Per la speranza di salute dei bambini ci vuole una (nuova) Città
Nasce a Padova il polo pediatrico del futuro per terapie “di frontiera”, sviluppo dell’Istituto di ricerca e cura nato nel 2012 su impulso della Fondazione Città della Speranza

Un obiettivo concreto: investire nella ricerca, ricevere trattamenti efficaci ed evitare il più possibile ai bambini il ricovero, per migliorare le loro condizioni di vita. A Padova c’è un luogo dedicato alle malattie dei più piccoli che li assiste e sperimenta cure e nuove terapie. È l’Istituto di ricerca pediatrica, nato nel 2012 grazie ai fondi della Fondazione Città della Speranza, ente filantropico che in trent’anni ha raccolto e investito più di 130 milioni di euro per le patologie infantili, destinando oltre 53 milioni di euro alla ricerca per oltre 167 progetti scientifici.
Nuovi fondi hanno appena permesso la posa della prima pietra per una seconda torre, pronta entro il 2027. L’edificio ospiterà una cell factory di ultima generazione, dedicata alle terapie avanzate, come le Car-T, e alle nuove terapie a Rna, cruciali per le malattie neurodegenerative, metaboliche e lo sviluppo di nuovi farmaci antinfiammatori. La costruzione coinvolge, oltre allo stesso Istituto di ricerca e alla Fondazione, anche l’Università, l’Azienda ospedaliera, l’Istituto Veneto Oncologico, il Centro nazionale di terapia genica e Rna, la Fondazione Cassa di risparmio di Padova e Rovigo e la Regione Veneto.

La compartecipazione del pubblico e del privato è nel Dna delle opere realizzate fino a oggi: l’Istituto infatti è guidato dalla Fondazione che garantisce velocità decisionale, ma ha un’anima pubblica in virtù di un accordo con Regione, Università e Ospedale. «Credo fortemente in questo connubio: il privato deve investire di più nella ricerca e vedere l’industria farmaceutica come un partner. Collaborando possiamo abbattere i costi delle terapie avanzate che oggi costano centinaia di migliaia di euro e renderle accessibili a tutti», spiega Franco Masello, fondatore di Città della Speranza e presidente dell’Istituto, che conta 200 ricercatori (in gran parte giovani) e 150 esterni. «Non ci occupiamo solo di oncologia – continua –, ma di tutte le malattie rare pediatriche in cui spesso nessuno investe. Il mio approccio è pragmatico: ogni bambino malato va trattato come nostro figlio».
Decisivo il legame tra cura e ricerca. «Molti dei nostri medici al mattino curano i bambini affetti da leucemia o i neonati prematuri di appena 500 grammi, i “bimbi piuma”, nel nuovissimo polo pediatrico da 155 posti letto dell’Azienda Ospedale-Università di Padova, e al pomeriggio fanno ricerca in Istituto. Questo ci permette di comprendere le reali necessità cliniche e di perseguire la nostra missione: la ricerca traslazionale, quella che arriva nel più breve tempo possibile dal laboratorio al letto del piccolo», spiega il professor Eugenio Baraldi, direttore scientifico dell’Istituto e del Dipartimento salute Donna e Bambino della stessa Azienda. Un esempio di trattamento che nasce dai bisogni del paziente e in via di sperimentazione riguarda proprio i prematuri: «Dopo cinque anni di lavoro – illustra Baraldi – abbiamo sviluppato una terapia innovativa basata sulle vescicole extracellulari. Si tratta di una cura naturale ricavata dai cordoni ombelicali donati: non iniettiamo cellule ma i loro “effettori”. Dopo gli ottimi risultati in laboratorio e sui modelli animali, l’Agenzia europea per i medicinali (Ema) ha approvato lo studio di fase 1. Siamo i primi al mondo a testare questa terapia, somministrata tramite tubo endotracheale, per prevenire la displasia broncopolmonare, una grave malattia cronica che colpisce i polmoni dei prematuri. Il nostro obiettivo è stimolare la rigenerazione degli organi che, a causa della nascita precoce, non hanno completato lo sviluppo».

Altra sfida è implementare la medicina personalizzata e migliorare la qualità della vita. «Spesso – ricorda Masello – le malattie nascono da processi infiammatori comuni: la stessa terapia che stiamo studiando per i bimbi prematuri potrebbe avere applicazioni in molte altre patologie dell’adolescente e dell’adulto. Non vogliamo solo salvare vite ma garantire la qualità della vita futura. La scienza corre, ma servono fondi, io sono un imprenditore e dico sempre che ognuno deve fare la propria parte. Andiamo avanti per trasformare la “Speranza” in “Certezza”».
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