Scienza e fake news: sui vaccini non si scherza
L’ipotesi di reintegro per legge del personale sanitario escluso dalla professione durante la pandemia per le sue posizioni che potevano mettere a rischio la salute pubblica rilancia la questione della scientificità come perno anche delle decisioni politiche. La voce di Mattarella

Il 25 ottobre la Camera ha approvato una norma (l’articolo 8 del disegno di legge sulle professioni sanitarie) che apre le porte alla possibilità di reintegro mediante reiscrizione all’Albo professionale dei sanitari che erano stati radiati durante il periodo della pandemia di Covid-19 per le loro posizioni contrarie alla vaccinazione.
Non si tratta di un reintegro automatico. La norma introduce solo la possibilità di chiedere di essere nuovamente iscritti all’Albo delle professioni sanitarie. Riguarda i sanitari radiati per fatti non dolosi, una platea che non coincide automaticamente con i cosiddetti “no-vax”. Il rischio però di un grosso equivoco di fondo resta. Il riesame per una sanzione a suo tempo giustificata dai fatti può essere oggi scambiato per una conferma delle loro tesi. Il messaggio che giunge ai cittadini è che una decisione simile venga percepita come una sorta di “rivincita” dei medici contrari ai vaccini. Una scelta politica inopportuna: una decisione parlamentare non può rendere vera un’affermazione scientificamente infondata.
Lo stesso Presidente della Repubblica ha espresso chiaramente il suo pensiero in proposito. Pur non entrando nel merito del provvedimento, nella giornata dedicata alla ricerca scientifica che si è svolta a fine ottobre al Quirinale, Mattarella ha esplicitamente affermato come «si diffondono credenze irrazionali e fake news distruttive contro i vaccini, inchiodando nella paura parti, sia pur piccole, di popolazione, attraverso un’opposizione pregiudiziale e sconcertante». Una denuncia sulla pericolosa deriva antiscientifica, che non può essere sostenuta da parte della politica.
In ambito sanitario l’importanza del ruolo dei vaccini non può essere messa in discussione. I vaccini rappresentano una delle più grandi vittorie sulle malattie infettive: sono tra le maggiori conquiste della medicina, tra i presidi più efficaci mai resi disponibili per la salute dell’umanità. Hanno rappresentato strumenti fondamentali per la scomparsa dalla faccia della terra di gravi malattie infettive (il vaiolo è stato completamente eradicato nel 1979 e la poliomielite è ormai anch’essa in via di estinzione) e sono oggi mezzi straordinari di prevenzione nei confronti di molte condizioni patologiche. Basti ricordare come il vaccino contro il Covid-19, preparato e distribuito a tempo di record durante la recente pandemia, ha evitato la morte di milioni di persone in tutto il mondo. Anche il rapporto rischi/benefici dei vaccini è senza ombra di dubbio a vantaggio di questi ultimi.
Vi sono professioni che, per essere svolte, non possono prescindere da requisiti minimi di conoscenza e di conseguenti azioni. Se le “regole d’ingaggio” sono chiare devono necessariamente essere accettate da chi vuole svolgere quel tipo di lavoro. Altrimenti si può anche non essere idonei per tale attività. Soprattutto se è in gioco la salute individuale e collettiva.
La verità scientifica è il cardine su cui si basa la professione medica e la tutela della salute. Non può mai essere un’opinione personale e non può essere ignorata da chi lavora in tali ambiti. Per questo ritengo inconcepibile che un sanitario, per il ruolo professionale che riveste, possa opporre un aprioristico rifiuto alla vaccinazione. La Federazione nazionale degli Ordini dei Medici e degli Odontoiatri ha chiesto al Parlamento di rivedere questa disposizione (l’iter legislativo infatti non è concluso perché il provvedimento deve passare ed essere discusso ancora in Senato) in nome delle evidenze scientifiche e della deontologia professionale. La politica può ancora (e credo debba) rivedere le sue scelte, decidendo sulla scorta della verità scientifica e non sulla base di preconcetti e ideologie.
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