riuscirebbe mai a sopportare le spese. Noi cerchiamo di aiutarli, li accompagniamo a fare le visite, se riusciamo li mettiamo in contatto con i medici che prestano volontariato da noi.
Che segnali cogliete nella società?
Il numero dei volontari dopo la pandemia è in calo, lo registrano tutte le strutture associative. Per di più, negli ultimi due-tre anni il Servizio civile non è stato finanziato a sufficienza. E così, non avendo i giovani a disposizione, molte associazioni non hanno potuto svolgere attività importanti. Ma se non facciamo vivere queste esperienze ai nostri giovani si rischia di alimentare l’individualismo.

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