Spiritualità della cura, qui ci vuole la prima cattedra universitaria (nel nome di Clerici)

La figura del grande psicologo dell’Istituto dei Tumori di Milano, a un anno dalla morte, consegna un’eredità e un impegno a chi l’ha conosciuto: raccogliere i fondi necessari a realizzare il suo sogno, mai come oggi necessario
February 10, 2026
Spiritualità della cura, qui ci vuole la prima cattedra universitaria (nel nome di Clerici)
L'indimenticabile espressione ironica e arguta di Carlo Alfredo Clerici
Nel primo anniversario della morte di Carlo Alfredo Clerici, che si spense a Milano il 4 febbraio 2025, il ricordo che resta più vivo non è solo quello del professionista rigoroso ma dell’uomo capace di abitare le soglie: tra scienza e umanità, tra clinica ed esperienza, tra dolore e ricerca di senso. Era un costruttore di ponti, non di contrapposizioni.
Carlo aveva un dono raro in ambito sanitario: un ascolto largo, circolare, capace di tenere insieme il paziente, la famiglia, l’équipe, e persino ciò che non riusciva più a diventare parola. Con lui ho imparato che, in ospedale, la competenza più preziosa è la “presenza”: una presenza discreta, che non occupa lo spazio ma lo rende abitabile.
La nostra collaborazione all’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano nacque quasi per caso, davanti a una macchinetta del caffè: un incontro semplice, quasi distratto, che però aprì un varco. Venivamo da mondi diversi, la psicologia e la spiritualità, eppure fu subito chiaro che, davanti alla fragilità della persona malata le nostre lingue potevano intrecciarsi, fino a diventare un’unica voce. Non per confondere i ruoli, ma per custodire insieme l’unità irriducibile dell’essere umano, che nessuna disciplina può contenere da sola. Col tempo, questo incontro iniziale si trasformò in un cammino condiviso. All’interno del reparto di Pediatria, la nostra conoscenza reciproca cresceva passo dopo passo, anche alla sensibilità della primaria Maura Massimino, che con lungimiranza ha ribadito l’urgenza, oggi più pressante che mai, di riconoscere la dimensione spirituale che vive in ciascuno. Una presenza sottile – credente o meno – che attende solo di essere ascoltata, come un piccolo lume acceso nel cuore della cura.
Ricordo una giovane madre, consapevole che il figlio stava percorrendo gli ultimi passi della sua esistenza terrena. Non chiedeva guarigione ma come poter restare madre anche oltre la perdita. Dopo quell’incontro, Carlo mi disse: «Oggi non abbiamo aggiunto interventi. Abbiamo aggiunto una presenza». Era così: per lui integrazione significava uno sguardo condiviso, non una tecnica in più.
Da Carlo ho imparato alcune lezioni decisive. La cura nasce dalla relazione, prima ancora che dalla prestazione. Le procedure possono salvare una vita; le relazioni ne modellano il senso. Psicologia e spiritualità non sono ambiti antagonisti: sono due porte dello stesso corridoio, due modi con cui la persona cerca senso.
Vale la pena ricordare che la speranza non è un ottimismo superficiale: è un lavoro artigianale. Ricordo un malato che desiderava una sola routine: ascoltare ogni mattina una canzone insieme al figlio. «Non è poco – diceva Carlo –, è esattamente ciò che serve».
Di lui resta una visione: corpo, mente e spirito come dimensioni intrecciate; un metodo: dialogo, alleanza, interdipendenza; uno stile: una gentilezza competente, mai appiattita in parole di conforto, sempre responsabile. E resta un compito: continuare. Continuare a intrecciare saperi, a ricucire relazioni, a dare tempo alla parola detta bene, al silenzio che accompagna, alla presenza che non abbandona. Carlo amava dire che, alla fine, «la cura è “più di”». Più della diagnosi, più delle procedure, più del rito. È ciò che accade quando lo sguardo non perde di vista la persona.
Raccogliendo una sensibilità condivisa con Carlo, quando insieme abbiamo pensato di offrire un corso dedicato alla spiritualità in ambito universitario, alcuni suoi amici hanno promosso una raccolta fondi per istituire un Corso di perfezionamento universitario in sua memoria centrato proprio sulla dimensione spirituale dell’assistenza e sulla capacità professionale di considerare questa attenzione parte integrante della cura. Questa iniziativa si colloca in continuità con le indicazioni del Parlamento europeo, che da tempo richiama l’attenzione sulla significativa carenza di competenze in questo ambito, soprattutto quando la dimensione spirituale viene relegata a elemento secondario rispetto alla cura globale della persona, dei familiari e del personale sanitario. Coltivare tale sensibilità rappresenta un arricchimento essenziale. Ne consegue l’esigenza di affidarsi a professionisti adeguatamente formati, in linea con gli standard e le prassi riconosciuti a livello internazionale.
Oggi alle 17.30, nella chiesa dell’Istituto nazionale dei Tumori in via Venezian a Milano, sarà celebrata una Messa in suffragio dell’amico Carlo Alfredo Clerici. (Per contribuire con un donativo alla nascita del Corso: Dona.perildono.it/fondo-carlo-alfredo-clerici/).
Don Tullio Proserpio è cappellano clinico all’Istituto nazionale dei Tumori di Milano

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