Suicidio assistito: la legge torna ai box, ma un’intesa è ancora lontana

Partita e subito fermata la discussione nell’aula del Senato: passa la richiesta di Forza Italia di andare in Commissione per arrivare a un testo condiviso. Ma per l’opposizione è solo una perdita di tempo
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June 4, 2026
Suicidio assistito: la legge torna ai box, ma un’intesa è ancora lontana
La senatrice Stefania Craxi durante la discussione, in Senato, del disegno di legge n.104 sulla "morte medicalmente assistita"/ ANSA
Effetto Craxi sul fine vita. La neo capogruppo di Forza Italia ha chiesto e ottenuto un prosieguo di discussione e un conseguente ritorno in Commissione del testo, che peraltro al momento nemmeno c’è. Non è più, infatti, il testo Zanettin (Fi) – Zullo (Fdi) e non è di nuovo il testo Bazoli (Pd) che – se non si fosse proceduto al rinvio – sarebbe ridiventato la base di discussione per effetto di un accordo tutto da riscrivere nella maggioranza. Ma l’ipotesi è stata bocciata ieri dal Senato.
Clima surriscaldato, ieri, nel giorno del ritorno in aula che era stato fissato con un tentativo di mediazione di Ignazio La Russa, rivelatosi un po’ una forzatura, dal momento che la maggioranza afferma ora di aver bisogno di più tempo per riscrivere la sua proposta, non accettando in alternativa di ripartire dal testo presentato dalle opposizioni. «Il Parlamento è sovrano. Io il mio lavoro l’ho fatto: quello di convincere tutti che fosse corretto portarlo in Aula. Poi la democrazia è questa», afferma con una punta di rammarico il presidente del Senato. Stefania Craxi assicura di avere le migliori intenzioni: «La richiesta di tornare in Commissione sul fine vita non è una strategia dilatoria. Saremmo i primi a denunciarla, se lo fosse. Noi di Forza Italia abbiamo scelto di riportare questo dossier al centro della discussione perché riteniamo che il Parlamento non possa più sottrarsi a una materia che riguarda la persona, la sua libertà, la sua dignità. E questa discussione deve essere libera. Non c’entra il Governo, non c’entrano le maggioranze o le opposizioni». Forza Italia si ritaglia quindi un tentativo di mediazione: «Il testo Bazoli, che contiene elementi per me personalmente condivisibili e che recepisce parti importanti della giurisprudenza costituzionale, è difficilmente in grado di trovare una maggioranza in quest’Aula. Suscita, infatti, non poche riserve anche nella parte più credente della stessa opposizione. Il testo Zanettin-Zullo, invece, non è ancora pronto per l’Aula. Noi stessi, come Forza Italia, presenteremo emendamenti per costruire una mediazione possibile. Non un lavoro infinito – assicura – ma un lavoro contingentato che ci permetta di tornare in quest’aula prima dell’estate con un testo il più possibile condiviso», promette la capogruppo di Fi.
Conferma uno dei due relatori Ignazio Zullo, di Fdi: «È arrivata da Forza Italia la richiesta di riapertura dei termini per presentare emendamenti e per permettere il raggiungimento proprio di quell’obiettivo comune. Le opposizioni che si schierano contro la sospensiva dimostrano di non volere una legge il più possibile condivisa malcelando un tentativo di strumentalizzazione ideologica del provvedimento. Tornare in commissione, con tempi più celeri possibili, credo sia una cosa giusta e utile», assicura.
Ma se l’iniziativa di FI allontana al momento la prospettiva di una convergenza della maggioranza su un testo condiviso al suo interno, non apre nemmeno spiragli di dialogo con l’opposizione. Anzi. Alfredo Bazoli difende il suo testo: «Questa è una proposta di legge già approvata alla Camera nella scorsa legislatura, un testo equilibrato, tanto - ha aggiunto rivolgendosi alla capogruppo di FI Craxi – che il suo collega presidente di FI alla Camera ha presentato un testo identico. Ed è rispettosa dei requisiti della Corte costituzionale. Vi abbiamo chiesto di discuterla», dice, riferendosi a una proposta dell’esponente “liberal” di Forza Italia Enrico Costa. «Avete chiesto e ottenuto quasi 100 audizioni, poi un comitato ristretto, che è riuscito a partorire un testo in palese contrasto con le sentenze della Corte costituzionale. Per 7 mesi non avete convocato la commissione e oggi ci chiedete di tornarci: oggi questo vuol dire affossare la legge», conclude fra gli applausi scroscianti dai banchi delle opposizioni. Non meno dura Mariolina Castellone, vicepresidente del Senato, di M5s, critica in particolare per l’esclusione, nel testo della maggioranza in fase di rielaborazione, del Servizio sanitario nazionale: «Ma a cosa pensate, alle cliniche della morte private? Ma anche diversi altri punti sono estremamente contraddittori. Questa legge andrà fatta, prima o poi. Non prendere questa decisione, oggi, condanna tanti malati terminali a una solitudine che non è più solo istituzionale, prendetevi la responsabilità di dare risposte ai cittadini».
Alla fine con 88 voti favorevoli, 59 contrari, nessun astenuto l’aula del Senato ha accolto la richiesta di sospensiva presentata dal capogruppo di FdI Lucio Malan sull’esame del ddl Bazoli. «La maggioranza ha affossato la proposta di tutte le opposizioni, è la dimostrazione che questa destra non vuole una legge che garantisca un fine vita dignitoso, seguendo quello che già la Corte costituzionale ha spiegato» interviene, da San Giovanni Rotondo, la segretaria del Pd Elly Schlein: «Lo trovo vergognoso, è indegno, gravissimo e vergognoso».
Con l’assottigliarsi dei tempi si fa strada l’ipotesi di un nulla di fatto di legislatura. C’è chi lo auspica apertamente, come l’associazione Pro Vita e Famiglia, che approva la nuova sospensiva, ma proprio con l’auspicio che una legge non vi sia, sia pur nei ristretti paletti indicati dalla Consulta e quelli aggiunti dalla maggioranza sulla messa a disposizione delle cure palliative, «perché qualsiasi legge sul suicidio medicalmente assistito è una norma di morte, anche se edulcorata come un fantomatico “male minore”». Nelle prossime settimane si capirà di più di quello che al momento assomiglia tanto a un gioco delle parti, a futura memoria, in vista dell’ormai non lontano ritorno alle urne.
A complicare la discussione ieri mattina una nuova polemica si è aperta con l’audizione del presidente dell’Istituto superiore di Sanità Rocco Bellantone e del presidente del Cnr Andrea Lenzi, sui dispositivi per l’autosomministrazione dei farmaci per il suicidio assistito, la cui disponibilità apre nuovi interrogativi e necessità di serio approfondimento.

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