Sempre più pillole, sempre meno obiettori: come cambia l’aborto in Italia
Nella relazione del Ministero della Salute con i dati 2023 interruzioni di gravidanza stazionarie (dopo il “rimbalzo” di un anno prima), ottenuti ormai al 60% con il metodo farmacologico. Boom della “pillola dei cinque giorni”

Aborti stazionari, ma in aumento rispetto alle nascite, così come cresce – e molto – il ricorso alla soluzione farmacologica; crescita anche per l’uso della pillola dei cinque giorni; in calo invece i medici obiettori. Sono i dati principali della Relazione sulla legge 194 che il Ministero della Salute ha consegnato al Parlamento con i dati relativi al 2023. Un ritardo nel monitoraggio che non impedisce di cogliere alcuni aspetti rilevanti. Vediamoli uno per uno.
Anzitutto i numeri assoluti: rispetto all’anno precedente gli aborti sono cresciuti dello 0,1%, che porta il totale a 65.746. Sempre troppi, ma molti meno dei 102mila di dieci anni prima. Un calo che, per la verità, si era interrotto nel 2022 con un improvviso, brusco rialzo (+3,2%) che da tempo non si registrava. L’appiattimento della curva che indica i bambini non nati andrà verificato quando verranno forniti i dati del 2024: sono infatti gli stessi anni nei quali le nascite sono crollate a precipizio, tanto che se il numero degli aborti resta sostanzialmente uguale aumenta invece in modo sensibile il rapporto di abortività (+3,6%), cioè le interruzioni ogni mille nati. Una corsa che non si arresta, con i due grafici di nascite e incidenza degli aborti ch vanno in direzioni opposte. Quando si parla di Paese in crisi di generatività è anche a questa immagine che bisogna pensare.
A fermare le gravidanze sono sempre di più le “pillole abortive”: gli aborti farmacologici (mifepristone – la Ru486 – con o senza prostaglandine) sono ormai il 59,4%. del totale con un aumento relativo del 7,8% in un solo anno. Si consolida l’effetto della circolare con cui nell’agosto 2020 l’allora ministro della Salute Roberto Speranza cambiò le linee guida per l’uso della pillola abortiva allargando molto le maglie.
Una decisione politica “gemella” – anche negli effetti – di quella che nell’ottobre dello stesso anno tolse per EllaOne (la “pillola dei cinque giorni”, definita “contraccettivo d’emergenza” e però inclusa nella Relazione ministeriale sugli aborti) l’obbligo di prescrizione medica anche per le minorenni. Col risultato che in tre anni si è arrivati a 469.384 confezioni vendute (più le 290.692 della “pillola del giorno dopo”, il Norlevo, oggi in calo).
Il segno meno sta invece marcando stabilmente i dati sui ginecologi obiettori, scesi per la prima volta sotto il 60%, al 57,1 (gli anestesisti obiettori sono il 35,1%, il personale non medico è ancora meno, il 30,9, entrambi in costante calo). L’aumento dei non obiettori rende del tutto infondata la persistente polemica su una presunta difficoltà di abortire in Italia: il carico di lavoro settimanale è infatti passato da 1,1 aborti per ginecologo all’attuale dato di 0,8.
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