Orfana del figlio, Wendy troverà la morte per eutanasia in una clinica svizzera
Il caso-choc di una madre inglese di 46 anni che domani riceverà l'iniezione letale. L'unico figlio è morto 4 anni fa, lei non ha retto alla disperazione

L'ora X per Wendy scatterà domani, venerdì 24 aprile. Dalla Gran Bretagna nei giorni scorsi è volata in Svizzera, alla clinica Pegasos, l'unica che accetta "clienti" che decidono di porre fine alla propria vita per gravi disturbi psichiatrici e non per malattie terminali. Wendy Duffy ha pagato 10mila sterline per il servizio e ha deciso di rendere pubblica la sua storia il giorno prima di lasciare questo mondo. Cinquantasei anni, ex operatrice socio-sanitaria delle West Midlands, nel 2022 ha perso il figlio 23enne Marcus in un incredibile incidente domestico che ha stravolto la vita di tutta la famiglia. Il ragazzo è rimasto soffocato da un pomodorino tagliato a metà, servito proprio dalla madre con un panino. Marcus è rimasto in coma diversi giorni e la famiglia ha deciso di donare i suoi organi. Nell'intervista esclusiva pubblicata oggi dal Daily Mail e ripresa da altre testate, tra cui The Times, Express e Mirror, si legge che Wendy è entrata in contatto con le famiglie dei riceventi e di essere stata felice di sapere che la morte di suo figlio era servita almeno a salvare la vita di altre persone, ma questa consolazione non è bastata a ridare un senso alla sua esistenza. Così la donna ha attraversato il suo inferno personale: quattro anni di antidepressivi, visite psichiatriche e un tentativo di suicidio, fino alla decisione di ricorrere al suicidio assistito in Svizzera. «È la mia vita, è la mia scelta», ha ripetuto ai giornalisti. La storia di Wendy, una donna fisicamente in buona salute e mentalmente lucida, irrompe mentre è improbabile che il disegno di legge sul fine vita venga approvato durante questa sessione parlamentare, poiché la Camera dei Lord non avrà tempo sufficiente venerdì per discutere l'intera legislazione.
Wendy ha condiviso la sua storia perché, a suo dire, vuole richiamare l'attenzione sull'ingiustizia che il sistema attuale riserva alla sua famiglia: per la legge inglese chiunque accompagni la donna in Svizzera rischia di essere incriminato. I sei tra fratelli e sorelle di Wendy dunque sono stati informati del suo viaggio senza ritorno in Svizzera ma non ne sono stati coinvolti. Pegasos ha effettuato diversi accertamenti sulla situazione clinica della donna, e si sa che lei non è la prima cittadina britannica a prendere la strada della Svizzera. E non è nemmeno la prima ad avere accesso all'eutanasia (che viene chiamata prudentemente suicidio assistito) per motivi psichiatrici. Pochi mesi fa in Spagna ottenne il via libera la 25enne Noelia, vittima di un feroce stupro di gruppo che l'aveva distrutta psicologicamente e rimasta tetraplegica dopo un tentativo di suicidio. Nel 2023 si discusse molto della vicenda di Milou Verhoof, una 17enne olandese che pose fine alla sua vita tramite eutanasia a causa di insormontabili sofferenze psicologiche. La sua storia aveva sollevato un acceso dibattito etico e politico nei Paesi Bassi e a livello internazionale sulla pratica dell'eutanasia per minorenni con problemi di salute mentale.
La vicenda di Wendy Duffy solleva interrogativi analoghi, a partire proprio dal Regno Unito: coloro che si oppongono a qualsiasi modifica della legge sul suicidio assistito nel Regno Unito sostengono da tempo che, se ai malati terminali venisse concesso il "diritto" di morire in qualsiasi circostanza, non passerebbe molto tempo prima che anche coloro che non sono prossimi alla fine della vita rivendichino lo stesso diritto. Alistair Thompson, portavoce di Care Not Killing, ha dichiarato al Daily Mail che «questo è un caso tragico che mette in luce i reali pericoli della legalizzazione del suicidio assistito e dell'eutanasia. Negli ultimi anni, abbiamo visto persone affette da diabete o disturbi alimentari fare richiesta di porre fine alla propria vita ai sensi della legislazione sul suicidio assistito. Quello che dovremmo fare è concentrarci su buone cure palliative piuttosto che tollerare la morte di persone che soffrono». La deputata laburista Rachel Maskell, che ha votato contro il suicidio assistito, ha sottolineato che «nulla potrebbe essere più tragico che perdere il proprio figlio in modo inaspettato. Questo caso tuttavia, evidenzia che è necessario investire molto di più nella gestione del trauma; la soluzione non è togliersi la vita. Per coloro che soffrono di problemi di salute mentale persistenti, inoltre i servizi devono migliorare rapidamente. Tuttavia, credo che abbiamo un ulteriore dovere: la clinica Pegasos in Svizzera dovrebbe destare in noi allarme e noi, come Parlamento, dobbiamo esplorare le modalità per proteggere le persone dall'utilizzo dei loro "servizi" se vogliamo tutelare le persone nel momento di maggiore vulnerabilità».
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