Suicidio assistito, carrozzine vuote in piazza a Verona: «Stop alla legge veneta»

In attesa di sapere se il governo impugnerà il provvedimento della Regione (di centrodestra) come ha già fatto per quelli di Toscana, Sardegna ed Emilia-Romagna (tutte di centrosinistra), in piazza Bra messaggio simbolico sulle possibili conseguenze di un’apertura alla morte volontaria con aiuto medico
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October 31, 2026
Suicidio assistito, carrozzine vuote in piazza a Verona: «Stop alla legge veneta»
Le carrozzine vuote del presidio in piazza Bra a Verona contro la legge regionale veneta sul suicidio assistito
7 novembre: la data è cerchiata di rosso sul calendario di Palazzo Chigi e di Palazzo Balbi, a Roma e a Venezia, la sede del governo nazionale e di quello della Regione Veneto. Perché sabato 7 scadono i 60 giorni per impugnare la legge “Procedure per l’assistenza sanitaria regionale al suicidio medicalmente assistito” approvata dal Consiglio regionale del Veneto il 2 settembre (prima Regione guidata dal centrodestra a farlo, con i voti dell’opposizione e di parte della maggioranza) e pubblicata l’8.
In attesa di capire se la legge veneta verrà trattata dal governo Meloni come quelle della Toscana e della Sardegna (già portate davanti alla Corte costituzionale, e oggetto di due sentenze di censura parziale) e dell’Emilia Romagna (impugnata ma in attesa di giudizio), c’è chi ha voluto fare un pro-memoria ai due Palazzi, quello romano e quello veneto, portando in piazza Bra a Verona alcune decine di sedie a rotelle vuote, a evocare cosa potrebbe produrre nel medio termine la piena applicazione della legge: quel che sta già accadendo in Paesi come Canada, Belgio e Olanda, dove la legge sul suicidio assistito e l’eutanasia ha prodotto migliaia di morti anche tra gli anziani. Sul retro di ogni sedia a rotelle senza nessuno sopra un semplice cartello: "Curare sempre, uccidere mai".
Le due associazioni organizzatrici del presidio – Pro Vita e Famiglia e Family Day –, pacifico e fortemente simbolico, hanno voluto far pressioni sul governo nazionale perché non manchi di impugnare la legge regionale e su quello veneto perché valuti con attenzione le conseguenze della sua scelta: «Gli elettori veneti – ha detto Maria Rachele Ruiu a nome di Pro Vita e Famiglia – non avevano votato questa maggioranza guidata dal presidente Alberto Stefani per veder approvata la legge “ammazza-ammalati”», definita «non solo disumana ma anche incostituzionale». Sull’incostituzionalità di leggi regionali che non si limitino a organizzare un servizio sanitario (perché tale è considerato l’aiuto medico alla morte volontaria) ma voglia anche definire chi può accedere alla domanda si è già pronunciata la Corte.
Perché anche disumana? Ruiu spiega di voler parlare «in rappresentanza di malati, disabili, anziani e cittadini fragili che chiedono a uno Stato civile, e degno di chiamarsi tale, più cure, più diritti, più dignità, e che invece si vedono offrire una cinica scorciatoia verso la morte». Davanti alla parata di carrozzine vuote la critica di Massimo Gandolfini, presidente di Family Day, si fa più politica: «Oggi – dichiara – manifestiamo il nostro dissenso nei confronti di una legge che rende di fatto legale e facilita una pratica vergognosa e incivile come quella del suicidio medicalmente assistito, qui in Veneto resa possibile dall’approccio radicale di Luca Zaia. Ecco perché chiediamo al Parlamento di non legiferare in materia e al governo di proseguire sulla strada già intrapresa impugnando le leggi di Toscana, Sardegna ed Emilia-Romagna. Il Veneto non può fare eccezione».

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