Non si guarisce, ma si cura: e il fine vita diventa tempo di relazione
Quando viene meno la speranza di sconfiggere la malattia emerge il cuore dell’accompagnamento: l’ascolto, la presenza, il dialogo. Un libro presentato a Genova all’Opera Don Orione riflette sul limite come opportunità e non come sconfitta

È stato presentato al Teatro Von Pauer dell’Opera Don Orione di Genova il volume “Quando finisce una vita. La figura della end of life Doula”, scritto da Linda Alfano, Rosagemma Ciliberti e Ivano Malcotti. L’iniziativa si è svolta nell’ambito dell’incontro interdisciplinare “Abitare la soglia. Accompagnare la vulnerabilità nel tempo del fine vita”, promosso da So.Crem Ets Genova in collaborazione con l’Opera Don Orione.
L’appuntamento ha offerto una riflessione ampia e multidisciplinare sul tema del fine vita, affrontato sotto il profilo bioetico, medico, sociale e spirituale. Al centro del confronto è emersa la consapevolezza che la fase conclusiva dell’esistenza non può essere ridotta a un evento esclusivamente clinico. Accanto ai progressi della medicina, infatti, si impongono con sempre maggiore evidenza i bisogni psicologici, affettivi e spirituali della persona malata.
La vulnerabilità, in questo orizzonte, non viene più considerata come un limite da nascondere ma come una dimensione costitutiva dell’esperienza umana, che chiede di essere riconosciuta e accompagnata. I relatori hanno sottolineato in modo concorde che anche quando non è più possibile guarire resta fondamentale prendersi cura della persona: la cura non si esaurisce ma si trasforma in presenza, ascolto e relazione.
È proprio la relazione a diventare il cuore dell’accompagnamento nel tempo del fine vita. In questo contesto si inserisce la figura della End of Life Doula, professionista non sanitaria che offre supporto emotivo, spirituale e pratico alle persone nel fine vita e alle loro famiglie. Presente anche in Italia grazie all’impegno della genovese Linda Alfano, questa figura contribuisce a rispondere a bisogni spesso non intercettati dai servizi sanitari e sociali.
Il teologo don Marco Doldi ha proposto una riflessione sul significato della cura nel tempo del limite, ricordando il valore simbolico della Doula: una figura che richiama quella che, nel mondo antico, accompagnava la nascita. Un’immagine che evidenzia come nascere e morire siano momenti complementari dell’esistenza, entrambi bisognosi di vicinanza e accompagnamento.
Nel corso dell’incontro è emersa con forza anche l’idea della «dignità intrinseca della persona», che permane nella malattia e nella sofferenza e si esprime in modo particolare attraverso le relazioni. In questa prospettiva, anche il medico e chi assiste diventano essi stessi “cura”, attraverso la qualità della presenza e del rapporto umano.
Rosagemma Ciliberti ha evidenziato come la società contemporanea tenda a marginalizzare il tema del limite, relegandolo alla sola dimensione sanitaria. Proprio per questo la figura della Doula del fine vita appare significativa nel colmare uno spazio ancora scoperto, intercettando bisogni emotivi, esistenziali e narrativi che rischiano di rimanere senza risposta.
Infine, Ivano Malcotti ha sottolineato l’importanza di una formazione strutturata per questa figura, ricordando il percorso biennale di alta formazione promosso da So.Crem Genova ETS, giunto alla quarta edizione e fondato su un solido impianto etico.
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