Avvenire, un giornale che ascolta. E ora arrivano anche i “Sassolini” del direttore

Offriamo ai giovani spazi per esprimere idee, dubbi e speranze? Ecco le nostre iniziative dedicate alle nuove generazioni. E da domani, un appuntamento quotidiano con Marco Girardo
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November 1, 2026
Avvenire, un giornale che ascolta. E ora arrivano anche i “Sassolini” del direttore
Caro direttore,
vi scrivo perché ritengo che la questione dei giovani non debba essere affrontata soltanto attraverso l’analisi del disagio, della solitudine e delle proteste, ma anche attraverso un impegno concreto ad ascoltarli. Avvenire offre ai giovani la possibilità di esprimere direttamente le proprie idee, i propri dubbi e le proprie speranze? La scuola, la famiglia, le istituzioni e i mezzi d’informazione possono contribuire a costruire un dialogo tra generazioni. Ma questo dialogo esiste davvero soltanto quando i giovani non sono semplicemente destinatari di discorsi educativi, bensì interlocutori ascoltati. Vorrei sapere se il vostro giornale preveda spazi dedicati agli interventi dei giovani, alle loro lettere e alle loro proposte, e se un ragazzo possa trovare nella vostra testata un luogo in cui essere ascoltato. Credo che dare voce alle nuove generazioni sia anche un modo per educare alla partecipazione democratica e alla protesta pacifica e responsabile.
Vi ringrazio per l’attenzione. Cordiali saluti.
Giuseppe Tizza - Düsseldorf
Gentile signor Tizza,
la sua domanda è molto più impegnativa di quanto possa sembrare: Avvenire ascolta davvero i giovani? Perché una cosa è parlare dei giovani, raccontarne il disagio, le paure, le proteste, le speranze; un’altra è riconoscerli come interlocutori. E ha ragione lei: il dialogo comincia soltanto quando smettiamo di considerare “i giovani” destinatari anonimi - etimologicamente: “senza nome” o “innominati” - di discorsi sciatti e preconfezionati dagli adulti. È una questione sulla quale stiamo lavorando, e parecchio. Il giornalismo che immaginiamo per Avvenire non vuole limitarsi a produrre contenuti: desidera costruire relazioni. Essere, come ripeto spesso, piazza e ponte. Una piazza dove le persone possano entrare con le proprie domande e anche dissentire; un ponte fra generazioni, territori, esperienze, linguaggi diversi. Credo che l’informazione, se vuole restare socialmente rilevante, debba tornare anche ad essere incontro e ascolto. E sforzarsi di portare un supplemento di significato e servizio alle comunità di riferimento.
Se questa è la nostra linea editoriale, qualcosa di specifico per rendere i giovani protagonisti già lo facciamo. Ogni settimana la nostra pagina Giovani , appunto, nasce esattamente con questo intento. Era partita accompagnando il percorso delle Giornate mondiali della gioventù e il lavoro della pastorale giovanile, ma nel tempo è diventata sempre più uno spazio aperto sul mondo delle nuove generazioni. Non soltanto sui loro problemi: cerchiamo di raccontarne capacità, intuizioni, talenti, persino quella particolare sensibilità che spesso permette ai ragazzi di intercettare prima di noi adulti le direzioni verso cui si muove la società. E, soprattutto, ospitiamo direttamente le loro voci: quello che vivono a scuola, in famiglia, nelle amicizie, quando entrano nel lavoro e quando provano a immaginare il futuro.
Anche Sofia, la nostra newsletter dedicata alla famiglia, nasce dalla convinzione che il dialogo tra generazioni non sia un accessorio. Ogni due settimane entra nelle domande e nelle inquietudini dei ragazzi, rivolgendosi anche ai genitori e agli adulti che li accompagnano. Perché ascoltare i ragazzi e le ragazze significa qualche volta aiutare noi adulti a cambiare domanda, prima ancora di cercare una risposta. E poi c’è una storia alla quale siamo particolarmente affezionati: Popotus, che proprio quest’anno compie trent’anni, a cui più recentemente si è affiancato Pop-Up. Sono esperienze giornalistiche nate rispettivamente per bambini e giovanissimi, ma soprattutto sono costruite nel rispetto della loro intelligenza. Abbiamo imparato in questi trent’anni che parlare ai più piccoli non significa rendere banale il mondo. Semmai richiede più precisione, parole più pulite, meno sovrastrutture. È una piccola scuola di giornalismo anche per noi adulti. E le lettere, le domande, i contributi che riceviamo dai ragazzi sono da sempre parte di questa esperienza.
Ma non penso che basti. Anche perché i giovani abitano ormai luoghi dell’informazione molto diversi da quelli delle generazioni precedenti. Non possiamo pretendere che siano sempre loro a venire verso il giornale: qualche volta deve essere il giornale ad andare a cercarli, senza inseguirne artificiosamente il linguaggio e senza travestirsi da ciò che non è. Per questo colgo la sua lettera anche come occasione per anticipare una piccola novità. Da domani, 2 novembre, nascerà insieme agli amici di Radio InBlu 2000 “Sassolini”, una nuova striscia quotidiana che condurrò ogni mattina alle 7.30 con Chiara Placenti dentro “Buongiorno InBlu”. Dalle 8 diventerà poi podcast su Avvenire.it e sulle principali piattaforme streaming.
Non sarà una rassegna stampa tradizionale. Sceglieremo tre notizie da Avvenire e una da un’altra testata e proveremo a fermarci su ciò che, nel flusso veloce dell’informazione, rischia di passare inosservato: un particolare, una contraddizione, una storia, una domanda. Piccoli “sassolini”, insomma, che ci costringano a rallentare il passo e a guardare meglio. La frase che useremo come bussola è questa: «Ogni notizia racconta un fatto. Un Sassolino prova a farci vedere qualcosa che quel fatto contiene, ma che a una prima lettura potrebbe sfuggire». Radio e podcast sono linguaggi particolarmente adatti alle nuove generazioni, più mobili, personali, dialogici. E mi piacerebbe molto che Sassolini diventasse nel tempo anche un altro canale attraverso cui ascoltarle: ricevere domande, suggestioni, magari persino quei “sassolini” che loro vedono e noi adulti non vediamo più. Perché, alla fine, credo che il punto della sua lettera sia proprio questo. Non dobbiamo domandarci soltanto che cosa possiamo insegnare ai giovani. Dovremmo chiederci più spesso che cosa possono insegnare loro a noi. E avere luoghi nei quali sia possibile ascoltarli davvero. Un cordiale saluto e – visto che ci scrive dalla Germania, caro Giuseppe – le ricordo che potrà metterci subito alla prova: ascoltandoci in diretta dalla Germania sul segnale DAB di Radio InBlu 2000 oppure, con più calma, ritrovando Sassolini in podcast su Avvenire.it e sulle principali piattaforme.
Marco Girardo

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