Utero in affitto, la Francia si pronuncia
Attesa per luglio la sentenza della Corta di Cassazione sul riconoscimento giuridico in patria di figli nati all'estero con la maternità surrogata. Un modo per aggirare la legge francese che la vieta

Oltralpe, dopo più di un decennio di accesi dibattiti e verdetti contraddittori nei tribunali, torna sulla ribalta la questione del riconoscimento giuridico in patria dei figli nati all’estero attraverso la maternità surrogata, in quei Paesi dov’è legale.
Questa volta, sono gli stessi vertici del sistema giudiziario ad aver preso l’iniziativa, nel tentativo di dirimere la questione, in un Paese dove l’utero in affitto resta formalmente proibito.
Se così è, i riconoscimenti già accordati in passato, caso per caso, non corrispondono forse nei fatti a infrangere la legge, o comunque a ignorarla? Il quesito è stato appena posto da Rémy Heitz, procuratore generale presso la Corte di Cassazione. E quest’ultima si è riunita nel suo assetto più ampio e solenne per offrire una risposta capace di orientare in futuro la giurisprudenza.
Nella tormentata odissea degli ultimi anni, uno spartiacque è stato certamente rappresentato dalla sentenza proferita oltre un decennio fa, nel giugno 2014, dalla Corte europea dei diritti dell’Uomo (Cedu). Quest’ultima aveva condannato la Francia per non aver riconosciuto la filiazione, nei cosiddetti verdetti «Mennesson» e «Labassée», dai cognomi delle famiglie interessate. Un verdetto, quello europeo, additato subito da molti come un "cavallo di Troia" volto a svuotare di fatto il senso della legislazione francese.
In questa scia, anche negli ultimi anni, i verdetti resi nei diversi gradi di giudizio francesi sono stati spesso contraddittori, dando di volta in volta ragione alla legislazione nazionale, oppure iscrivendosi nella scia della Cedu. Quest’ultima giustifica il diritto di trascrivere gli atti esteri di filiazione invocando l’argomento dell’interesse superiore del bambino e del rispetto del diritto alla vita privata e familiare.
Il caso sotto analisi riguarda una coppia sposata di uomini di nazionalità francese residenti a Toronto, riconosciuti nel 2023 come genitori di gemelli nati con surrogata, tramite una decisione della Corte suprema di giustizia dell’Ontario. Il verdetto è atteso il 3 luglio.
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