Il “sì” dell’Europarlamento all’aborto: come hanno votato gli italiani?
Nella maggioranza che si è espressa a favore del “diritto” all’interruzione di gravidanza “sicura e accessibile” Socialisti, Verdi e Sinistra ma anche molti Popolari dissociati dal “no” di Ppe, Conservatori e Patrioti. Il giudizio dei vescovi della Comece e delle Associazioni familiari della Fafce

È passata a larga maggioranza a Strasburgo la risoluzione proposta dall’Iniziativa dei Cittadini Europei (Ice) “My voice, my choice” (La mia voce la mia scelta) per “un aborto sicuro e accessibile”, firmata da un milione di persone nel 27 Paesi. 358 i voti a favore, 202 i contrari, 79 gli astenuti: così ha passato il primo vaglio il progetto per il sostegno – anche finanziario – agli Stati membri per dare accesso all’interruzione di gravidanza a chiunque in Europa non abbia ancora pieno accesso all’aborto. Questa risoluzione supporta l’accesso all’aborto per le donne europee che vogliano andare ad abortire in un altro Paese Ue diverso dal proprio quando ritengano limitata la loro libertà di scelta. Nelle votazioni è passato anche l’emendamento che chiede di includere il “diritto all’aborto” nelle carta dei diritti fondanti dell’Unione Europea. Bocciata la risoluzione alternativa presentata da 36 europarlamentari dei gruppi Popolare e Conservatore (tra loro Letizia Moratti e Massimiliano Salini di Forza Italia con Paolo Inselvini di Fratelli d’Italia) in cui si ricordava che «le politiche in materia di aborto e salute sessuale e riproduttiva, nonché l’organizzazione e la prestazione dei relativi servizi sanitari, sono di esclusiva responsabilità degli Stati membri».
Va chiarito che la risoluzione approvata ieri non ha valore vincolante ma esprime comunque una chiara intenzione politica, in attesa di quello che decideranno Commissione e Consiglio Ue l’anno prossimo: la decisione definitiva spetta a loro, ma certo il voto di ieri ha un forte significato politico.
A sostenere la risoluzione pro-aborto soprattutto il gruppo dei Socialisti e Democratici di cui fa parte per l’Italia il Pd: 118 voti, 19 gli italiani, tra i quali Bonaccini, Gori, Nardella, Zan e Zingaretti. Lucia Annunziata, anche lei del Pd, ha votato contro salvo poi accorgersi dell'errore e rettificare il voto da no in sì. Marco Tarquinio, eurodeputato dem e già direttore di Avvenire, presente in aula, ha deciso di non partecipare al voto. Alla conta dei voti è risultato determinante il contributo dei 71 voti a favore arrivati dal gruppo dei Popolari (tra loro Chinnici, Princi e Tosi di Forza Italia). Nel Ppe 68 i contrari (tra cui gli italiani Falcone e Salini di Forza Italia) e 28 astenuti. Negli astenuti risulta Letizia Moratti (FI) che aveva sottoscritto la risoluzione alternativa. Massiccio il voto favorevole anche del Gruppo Renew (62 sì) e della Sinistra (The Left) che comprende i parlamentari del Movimento 5 Stelle e di Alleanza Verdi e Sinistra (41 voti, tra loro Ilaria Salis). 47 sì e nessuna defezione dal Gruppo dei Verdi-Alleanza libera europea: tre gli italiani (Cristina Guarda, Ignazio Marino e Leoluca Orlando). Nel fronte dei contrari, 68 del gruppo Ppe, 64 dei Conservatori e Riformisti europei (di questo gruppo fanno parte i 23 di Fratelli d’Italia, tra i quali Fidanza, Inselvini, Procaccini e Sberna) e 38 del Gruppo Patrioti per l’Europa (con 4 leghisti: Aldo Patriciello, Sardone, Stancanelli e Tovaglieri). C’è infine il caso di 4 parlamentari che hanno dichiarato di avere sbagliato a votare a favore e hanno chiesto di poter verbalizzare il loro voto contrario: tra loro Elena Donazzan (FdI) e tre leghisti tra cui spicca il nome di Roberto Vannacci, che però come Lucia Annunziata - ma a parti invertite - ha poi rettificato il suo voto, da sì in no.
In vista del voto di ieri era scesa in campo la Comece (Commissione delle Conferenze Episcopali dell’Unione Europea) con una dichiarazione in cui aveva espresso «serie preoccupazioni riguardo all’obiettivo generale di questa iniziativa». «La Comece – si legge nella nota – invita i membri del Parlamento europeo a evitare ulteriori tensioni all’interno dell’Unione Europea e a votare responsabilmente, nel dovuto rispetto dell’attuale ordine di competenze dell’Ue nel campo dell’aborto e degli attuali programmi sanitari» dell’Unione. I vescovi della Ue sollevano «preoccupazioni dalla prospettiva dell’insegnamento della Chiesa cattolica, che ha costantemente affermato che “la vita umana deve essere rispettata e protetta in modo assoluto fin dal momento del concepimento... L’aborto diretto, cioè l’aborto voluto come fine o come mezzo, è gravemente contrario alla legge morale”», citazione dal Catechismo della Chiesa cattolica (nn.2270-2271). I rappresentanti delle Chiese cattoliche europee si dicono «preoccupati» in un «contesto fortemente polarizzato» dai «tentativi di aggirare le competenze nazionali e il principio di sussidiarietà per ragioni ideologiche». La Comece ritiene inoltre che «le donne in situazioni di vulnerabilità necessitino di forme di sostegno diverse da quelle proposte dalla presente e da iniziative simili volte a facilitare l’aborto». «Nel dibattito sull’aborto – dice ancora la nota episcopale – ciò che serve non è un’ulteriore divisione ideologica ma piuttosto politiche prudenti che proteggano e sostengano realmente le donne, salvaguardando al contempo la vita umana non ancora nata».
Severo anche il giudizio della Federazione delle Associazioni familiari cattoliche europee (Fafce): «Ritenere di poter imporre un’ideologia dall’alto, attraverso decisioni assunte a colpi di maggioranza, è un approccio che contrasta apertamente con il principio di sussidiarietà, fondamento dell’ordinamento europeo». L’Iniziativa a favore di “più aborti” in Europa «si configura come uno strumento di pressione politica sugli Stati membri, andando ben oltre le competenze attribuite all’Unione europea. L’aborto – mette in chiaro la Fafce – non può essere qualificato come un diritto. È tempo di prendere atto di una realtà preoccupante: il possibile utilizzo di fondi europei per favorire l’accesso all’aborto in tutta Europa procede oggi in una direzione diametralmente opposta rispetto allo spirito e alle finalità dell’Iniziativa dei cittadini europei “Uno di Noi”, sostenuta con forza dalla Fafce fin dal 2012». È ora necessaria «una seria autocritica sul livello di attenzione e di impegno dedicato alla tutela della vita. È inammissibile che il contribuente europeo sia chiamato a finanziare pratiche abortive, persino in quegli Stati membri nei quali l’aborto è considerato illegale. Tale situazione è anche il risultato di un diffuso disimpegno e di una crescente indifferenza verso quanto avviene nelle istituzioni europee, in particolare a Bruxelles».
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