Quel legame profondo tra Giorgio La Pira e Carlo Casini nel nome della vita umana

Tra due grandi figure del cattolicesimo italiano – il “sindaco santo” e il fondatore del Movimento per la Vita – c’è una connessione che va oltre la stima reciproca che li unì. E che passa per una data: 5 novembre 1977. Ecco cosa accadde
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November 3, 2026
Quel legame profondo tra Giorgio La Pira e Carlo Casini nel nome della vita umana
24 dicembre 1956: Giorgio La Pira visita l'Ospedale pediatrico Meyer di Firenze insieme al professor Cocchi
Ci sono date che la storia consegna alla memoria non soltanto per ciò che è accaduto ma anche per il significato che continuano a sprigionare benché a distanza di decenni anni. Il 5 novembre è una di queste date per Firenze e per il Movimento per la Vita italiano.
Era il 5 novembre 1977 quando Giorgio La Pira, il “sindaco santo” di Firenze, oggi Venerabile per il quale è in corso la Causa di Beatificazione e Canonizzazione, concludeva la sua esistenza terrena. Nello stesso giorno, all’Hotel Mediterraneo di Firenze, in una grande assemblea che vide riunite le rappresentanze di tutti i Movimenti e di tutte le associazioni cattoliche laicali, il Movimento per la Vita lanciava la proposta di legge di iniziativa popolare “Accoglienza della vita umana e tutela sociale della maternità”, di cui Carlo Casini, allora magistrato, fu tra i principali estensori.
La proposta in quaranta giorni raccolse oltre un milione di sottoscrizioni e avrebbe dovuto essere l’alternativa unificante (“non spaccate il popolo, non spaccate la coscienza” era il motto di accompagnamento) rispetto a quel muro di divisione che fu poi la legge 194, approvata sei mesi dopo e giudicata da La Pira nel corso del dibattito parlamentare «integralmente iniqua». La proposta si collocava, infatti, nel pieno del confronto politico e culturale che avrebbe portato alla legge sull’aborto. Il Movimento intendeva offrire una diversa impostazione legislativa, mettendo al centro dell’attenzione dello Stato l'accoglienza della vita nascente e la tutela della maternità.
I due eventi, che non devono essere confusi né forzatamente sovrapposti, letti insieme acquistano un significato particolare, dal sapore profetico. Da una parte, la conclusione della vicenda terrena di un uomo che aveva fatto della dignità umana, della solidarietà e della difesa degli ultimi il cuore della propria testimonianza cristiana e civile; dall'altra, l'avvio di una grande iniziativa popolare che intendeva porre al centro del dibattito pubblico il bambino non ancora nato e la necessità di sostenere concretamente la maternità. La coincidenza della data, che ricorre proprio oggi, diventa così un'occasione per riscoprire il legame ideale tra il pensiero di La Pira, quello di Carlo Casini, e la cultura della vita che il Movimento per la Vita avrebbe contribuito a sviluppare nella società italiana a tutti i livelli.
La Pira, dunque, raggiungeva la Patria Celeste, ma restava spiritualmente presente in quella assemblea del 5 novembre 1977, quasi a lasciare una consegna, ad affidare un compito. Carlo Casini – allievo di La Pira all’università e poi con lui membro del consiglio pastorale diocesano costituito dopo il Concilio Vaticano II – ebbe subito la distinta percezione di una missione da compiere.
Così, infatti, Carlo Casini scrive sul giornale “Sì alla Vita” dieci anni dopo, ricordando la «commozione di quel giorno»: «Non mi vergogno a rivelare il mio segreto pensiero: “Ora La Pira ci sarà più vicino che mai”, e – tentando quasi di usare un metodo proprio del “Professore”, che aveva il vezzo di scoprire legami misteriosi e significanti tra eventi diversi – mi parve (con presunzione, con temerarietà, lo riconosco – ma questo fu il mio pensiero) che quella coincidenza di data fosse come una staffetta, lasciasse sulle giovani e fragili spalle del Movimento la responsabilità di far crescere e fruttificare una parte dell’insegnamento del maestro che se ne andava, quella, meno ricordata, eppure la più drammaticamente e forse prevalentemente proposta dall’ultimo La Pira, ormai sofferente e prossimo alla morte».
Alcuni precedenti concorrevano a confermarne la solidità di un «legame misteriosamente intenso tra La Pira e il Movimento per la Vita» (parole di Carlo Casini). Cominciamo col dire che Carlo Casini e Giorgio La Pira ebbero la stessa posizione sulla questione del divorzio ai tempi del referendum del 1974: entrambi erano favorevoli all’abrogazione della legge. Ma fu con l’inizio del dibattito sulla legalizzazione dell’aborto che la sintonia tra i due si manifestò in tutto il suo spessore. La Pira era fermissimo, intransigente, nel riconoscere il diritto alla vita dei bambini non ancora nati. Pur essendo già malato si batté con grandissima determinazione e scrisse il noto articolo su “L’Osservatore Romano” del 19 marzo 1976, intitolato “Di fronte all’aborto”: con la forza della sua sapienza giuridica egli affermava che il «concepito è già una persona umana», e aggiungeva che questo riconoscimento, già presente nella tradizione giuridica romanistica, «diviene, col cristianesimo, una delle basi universali costitutive dei diritti inviolabili dell’uomo: il diritto alla vita».
Indirizzò accorate lettere e decisi telegrammi ai politici del tempo – Giulio Andreotti, Enrico Berlinguer, Amintore Fanfani, Pietro Ingrao, Flaminio Piccoli, Benigno Zaccagnini – per scongiurare la legge sull’aborto. Scrisse anche a papa Paolo VI: «Beatissimo Padre, questa nuova ondata contro la Santa Sede non deve farci paura. È vero che la Chiesa anche in questa occasione ha preso posizione per il bene e la salvezza dell’umanità, difendendo i bambini e con essi il domani. Forse anche in sede politica si potrebbero ancora salvare le cose se ci fosse il convincimento che “la salvezza dei bambini” è il valore assoluto da difendere oggi. La Madonna ci aiuti, ne ho fiducia».
Il 15 gennaio 1976, sempre a Firenze, dopo che già nella stessa città da poco meno di un anno esisteva il Centro di Aiuto alla Vita, fu realizzata una grande manifestazione, che può essere considerata il primo avvio del Movimento per la Vita italiano, e il tema fu “Se vuoi la pace difendi la vita” (lo stesso che Paolo VI diede alla Giornata per la pace di quell’anno). La Pira inviò al neonato Movimento per la Vita (allora Comitato fiorentino per la difesa della vita) un telegramma le cui parole sono tanto chiare quanto incisive: «Questa grande manifestazione così viva così profondamente sentita dal popolo fiorentino giustamente può essere definita “manifestazione per la tutela del genere umano”. Infatti come ogni impegno contro la guerra contro le bombe atomiche contro i razzismi contro ogni forma di oppressione e persecuzione essa riafferma con forza il valore primario dell’uomo e quindi il rispetto e la difesa dell’intera sua vita dal concepimento alla morte perché indistruttibile e unica è ogni persona umana».
Forte e chiaro il collegamento tra la pace e la vita umana: due facce della stessa medaglia. L’uomo della pace e del dialogo vide chiaramente che la legalizzazione dell’aborto stava innalzando un nuovo muro nella società e che solo un chiaro riconoscimento del diritto alla vita di ogni uomo fin dal concepimento avrebbe potuto abbatterlo.
La Pira non era soltanto un uomo politico, uno dei padri della Costituzione, un giurista o un amministratore pubblico. Era un cristiano che aveva cercato di tradurre il Vangelo nella vita della città, nelle istituzioni e nelle relazioni internazionali. La sua spiritualità era profondamente radicata nella convinzione che ogni persona dal concepimento avesse una dignità inviolabile e che la società dovesse essere giudicata soprattutto dal modo in cui si prendeva cura dei più deboli. La sua attenzione, infatti, si rivolgeva a quelli che non contavano, a coloro che non avevano strumenti per far valere i propri diritti. La sua coerenza era ferrea: la passione con cui fin dagli anni Trenta, aveva promosso la Messa dei Poveri nella chiesa di San Procolo a Firenze, e da sindaco si era battuto per il lavoro, per la casa, per la dignità degli operai e per quanti rischiavano di essere esclusi dalla vita sociale, è la stessa con cui scrisse il memorabile articolo già citato su “l’Osservatore Romano”, i telegrammi e le lettere di cui si è detto, fece giungere il messaggio al Movimento per la Vita. Ma c’è di più.
Tra i due la stima era forte e reciproca. Quella di Carlo Casini per Giorgio La Pira è provata ampiamente da molti suoi scritti e dalle molte sue conferenze, quella di La Pira ha avuto meno possibilità di dispiegarsi nel tempo perché la sua vicenda terrena si è conclusa il 5 novembre 1977, appunto. Ma non mancano tracce significative. Uno dei principali sostenitori di Carlo Casini per quanto riguarda la difesa della vita umana, fu proprio La Pira che in una lettera a Benigno Zaccagnini, allora segretario della Democrazia Cristiana, scrisse: «Si può restare indifferenti a tale indiscriminata uccisione di innocenti? Questo articolo di Casini offre una meditazione e una linea!».
L’articolo di Carlo Casini a cui si riferisce La Pira è intitolato “È giunta ormai l’ora di svegliarsi dal sonno” e pubblicato su “l’Osservatore Toscano” del 15 gennaio 1977 a pagina 1. Inoltre Maria, la moglie di Carlo Casini, ricorda con certezza che in occasione del primo convegno nazionale della Chiesa italiana, “Evangelizzazione e promozione umana” (30 ottobre-4 novembre 1976), La Pira fu contento di sapere che Carlo Casini partecipava su invito del cardinale Florit proprio per parlare della vita: «Qualcuno fece arrivare a Carlo uno scritto di La Pira il quale, non potendo partecipare al convegno, esprimeva il suo compiacimento per la presenza di Carlo Casini. La Pira aggiungeva di essere sicuro che Carlo avrebbe parlato in maniera egregia del tema della vita». Si può dire che La Pira ha visto in Carlo Casini l’allievo di cui fidarsi, quello che si poneva in continuità diretta con lui nella difesa degli ultimi, dei più dimenticati.
Un aneddoto interessante è legato a una lettera indirizzata da tale Carlo Grassi a Carlo Casini, datata 7 giugno 1979, all’indomani delle elezioni politiche alle quali Carlo Casini si candidò per la prima volta, riuscendo primo degli eletti. La lettera è significativa proprio perché Casini viene accostato a La Pira come suo successore. Ecco il passaggio più significativo: «Caro Carlo, una sera di molti anni fa [...] Don Piccini mi disse: “quel ragazzino (eri, largamente, il più giovane di tutti) farà strada; a sentirlo parlare mi ricorda La Pira”. La “profezia” di Don Piccini si sta avverando per il “far strada”. Nel complimentarmi con te per il successo personale avuto, che dimostra anche quello che l’associazionismo cattolico può fare quando trova motivi di aggregazione seri e validi, ti faccio un caldo invito ed augurio che tu cerchi di essere per il mondo, la politica e la cultura cattolica fiorentina quel punto di riferimento che è stato per tanti anni La Pira».
Inequivocabili elementi di quella che – per la fiducia, la stima, la sintonia spirituale, la condivisione di ideali e valori – ben può chiamarsi amicizia. Nelle memorie più vivide di questa amicizia, Carlo Casini, proprio sulle pagine di “Avvenire” (2 luglio 2009) racconta di un incontro con La Pira presso il Convento de La Maddalena: « Tra i miei ricordi più intensi di Giorgio La Pira c’è un lungo colloquio protrattosi per ore nel Convento de La Maddalena, vicino a Firenze, per parlare dei rapporti fra il comunismo (allora – eravamo negli anni ’70 – era quello «reale») e il Cristianesimo. La Pira preparava un dibattito televisivo sul divorzio e all’orizzonte si profilava il tema dell’aborto. Parlando di quest’ultimo, il volto del “Professore”, sempre festoso, si rabbuiava. Egli era veramente convinto della necessità di un incontro fra la cultura comunista, attenta alla giustizia sociale, all’eguaglianza e ai bisogni dei poveri, e quella cristiana, fortissima nell’affermazione della dignità umana. «Convertire i barbari!»: questo ripeteva, richiamando il precedente medievale della conversione dei Longobardi invasori dell’Italia cristiana.
Ma quella sera La Pira sembrava abbandonare la sua speranza: «Il vero muro – questo il suo pensiero – non è quello di Berlino, ma la questione dell’aborto. Come si fa a non capire, se non per estrema stupidità, che riconoscere il diritto alla vita dei bambini non nati significa fondare su una solidissima base le istanze di giustizia sociale e di uguaglianza?». E conclude: «Attualizzo il sogno di La Pira: che la forza della dignità umana trasformi la destra e la sinistra determinando coerenze in ogni direzione. Madre Teresa di Calcutta mi scrisse: “Il diritto alla vita è questione politica, ma è prima della politica, perché è il presupposto della politica”. Vale per tutti i partiti. Richiede coerenza a ogni livello».
Il messaggio di Giorgio La Pira, oggi Venerabile, e tutto l’impegno di Carlo Casini, ora Servo di Dio, conservano inalterata la loro attualità. Quanti echi del passato può suscitare una data – il 5 novembre –, ma soprattutto quanta profezia in una storia che continua e quanta luce sul tempo presente!
Marina Casini è presidente del Movimento per la Vita italiano

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