Benvenuti a Luogosanto, porta di una Sardegna mistica e rurale
Nel cuore della Gallura, c’è un borgo che custodisce tradizioni e testimonianze di fede uniche. Il rito antico di una soglia santa da attraversare nel santuario mariano e ventidue chiese campestri sparse nel territorio fra singolari tafoni di granito. A tavola il gusto della tipica zuppa e del vermentino. È una delle destinazioni di pellegrinaggio dell’iniziativa regionale “Noi camminiamo in Sardegna”

«Andemo a spunì a Locusantu». Dicevano così, una volta, i contadini e gli allevatori della Gallura, nel nord della Sardegna, a pochi chilometri dalle spiagge di Santa Teresa e Palau, con La Maddalena all’orizzonte. Lasciavano gli stazzi di campagna, le case e le tenute agricole per rientrare in paese, a Luogosanto, per la Festa Manna di Gaddura. Una tradizione che da secoli si celebra in onore della Madonna, Regina della Gallura, l’8 settembre, giorno della Natività di Maria. Ogni sette anni, come accade nel 2026, la festa acquista un significato ancora più solenne con l’apertura della Porta Santa nella basilica-santuario di Nostra Signora di Locusantu, nella diocesi di Tempio - Ampurias. Una soglia inedita che fedeli e pellegrini potranno attraversare fino al 7 settembre 2027. Una devozione che unisce tutte le generazioni nel tempo e fa di questo piccolo borgo dell’interno della Sardegna un punto di riferimento per la spiritualità di tutta l’isola. «Venire qui – dice il parroco, don Roberto Aversano – significa ripercorrere le orme della fede di migliaia di pellegrini, che hanno scelto il nostro paese per deporre ai piedi della Madonna Regina di Gallura preghiere, suppliche, desideri e ringraziamenti».
In quel verbo gallurese, spunì - fermarsi, trattenersi - c’è forse l’essenza di questa terra. A Luogosanto si tornava dai parenti, ci si fermava per la novena, si condividevano i giorni della festa. Il paese diventava casa per tutta la Gallura. Lo era una volta, lo è ancora oggi in questo centro di circa 1.400 abitanti dove si può scoprire una Sardegna da vivere con tempi analogici, disconnessi, metaforicamente e realmente, da un mondo che corre sempre più veloce. E poi c’è il nome, Luogosanto. Nomen omen: oltre al santuario mariano, il territorio custodisce uno dei primi conventi francescani dell’isola, un eremo dalle origini antiche e ventidue chiese campestri. «A Luogosanto – racconta il sindaco Agostino Pirredda – c’è un patrimonio di fede, di storia e di identità che abbiamo ricevuto da chi ci ha preceduto e che abbiamo il dovere di custodire, tutelare e tramandare».
La tradizione attribuisce ai primi francescani giunti in Sardegna la fondazione del santuario mariano, nel 1218. Storia e leggenda si intrecciano nel racconto di Nicola e Trano, due santi anacoreti che avrebbero scelto questi rilievi granitici per vivere in preghiera tra il IV e il V secolo. La loro memoria si perse nei secoli, finché la Madonna sarebbe apparsa a due frati in Terrasanta, indicandogli di raggiungere l’«isola petrosa», recarsi nel Capo soprano, per erigere lì dove erano stati sepolti i due eremiti, tre chiese: una per ogni santo e una per la Beata Vergine Maria. I francescani avrebbero rinvenute le reliquie sotto una grande roccia e, proprio lì, nel 1227, sarebbe sorto il santuario dedicato ai santi. La grotta che si apre fra gli spuntoni granitici è ancora oggi parte dell’eremo di san Trano e san Nicolò, a due chilometri dal paese. Attorno, il silenzio e una vista incredibile a 360° che nelle giornate limpide raggiunge le Bocche di Bonifacio.







Nel cuore del borgo, la basilica di Nostra Signora di Locusantu conserva la statua lignea della Madonna, venerata come Regina di Gallura. Anche attorno al simulacro della Vergine bambina si tramanda una storia: sarebbe stato portato dal mare e arrivato a Luogosanto in groppa a dei buoi che, giunti qui, si sarebbero fermati senza volersi più muovere. La statua, con un abito dai ricami preziosi, restituisce anche il valore identitario che i costumi hanno sempre avuto nella cultura locale. Il privilegio della Porta Santa, concesso nel Settecento, è diventato poi il segno distintivo del santuario: un tempo la soglia, accanto al portone principale, era murata; dagli anni Settanta è una porta bronzea, opera dello scultore Luca Luchetti. Nel vicino ex convento francescano, il Museum conserva gioielli ed ex voto donati alla Madonna, statue e testimonianze della storia religiosa e civile gallurese.
Luogosanto sorge ai piedi di tre cime (Monti Casteddu, Monti Juanni e Monti Ruju), in un parco dove si trova anche un sito nuragico molto importante, la cosiddetta «capanna delle riunioni», che si raggiunge con una facile passeggiata in salita partendo direttamente dalla piazza. Da qui lo sguardo si allarga su un territorio in cui le testimonianze del passato affiorano tra boschi, pascoli, sugherete e tafoni, spettacolari cavità naturali nella roccia granitica formate dall’erosione. Mentre chiese campestri e gli eremi compongono una geografia della fede che dialoga con la vita rurale.
È un’altra Sardegna, fuori dalle rotte più battute, che si scopre lungo gli itinerari di “Noi camminiamo in Sardegna”, il progetto dell’assessorato regionale al Turismo che valorizza cammini e destinazioni di pellegrinaggio. Luogosanto è una delle mete religiose dell’isola e, insieme, un crocevia di percorsi: dal Sentiero Italia del Cai al Cammino di Santu Jacu, dedicato a san Giacomo, fino alla Via dei Santuari, che ripercorre le antiche strade della devozione popolare. Collegando i diversi tracciati locali si può costruire un anello di circa 16 chilometri, tra chiese, siti medievali e punti panoramici. Sul monte San Leonardo si sale attraverso un sentiero con circa cinquecento gradini di pietra che portano ai ruderi del castello di Balaiana e alla piccola chiesa romanica. Poco lontano, il palazzo di Baldu e i resti della villa medievale di Sent Steva. Una sosta alla sughera monumentale di Crisciuleddu, con i suoi oltre tre secoli di vita, aiuta a capire poi quanta storia possa esserci anche in un tappo di bottiglia.
Quelle del Vermentino di Gallura, che qui si magnifica (è l’unica Docg della Sardegna) grazie a un microclima che dà alle uve caratteristiche uniche. È da Siddùra che si possono assaggiare alcuni dei Vermentini più premiati d’Italia, come Spèra e Maìa. La cantina, nata nel 2008 per volere di un imprenditore tedesco folgorato da questa terra, Nathan Gottesdiener, racconta una viticoltura di grande qualità e rispetto dell’ambiente. Ma i produttori sono tanti e autentici, da Piero Mancini ad Araona. Come andando verso Arzachena, ci sono Capichera e Surrau. Profumi e passione per la terra si ritrovano anche alla Tenuta Tresserri, una country retreat dove Riccardo Pirina coltiva e distilla piante aromatiche e officinali, come lavanda ed elicriso, e produce miele e derivati grazie ad apiari immersi nella macchia. È una Gallura di terra che sperimenta nuove forme di accoglienza e di racconto: le opere diffuse nella tenuta, realizzate per la rassegna “Mistica natura” promossa da Donatella Ceria, sono un viaggio nel viaggio. Un invito a fermarsi e a pensare.
E poi c’è la tavola, dove la memoria si fa sapore. La zuppa gallurese, preparata con pane, brodo di carne e formaggio, e la mazza frissa, a base di panna e semola, sono piatti della tradizione contadina che accompagnano ancora le feste e le occasioni di incontro. Si possono assaggiare in centro, fra case di pietra e facciate colorate, nella terrazza del DiVinum, un ristorante davvero “alternativo” collegato alla Bottega dei Sapori. Una cucina semplice e di carattere, nata dagli ingredienti disponibili e in un clima conviviale tipico degli stazzi.
La Porta Santa di Luogosanto è a pochi passi, aperta per un anno, ma l’invito ad attraversare questa soglia non ha tempo e scadenze. La porta di Luogosanto è sempre aperta. Con la possibilità di sostare, lasciandosi alle spalle i luccichii delle spiagge, in strutture che richiamano lo stile di una volta, dall’ospitalità di charme del Gallicantu Retreat a quella più semplice dell’agriturismo Quercia della Gallura o di uno dei B&b del centro, come Rotareddu, una vera chicca. Così il legame fra chi arriva e chi qui abita si rinnova. Come un tempo i galluresi, quando tornavano in paese per la festa. Andemo a spunì a Locusantu.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Seguici anche su Google Discover di AvvenireTemi






