Perché non abbiamo più tutti lo stesso diritto alla salute?
Oms e Cei insieme per la presentazione a Roma del report europeo «sullo stato dell’equità in salute». Al centro la domanda del Vangelo: “Chi è il mio prossimo?” (e la risposta del Samaritano)

Riflettendo sulla domanda “Oggi chi è il mio prossimo?” il 18 marzo alla Pontificia Università Lateranense si tiene la presentazione del secondo Rapporto sullo stato dell’equità in salute (“Hesri”, nella sigla inglese) nella regione europea dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), con il suo direttore Hans Henri Kluge, con la partecipazione del ministro italiano della Salute Orazio Schillaci e di rappresentanti del Consiglio delle Conferenze episcopali europee (Ccee), a partire dal presidente Gintaras Grušas (arcivescovo della lituana Vilnius), e della Conferenza episcopale italiana, con l’arcivescovo di Cagliari Giuseppe Baturi, segretario generale. L’evento è organizzato dall’Ufficio nazionale per la Pastorale della salute, diretto da don Massimo Angelelli.
L’appuntamento è significativo per più motivi, a partire dal fatto che i confini della regione europea dell’Oms non coincidono con quelli della Ue ma comprendono anche Regno Unito, Norvegia, tutte le repubbliche dell’ex Jugoslavia, Turchia, Israele, Russia e alcune repubbliche ex sovietiche: «Il rapporto tra Cei e Oms – racconta don Angelelli – nasce un paio d’anni fa con un percorso di avvicinamento al Giubileo, durante il quale facemmo un convegno sulle povertà sanitarie in Europa e nel mondo. E quest’anno – ulteriore frutto – hanno scelto di presentare questa seconda edizione del rapporto Hesri (la prima fu nel 2019 ed è disponibile online, ndr) agli episcopati europei perché riconoscono alla Chiesa cattolica un ruolo determinante nel contrasto alle disequità in salute ». Oltre al riconoscimento di quanto la Chiesa già fa, c’è l’auspicio di un allargamento dell’intervento in sinergia con l’Oms: «Anche perché – anticipa Angelelli – i dati del Rapporto sono preoccupanti e mostrano che le disequità in salute in Europa sono in forte crescita».
Alla domanda evangelica su “chi è il mio prossimo” «oggi si risponde: tutti coloro che sono soli – osserva don Angelelli –, che è la condizione che predispone all’emarginazione e alla povertà sanitaria. Ci sono molti emarginati dalla comunità sociale, persone sole: i rapporti sanitari ci dicono che le solitudini sono in crescita e questo genera una serie di difficoltà e patologie. Quindi l’obiettivo della Pastorale della salute è contrastare le solitudini». A Roma – conclude don Angelelli – «la presenza di rappresentanti degli episcopati europei testimonia la rinnovata attenzione della Chiesa a combattere quella cultura dello scarto che genera tanta solitudine».
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