La Calabria pensa alla legge sul suicidio assistito. Ma le cure palliative sono quasi assenti
La Regione con la più bassa assistenza per malati inguaribili e una presenza irrisoria di medicina palliativa potrebbe arrivare a una sua legge sulle scelte di fine vita, dopo il deposito delle firme per la proposta di iniziativa popolare

In Calabria ci sono hospice costruiti con denaro pubblico che non hanno mai aperto: le strutture di Melicucco, Siderno e Tropea –, ha raccontato l’oncologa Paola Serranò (fondatrice dell’hospice di Reggio) – sono rimaste inutilizzate e finite preda dei vandali.
Oggi gli hospice attivi nella regione sono sei, e uno solo è pubblico: in questo quadro, venerdì 30 ottobre l’Associazione Luca Coscioni ha depositato a Palazzo Campanella 10.794 firme per “Liberi Subito”, la proposta di legge regionale di iniziativa popolare sul suicidio assistito. La soglia richiesta era di 5mila sottoscrizioni, di quelle raccolte più della metà arriva dalla provincia di Cosenza (5.681) mentre quella di Reggio si ferma a 564.
Il testo ricalca le leggi già approvate in Toscana, Sardegna, Emilia-Romagna, Veneto e Umbria e affida a una commissione multidisciplinare la verifica dei requisiti fissati dalla Corte costituzionale. Marco Cappato, tesoriere dell’associazione, ha ricordato che in sette anni solo 19 persone hanno ottenuto l’assistenza del Servizio sanitario e che al Sud non ce n’è stata nessuna, a suo parere per effetto dell’assenza di una legge regionale, ma non si è espresso sulla carenza di cure palliative.
I numeri sull’assistenza ai malati inguaribili sono invece tristemente noti: la rilevazione Agenas diffusa a maggio 2025 dalle società scientifiche del settore attribuiva alla Calabria una copertura del 6,4%, davanti alla sola Sardegna. Un’inchiesta del “Corriere della Calabria”, a maggio di quest’anno, stimava una copertura reale tra il 17% e il 20%: poco più di tremila persone assistite su un fabbisogno superiore ai 15mila casi l’anno, con la Calabria fanalino di coda del Belpaese.
Ora tocca all’Ufficio di presidenza del Consiglio regionale, che ha trenta giorni per pronunciarsi sull’ammissibilità della proposta di legge, anche se in Consiglio è già stata depositata (il 4 agosto) una proposta della consigliera Elisabetta Barbuto. Il governatore Roberto Occhiuto, voce liberale di Forza Italia su diritti e fine vita, chiede una legge nazionale e teme una «legislazione Arlecchino», ma a giugno aveva lasciato aperta la via regionale: «Aspettiamo la legge nazionale, se non arriva tra qualche mese, potremmo pensarci noi». Il vicepresidente del Consiglio Giuseppe Ranuccio (Pd), che sostiene la proposta, aveva chiesto con un’interrogazione all’Asp di Reggio di assumere il personale della rete palliativa già in graduatoria.
Per le cure palliative un obiettivo nazionale esiste già: la legge di Bilancio 2023 chiede di arrivare al 90% di copertura entro il 2028. Ma in Calabria manca soprattutto il coraggio di decidere se le cure palliative sono importanti o meno.
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