«Samaritani gli uni per gli altri: e anch’io disabile divento un dono»

Nella Giornata del Malato la scrittrice Rita Coruzzi rivive la pagina evangelica scelta da papa Leone come “guida” dell’appuntamento mondiale ispirato alla festa della Vergine di Lourdes. E ci dice che una vita sulla carrozzina cambia segno se si incontra chi si prende cura di te
February 11, 2026
«Samaritani gli uni per gli altri: e anch’io disabile divento un dono»
Una celebrazione per i malati a Lourdes
Nella prima Giornata mondiale del Malato del suo pontificato papa Leone ha tracciato una linea molto chiara parlando di compassione e citando la parabola del buon samaritano. Tante volte abbiamo ascoltato questo brano evangelico (Luca 10,25-37): il Santo Padre invita a focalizzare l’attenzione sullo sguardo del samaritano che guarda l’uomo disteso per terra, maltrattato, derubato, sanguinante ma a differenza degli altri non passa oltre. Egli osserva, si avvicina, si commuove, lo cura, lo prende su di sé, paga di tasca propria le cure. Non c’è modello migliore a cui ispirarsi in questa Giornata, dove i malati, i sofferenti, gli esseri umani con ogni genere di afflizione vengono messi al centro non solo della Chiesa ma anche della società, nella quale per tutto il resto dell’anno sembrano invisibili.
Anch’io, essendo disabile, ho incontrato i miei buoni samaritani, specialmente a Lourdes. In particolare un sacerdote mi guardò, mi amò, mi accarezzò, mi prese per mano e cominciò a guidarmi verso una vita con Dio, seppure nella sofferenza. Mi fece vedere un’esistenza che prima mi era impossibile accettare. Lui ha davvero avuto lo sguardo di Gesù che vede oltre le apparenze, i limiti e le difficoltà.
Tutti i malati dovrebbero provare questa esperienza: sono convinta che ognuno di loro abbia il suo buon samaritano, nella famiglia, in un amico, in un sacerdote, o anche in una persona incontrata per caso e per poco, come i volontari dell’Unitalsi durante i pellegrinaggi. Persone che possono stare vicino a un malato anche solo per dieci minuti, un’ora o un giorno intero, e poi riprendere la loro vita normale: ma quel tempo trascorso insieme può cambiare le rispettive vite. Nelle relazioni c’è sempre un dare e ricevere. Amo pensare che anche il samaritano, che rappresenta Gesù, abbia ricevuto qualcosa dall’uomo ferito del quale si è preoccupato, sia entrato in contatto con la sua umanità, con la sua debolezza, con il suo essere diverso. E tutto questo l’abbia condotto a prendersene cura: come san Francesco quando abbracciò il lebbroso, e da lì la sua vita cambiò. Vide nel lebbroso il Signore che lo chiamava a qualcosa di diverso, a un’esistenza nuova che poteva spaventare ma anche essere un grande dono per sé stesso, e soprattutto per gli altri. Un raggio di sole che illuminasse i più poveri, seguendo radicalmente l’esempio di Gesù.
Candele accese a Lourdes davanti alla Grotta di Massabielle (foto dal profilo X del Santuario)
Candele accese a Lourdes davanti alla Grotta di Massabielle (foto dal profilo X del Santuario)
Tutti noi, anche i miei fratelli malati, siamo chiamati a essere samaritani, ad andare oltre le apparenze, il distacco e l’emarginazione per cercare in chiunque ci stia vicino qualcuno che ci guardi con gli occhi di Dio, con “compassione”. Questo termine deve essere considerato nel suo significato originale, cioè “soffrire con”: come il cireneo che portò la croce per un tratto dando sollievo al Cristo martoriato che si stava avvicinando al Golgota.
Oggi siamo immersi in un clima frenetico, non c’è spazio per gli altri se non per piccoli e quasi insignificanti ritagli di tempo. Allora è essenziale, in questa Giornata, rallentare o addirittura fermarsi, avere uno sguardo aperto con cui osservare se qualcuno ha bisogno di aiuto. Anche solo per oggi diventiamo samaritani.
Io stessa ne sono stata testimone sul mio corpo e sul mio spirito al punto che, tornata da Lourdes, dopo essere stata “curata” dalla compassione, il mio dolore si era tramutato in gioia e la solitudine in appartenenza. Ho provato un senso di appartenenza a Dio per fare la Sua volontà e accettare di essere portata dovunque mi avrebbe condotto, anche sulla carrozzina, per diventare io stessa samaritana e operatrice di pace, e offrire al fratello sofferente gioia e speranza.
Se Gesù ha toccato me può toccare anche te, se ha guardato me di certo guarderà te. Sia i sani che i malati provano spesso una certa diffidenza o timore nell’avvicinarsi gli uni agli altri per molte ragioni. In questa Giornata questa diffidenza deve cadere, le barriere devono essere abbattute, le paure e i preconcetti abbandonati, per ritrovarci tutti figli della stessa Madre e non dimenticare mai che Dio ci ama così come siamo con tutte le nostre debolezze e fragilità. Per Lui noi siamo un capolavoro, un gioiello. Guardiamoci con il suo stesso amore, consegnando al Crocifisso tutte le nostre debolezze, i dolori e le infermità per sperimentare davvero la sua misericordia e potenza, che ha il suo culmine nello spalancare le braccia sul legno della croce per raccogliere tutti in un abbraccio eterno.
L'immagine della Madonna nella Grotta sotto il Santuario di Lourdes
L'immagine della Madonna nella Grotta sotto il Santuario di Lourdes
Come ha detto papa Leone nella bella preghiera che suggella il Messaggio per questa Giornata, chiediamo alla nostra dolce Madre di non allontanarsi, di non distogliere da noi il suo sguardo per ottenere da lei l’intercessione della benedizione del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo: sarà lei, come scrive Leone XIV, che ci insegnerà «a entrare nella dimensione “samaritana”, inclusiva, coraggiosa, impegnata e solidale che ha la sua radice più intima nella nostra unione con Dio e nella fede in Gesù Cristo».
Rita Coruzzi, scrittrice, autrice di successo di vari romanzi biografici di grandi figure storiche di donne, ha appena pubblicato per Piemme "La Dogaressa", storia ispirata alla vicenda di Morosina Morosini, moglie del Doge Marino Grimani, e ambientata a Venezia tra Cinque e Seicento.  

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