Fanno saltare la cassa dei ticket. E nel Foggiano si ferma la sanità
A Torremaggiore i rapinatori hanno svuotato la macchina automatica facendola esplodere. Sospesi il Punto di primo intervento e la guardia medica. Il prefetto convoca vertice d’emergenza. La preoccupazione del sindaco

La criminalità non risparmia nemmeno i luoghi di cura. Non ci sono più soltanto bancomat, furgoni portavalori e casse degli autogrill nel mirino degli assalti esplosivi che da tempo colpiscono la Capitanata. Adesso la violenza raggiunge anche i presidi sanitari, luoghi che dovrebbero rappresentare un punto di riferimento per la sicurezza e l’assistenza di un’intera comunità. È quanto accaduto ieri alle prime luci del mattino, a Torremaggiore, dove una violenta esplosione ha devastato gli ambienti del Presidio territoriale di assistenza «Prof. Nicola Bellantuono». Nel mirino dei malviventi una cassa automatica per il pagamento dei ticket sanitari, collocata nei locali adiacenti al Punto di Primo Intervento.
L’esplosione, avvenuta intorno alle 5.15, ha provocato danni ingenti, interessando anche gli uffici del Centro unico di prenotazione. Gli accertamenti degli investigatori dovranno chiarire la natura dell’esplosivo utilizzato: tra le ipotesi c’è quella della cosiddetta «marmotta», un dispositivo artigianale già impiegato in numerosi assalti agli sportelli automatici. Al momento della deflagrazione, secondo le prime informazioni, la cassa non conteneva denaro. Resta da verificare se sia stata effettivamente asportata. Gli investigatori stanno acquisendo e analizzando le registrazioni degli impianti di videosorveglianza per ricostruire l’azione dei malviventi, poi fuggiti a bordo di un’autovettura.
L’episodio ha avuto conseguenze immediate e pesanti sull’organizzazione dei servizi. La direzione strategica della Asl Foggia ha disposto la sospensione temporanea del servizio di Continuità assistenziale (Guardia medica). Una decisione assunta per tutelare la sicurezza di utenti e operatori, in attesa del completamento delle verifiche investigative e tecniche e degli accertamenti sulle condizioni di sicurezza e agibilità degli ambienti interessati. Nel frattempo, i cittadini saranno costretti a rivolgersi alle sedi sanitarie più vicine. Ripristinato, dopo una prima momentanea sospensione, il Punto di Primo Intervento.
A esprimere forte preoccupazione è il sindaco Emilio Di Pumpo, che ha richiamato la gravità di un episodio consumato ai danni di una struttura fondamentale non soltanto per Torremaggiore, ma per l’intero territorio. Sulla vicenda è intervenuto anche il prefetto di Foggia, Antonio Giannelli, che ha convocato per domani una riunione di coordinamento delle forze di polizia. L’incontro servirà ad acquisire elementi utili alla predisposizione di una direttiva prefettizia per rafforzare le attività di prevenzione e contrasto dei reati predatori ai danni di sportelli automatici, istituti bancari, uffici postali e caselli autostradali, coinvolgendo anche le Polizie locali e gli istituti di credito. Parole nette quelle del rappresentante del Governo: «Non è accettabile che eventi come quello occorso nella notte compromettano la quotidianità delle comunità, ancor di più quando potrebbero impattare sull’erogazione di servizi sanitari».
Ma quanto accaduto a Torremaggiore si inserisce in un quadro più ampio e preoccupante. La Capitanata è alle prese da tempo con una pressione criminale che colpisce infrastrutture, attività economiche e servizi pubblici. Azioni spesso caratterizzate dall’impiego di esplosivi, dalla violenza e da una spregiudicatezza crescente. Soltanto il 5 ottobre scorso, lungo l’A14, nella zona industriale di Foggia, un commando armato ha assaltato un portavalori della Battistolli. Quattro mezzi dati alle fiamme, chiodi disseminati sull’asfalto per bloccare la circolazione e diversi colpi d’arma da fuoco. Il colpo è fallito, ma la dinamica ha restituito ancora una volta la dimensione e la pericolosità di queste azioni. Ed è questo l’aspetto che rende anche l’assalto delle scorse ore particolarmente inquietante: per raggiungere una cassa automatica, i responsabili non hanno esitato a far esplodere un dispositivo all’interno di un presidio sanitario, mettendo a repentaglio la sicurezza di un luogo frequentato quotidianamente da cittadini e operatori. È il segno di una criminalità che non resta confinata a una geografia ormai nota dell’illegalità, ma alza l’asticella fino a sovrapporre la mappa della violenza a quella dei bisogni primari delle comunità.
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