Melfi, il campanile ritrova la sua voce. Si aprono le celebrazioni per i 950 anni della Cattedrale
di Matteo Liut
Inaugurato il restauro della torre normanna della basilica di Santa Maria Assunta. Il messaggio di papa Leone XIV: il giubileo sia occasione per riscoprire le radici spirituali e rilanciare la missione della Chiesa locale

Con il suono delle campane che torna a risuonare sul profilo della città e con lo sguardo rivolto a quasi un millennio di storia, la diocesi di Melfi-Rapolla-Venosa ha inaugurato il campanile restaurato della Basilica Cattedrale di Santa Maria Assunta, dando ufficialmente avvio al cammino che condurrà alle celebrazioni per il 950° anniversario della fondazione del duomo normanno. L'appuntamento di ieri, 30 ottobre, è arrivato alla conclusione di un importante intervento di recupero architettonico e per la Chiesa locale rappresenta anche l'inizio di un percorso ecclesiale e culturale destinato a rileggere la vicenda della città e del territorio alla luce di una presenza che attraversa i secoli. Il campanile, infatti, è il segno più antico e riconoscibile del complesso cattedrale: una vera e propria "reliquia" dell'età normanna che continua a dominare il centro storico di Melfi. La celebrazione è stata presieduta dal cardinale Marcello Semeraro, prefetto del Dicastero delle Cause dei Santi, mentre il vescovo Ciro Fanelli ha richiamato il valore simbolico di un restauro che restituisce alla comunità un monumento identitario e, insieme, una memoria viva di fede. Il campanile restaurato diventa così il primo tassello delle iniziative organizzate per il giubileo della cattedrale.
Nel messaggio inviato alla diocesi per l'occasione, papa Leone XIV guarda alla storia della cattedrale come a una parabola della vita cristiana. L'antica basilica, scrive, «ha resistito ai secoli, attraversando vicende gioiose e momenti di prova», e proprio per questo può continuare a indicare alla comunità la strada per «rimanere saldi nella carità di Cristo». Il Pontefice collega inoltre il giubileo della cattedrale al Sinodo diocesano in corso, auspicando che questo tempo di grazia favorisca «la riscoperta delle vostre radici spirituali» e rafforzi «la comunione fraterna», facendo della liturgia e dei sacramenti il luogo privilegiato dell'incontro con il Signore. La storia della cattedrale si intreccia con quella della nascita del Mezzogiorno normanno. Le fonti fanno risalire al 1076 la fondazione della prima chiesa voluta da Roberto il Guiscardo, mentre nel 1153, per iniziativa di Ruggero II, il complesso venne ricostruito e dotato del maestoso campanile che ancora oggi ne costituisce l'elemento più prezioso e meglio conservato. Con i suoi circa cinquanta metri di altezza, le bifore e le decorazioni bicrome in pietra chiara e pietra lavica, la torre è considerata una delle testimonianze più rilevanti dell'architettura normanna dell'Italia meridionale. I secoli successivi, segnati anche dai terremoti che colpirono la Basilicata, hanno trasformato l'edificio fino a conferirgli l'attuale volto prevalentemente barocco. Proprio per questo il campanile rappresenta oggi il legame più immediato con le origini medievali della sede episcopale di Melfi.
Il programma dei 950 anni, presentato nei mesi scorsi dalla diocesi insieme a istituzioni accademiche e culturali, accompagnerà la comunità fino al dicembre 2027. Accanto alle celebrazioni liturgiche sono previste giornate di studio dedicate alla cattedrale medievale e barocca, il restauro dell'affresco della Vergine Kyriotissa, il recupero dell'organo storico, l'ostensione straordinaria delle reliquie custodite nel duomo e un convegno internazionale alla Pontificia Università Gregoriana sul tema della nascita del Regno normanno tra Papato e Impero. Il giubileo che si apre a Melfi si propone come una vera esperienza ecclesiale, secondo l'auspicio consegnato dal Papa alla Chiesa locale, chiamata a guardare al suo passato non con nostalgia ma come sorgente di futuro. Le celebrazioni per i 950 anni della cattedrale, scrive Leone XIV, possano infatti suscitare «un rinnovato slancio missionario» e alimentare «il desiderio della testimonianza di Gesù all'uomo d'oggi». Un invito che trova nel campanile restaurato, tornato a scandire il tempo della città, una suggestiva immagine: quella di una comunità che custodisce la propria memoria per continuare ad annunciare il Vangelo nel presente.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Seguici anche su Google Discover di AvvenireTemi






