Paolo e l'appello ai giovani: mai più violenza
Tetraplegico dopo l'aggressione di una banda, è in riabilitazione al Centro Don Gnocchi di La Spezia. Collegato con Sanremo mostra la sua tempra e la sua voglia di riprendersi

Violenza e dolore, cura e amore, resilienza e perdono. Sono tante le sfaccettature della storia di Paolo Sarullo, 25 anni, apparso giovedì sera in televisione durante la terza serata del Festival di Sanremo in collegamento dal Centro Santa Maria dei Poveri della Fondazione Don Carlo Gnocchi di La Spezia. Paolo infatti sta affrontando una lunga riabilitazione dopo un terribile episodio di cui è rimasto vittima quasi due anni fa. Uscendo da una discoteca ad Albenga (Savona), è stato aggredito da una banda di giovani che voleva rubargli il monopattino. Purtroppo, nella caduta, Paolo ha sbattuto la testa riportando una emorragia cerebrale. In ospedale gli hanno salvato la vita, ma le sue condizioni sono apparse subito gravissime.
Dopo un lungo periodo di coma, e alcuni mesi in terapia intensiva, dal 22 agosto 2024 è stato trasferito al Centro Don Gnocchi di La Spezia, di cui è responsabile Martina Iardella. Dalle condizioni di tetraplegia, impossibilità parlare e a muoversi, potendo comunicare solo con lo sguardo, Paolo ha iniziato un percorso di riabilitazione, accompagnato da una équipe multidisciplinare, e ha ottenuto risultati importanti.
Infatti ora può parlare, mangiare da solo e ha ripreso a muoversi: progressi resi possibili dalla riabilitazione robotica per l’arto superiore e di specifici tutori per gamba e piede. E grazie a uno speciale deambulatore, il Grillo, è ora in grado di camminare per brevi tratti. «Il percorso di Paolo – spiega Pietro Balbi, neurologo e direttore sanitario del Centro Don Gnocchi di La Spezia – racconta bene cosa significhi fare riabilitazione ogni giorno: competenza clinica, lavoro di squadra e una grande alleanza con la persona e la sua famiglia». Infatti, aggiunge, Balbi, «i risultati raggiunti non erano affatto scontati». «Rinnoviamo – conclude la direttrice Iardella – il nostro impegno quotidiano nella cura, nella riabilitazione e nell’accompagnamento delle persone più fragili e delle loro famiglie, perché anche dalle ferite più profonde possa nascere un futuro di dignità, consapevolezza e speranza».
La tempra del giovane e la sua voglia di ripresa sono apparsi chiari agli spettatori. Così come chiara è la sua volontà di trasformare la sua terribile esperienza in un messaggio positivo: appello ai giovani per un rifiuto della violenza, e nello stesso tempo perdono per i suoi aggressori. «Non deve più accadere a nessuno» ha detto Paolo nel collegamento con il Festival.
Per sostenerlo nelle cure e diffondere il suo messaggio di sensibilizzazione, rispetto della vita, resilienza, tolleranza e perdono come scelta di cambiamento è nata, per volontà di familiari e amici, la Fondazione Uniti per Paolo, che organizza raccolte fondi, eventi benefici, percorsi formativi nelle scuole e si sta mobilitando per promuovere l’istituzione di una giornata nazionale contro la violenza giovanile.
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