«Sì, ho lavorato accanto a un vero santo per la Vita»
Le idee, le certezze, le battaglie. Ma anche il cuore, la misericordia, la speranza: Carlo Casini – magistrato, politico, leader – raccontato da Paola Binetti, in una testimonianza personalissima e intensa

A un anno dall’editto che ha ufficializzato la richiesta di apertura della Causa di Beatificazione e Canonizzazione del Servo di Dio Carlo Casini, si è svolta a Roma il 5 ottobre la tavola rotonda “Carlo Casini: l’impegno del laico cattolico nella difesa della vita e della dignità umana”, nell’ambito dell’XI Corso internazionale “Leadership per l’equità”, promosso dall’Accademia Internazionale dei Leader Cattolici e dalla Pontificia Università Antonianum. Anche questo incontro testimonia il crescente interesse internazionale per la figura di Carlo Casini e la diffusione della conoscenza della sua testimonianza e della devozione nei suoi confronti. Dopo l’intervento della presidente dell’Associazione Amici di Carlo Casini, Luisa Capitanio Santolini, condividiamo quello di Paola Binetti, neuropsichiatra infantile, accademica, già parlamentare e membro del Consiglio direttivo dell’Accademia, sul tema “Carlo Casini, competente e rigoroso nella difesa dei valori fondamentali, ma sempre rispettoso, dialogante e misericordioso verso le persone: La santità vissuta nella vita pubblica”.
Nei lunghi anni in cui ho avuto la fortuna di lavorare accanto a Carlo Casini ho sempre avuto la sensazione di stare vicino a una persona santa. La sua fama di santità era più diffusa di quanto non potesse apparire a uno sguardo frettoloso e superficiale; non a caso sono attualmente convinta non solo della santità personale di Carlo, ma anche della necessità di mostrarne in modo speciale la sua santità nell’impegno pubblico.
La gente oggi ha spesso un atteggiamento ambivalente nei confronti della politica. C’è chi dubita perfino che un politico possa essere onesto, ma certamente quasi nessuno crede che un politico possa essere santo. Che possa vivere in grado eroico le virtù umane nella sua vita privata e in quella pubblica.
La sua cultura di magistrato, di uomo di legge, ha trovato nella legge naturale il criterio orientatore per tante decisioni da prendere sul piano personale e su quello professionale; sul piano sociale e su quello spirituale. Nella percezione generale sono più evidenti alcuni aspetti che lo hanno motivato e determinato all’agire politico-professionale: il No all’Aborto, il No all’eutanasia. Punti strategici nella vita di un uomo che ha fatto della Dottrina sociale della Chiesa la fonte ispiratrice del suo agire personale, ogni volta che si è trovato a dover prendere delle decisioni, a orientare e a marcare una differenza sostanziale, con altri che avrebbero voluto sottomettere la vita e la morte ai propri desideri, alla propria autodeterminazione.
Credeva profondamente nel valore della libertà di ogni uomo e di ogni donna, ma sapeva anche quanto possono pesare sulla nostra coscienza alcuni condizionamenti, e come sia difficile liberarsene, per liberare il bene che è in ognuno di noi.
Carlo Casini, Servo di Dio: così la Chiesa ha riconosciuto il carisma di una persona che ha speso tutta la sua vita a servizio della vita degli altri. Per Carlo però, non bisogna dimenticarlo mai, la vita era sostanzialmente radicamento nella Vita soprannaturale, nella vita di Cristo, che lui amava con la discrezione tipica di un santo del XXI secolo. Un secolo speciale il nostro, in cui la secolarizzazione continua a esprimersi proprio e soprattutto nella perdita del senso soprannaturale. O meglio, nell’appiattimento della vita soprannaturale in una materializzazione in cui il benessere, il successo, e il proprio desiderio di affermazione la fanno ancora oggi da padrone, lasciando da parte molte esperienze di cura, di solidarietà, di collaborazione.
La vita di Carlo è stata vita di servizio da quando, giovane magistrato, è entrato a contatto con il dramma dell’aborto, distinguendo sempre l’aborto in sé dalle donne che in qualche modo si sentivano costrette a ricorrere a una pratica devastante per il figlio che avevano in sé. Carlo ha provato a essere amico di tutte le donne con cui è entrato in contatto, offrendo a ognuna di loro il calore della sua amicizia, e la comprensione della sua immensa bontà. Ha sostenuto in ogni modo possibile tutte le iniziative che avrebbero potuto offrire alle donne gli aiuti necessari per accogliere la vita, ogni vita, anche se la stessa vita delle donne era segnata dalla povertà, dalla solitudine, perfino dalla disperazione, in alcuni casi.
È possibile trovare tracce della sua santità nello studio rigoroso, nel suo impegno sociale, nel suo lavoro professionale, nella vita di famiglia, e in tutta la sua vita pubblica. Carlo ha fondato la sua professione di uomo di diritto difendendo la verità radicata nel profondo valore della vita. Ha costruito il suo impegno pubblico sull’esercizio delle virtù vissute in maniera eroica. Virtù eroiche che non potevano restare chiuse nel circuito del privato, perché la verità esige di essere declamata sui tetti, ha bisogno di essere manifestata, non si può non comunicare ciò in cui si crede profondamente. Sapendo mediare quando mediare è possibile e conveniente.
La mediazione però è tanto più possibile quanto maggiori sono la conoscenza concreta sull’argomento e l'abilità nel sapere argomentare in maniera convincente e persuasiva ciò che si afferma. Carlo conosceva bene di cosa parlava ed era convincente e persuasivo, perché sapeva instaurare rapporti di amicizia con tutti, anche con coloro che non condividevano le sue posizioni. Per questo lo si può considerare come l’uomo del dialogo.
Creava continuamente ponti, tesseva reti tra persone che potevano condividere valori e impegni concreti, cercando sempre un punto di convergenza, in cui si riflettevano valori al tempo stesso umani e trascendenti: un bambino è per sempre, amava ripetere. Con ogni bambino la storia ricomincia, si moltiplica, si illumina di una luce speciale. Non c’era in questo il senso di un dovere da compiere, un dovere di giustizia, c’era molto di più: c’era la consapevolezza che stava collaborando con l’azione creatrice di Dio e con l’azione redentiva di Suo Figlio.
La sua santità porta la traccia indelebile di questo amore forte per la vita e la Chiesa si appresta a riconoscere questa testimonianza straordinaria. Per questo è universalmente conosciuto e ricordato come un Apostolo del Sì alla Vita. Un Sì che è stato la bussola della sua esistenza.
La parabola politico-professionale di Carlo Casini mostra due precisi punti di lotta: a difesa della vita nel suo nascere e nel suo morire. Ma chi volesse racchiudere l’esistenza di Carlo Casini in questi confini, focalizzandone solo gli aspetti di una difesa a oltranza, priva di compassione, avrebbe dimenticato la sua profonda umanità, con cui cercava sempre di comprendere ogni persona, con la sua storia, i suoi condizionamenti, le sue difficoltà e sofferenze.
Carlo aveva un cuore colmo di misericordia che non faceva velo al suo giudizio ma ne stemperava la severità, cercando per ogni persona giustificazioni concrete, che non cambiavano il giudizio sul fatto, ma salvavano sempre chiunque si fosse trovato in determinate circostanze. Cercava di capire dove, come e perché il suo interlocutore aveva potuto equivocarsi e evidenziava quanto dolore e quanta sofferenza era scaturita da quella situazione. E poi tendeva la mano per sostenere, per correggere, per ricominciare.
L'ultima cosa che vorrei sottolineare è che la santità di Carlo si è manifestata pienamente, in un modo luminosissimo nel tempo della sua malattia. Sono convinta che la santità di Carlo abbia raggiunto il vertice proprio nella malattia; è allora che lui è stato davvero un Cristo in croce. E non ha esitato a offrire la propria vita nel modo più umile e generoso in cui si possa farlo. Sempre disponibile, sempre coraggioso, sempre di buon umore.
Non sono virtù da poco, sono virtù da leader: un leader che non gioca a fare il leader, ma che spesso, anche suo malgrado, è un vero e proprio leader che fa scuola, crea tendenza, attrae con il suo esempio.
Carlo è stato leader nel nascondimento esistenziale dettato dalla malattia e addolcito dagli affetti delle persone più care. Lontano dai clamori delle dispute appassionate, sempre con l’assoluta consapevolezza che l’uomo non è mai padrone assoluto della sua vita e della sua morte, ma ne è l’amministratore responsabile e prudente, generoso fino all’ultimo.
È così che la santità di vita si traduce nella concretezza dell’abbandono fiducioso nelle mani di Dio. “Di un Amore Infinito possiamo fidarci” diceva Carlo e questa fiducia lui l’ha vissuta fino in fondo. Carlo Casini ha vissuto tante vite, in modi e tempi diversi, ma in ognuna di queste fasi è sempre stato un testimone della fede, della speranza e dell’amore. Colpisce in Carlo l’equilibrio tra tutti questi valori; una sorta di saggezza antica che tanto bene fa a chi gli sta accanto, una forma di carità squisita.
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