Iran, vertice a Palazzo Chigi. Preoccupazione per i connazionali
Il ministro Tajani: «In Iran 500 italiani», colpita base italiana in Kuwait ma tutti incolumi. Attenzione anche sul fronte interno: faro sulle sinagoghe

Mentre è in corso l'attacco congiunto Usa-Israele in Iran, la preoccupazione di Palazzo Chigi è soprattutto per i 500 italiani che vivono a Teheran e dintorni. In mattinata, la premier Giorgia Meloni ha convocato una riunione telefonica con i due vicepresidenti Antonio Tajani (ministro degli Esteri) e Matteo Salvini, il ministro della Difesa Guido Crosetto, i sottosegretari Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari. Con loro anche i vertici dell'Intelligence. La prima reazione è l'invito alla «prudenza» per i connazionali e una rinnovata «vicinanza alla popolazione civile iraniana che con coraggio continua a richiedere il rispetto dei suoi diritti civili e politici». Poche righe di comunicato, concluse dalla volontà del Governo di «sostenere ogni iniziativa che possa condurre a un allentamento delle tensioni».
Lo scenario
Di certo, «è una situazione difficile e complicata, non sarà una guerra lampo - dichiara poi Tajani ai giornalisti radunati alla Farnesina -, ma «durerà giorni e giorni». Per il ministro «l'obiettivo è quello di smantellare lo strumento bellico iraniano più pericoloso per Israele e per le basi americane dell'area». Che un'offensiva (soprattutto statunitense) verso Teheran fosse nell'aria era chiaro da giorni. Nemmeno un anno fa (il 13 giugno 2025) d'altronde era stato Israele ad attaccare a sorpresa l'Iran, dando il via alla cosiddetta "guerra dei 12 giorni". L'offensiva allora era colpì anche installazioni militari, sedi governative e siti nucleari, uccidendo un migliaio di iraniani (secondo stime del New York Times). Tajani torna sul tema della minaccia atomica iraniana come ragione del nuovo attacco: «Noi abbiamo sempre lavorato fino all'ultimo giorno per sostenere il dialogo che era in corso - spiega - avevamo però sempre detto che l'Iran con l'arma atomica e con i missili a lunga gittata poteva colpire anche l'Europa e le altre parti del mondo». Di conseguenza, continua Tajani, Teheran «rappresentava un pericolo. Questa è anche la posizione della Unione Europea». In realtà, Stati Uniti e Israele hanno chiarito come, più che la minaccia nucleare, l'obiettivo dell'attacco è il cambio di regime a Teheran. «L'ora della libertà è vicina - ha detto Donald Trump -. Quando avremo concluso (gli attacchi), prendete il controllo del vostro governo, starà a voi farlo» e «sarà, probabilmente, la vostra unica possibilità per generazioni». Mentre il premier israeliano Benjamin Netanyahu si è detto convinto che l'offensiva «creerà le condizioni affinché il coraggioso popolo iraniano prenda in mano il proprio destino».
La situazione degli italiani
Come detto, però, la preoccupazione la preoccupazione di Palazzo Chigi ora è soprattutto per i 500 connazionali in Iran. Al momento, «non ci sono italiani coinvolti in nessuna azione militare», ha spiegato Tajani, invitando «i nostri concittadini che vivono lì o che sono turisti di non muoversi, di non uscire di casa e di non abbandonare gli alberghi». In ogni caso, ha poi aggiunto il ministro, «fino ad adesso non abbiamo avuto richieste di lasciare il Paese» ma «la nostra ambasciata a Teheran è pronta a organizzare l'evacuazione in Azerbaigian degli italiani che volessero uscire dalla Repubblica islamica». Molti connazionali avevano già lasciato il Paese durante la "guerra dei 12 giorni". Mentre dopo la pesante repressione contro le proteste anti-regime, ricominciata a gennaio, l'ambasciata italiana a Teheran ha ridotto significativamente il proprio personale, richiamando in Italia quello non essenziale. La cancelleria consolare invece era stata chiusa al pubblico, garantendo solo i servizi urgenti e non differibili, con le prenotazioni per i visti sospese.
I vari fronti
Mentre sono nei bunker e in sicurezza i militari italiani presenti nelle diverse basi in Medio Oriente prese di mira dalla risposta di Teheran. Fonti qualificate non escludono una possibile evacuazione del personale italiano in Iran a partire da lunedì. E il conflitto si estende anche ai paesi vicini: In Iraq, dove gli americani hanno attaccato una base delle milizie sciite a 60 chilometri da Baghdad, si trovano circa 350 militari tra bunker e shelter (monoblocchi prefabbricati). Negli shelter ci sarebbero anche i circa 250 dipendenti Leonardo che operano ad Al Salem in Kuwait, attaccata probabilmente da milizie filo-iraniane. Risultano illesi i militari nella base, così come vicino ad Amman, in Giordania, dove vivono 70 militari italiani. Ma c'è preoccupazione anche per le migliaia di italiani tra Qatar ed Emirati Arabi, dove si sono registrate esplosioni. Solo a Doha sono circa tremila i connazionali, ai quali è stata inviata un'allerta con l'invito a rimanere in casa e a cercare riparo. Negli Emirati, invece, sono registrati 20mila italiani, oltre ai turisti.
La preoccupazione però è anche sul fronte interno. «È ovvio - ha detto ancora Tajani - che quando c'è una situazione internazionale così incandescente bisogna sempre prevenire e non reprimere, quindi i nostri servizi di intelligence e le nostre forze dell'ordine lavorano per prevenire qualsiasi attacco». E dunque, ha concluso il ministro, grande attenzione su «tutti i luoghi di culto ebraico o i luoghi di riunione della comunità ebraica in Italia sono sempre più garantiti e protetti».
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