«Ha salvato la scuola quando non sapeva più come andare avanti»: Carlo Casini e il “San Pier Martire” di Firenze
di è vita
Tra le testimonianze inedite sul servo di Dio anche quella di chi “teneva i conti” di una storica istituzione educativa che deve la sua continuità al coraggio di quello che per 40 anni ne fu il presidente

Dal 1978 al 2018 il servo di Dio Carlo Casini è stato presidente del cda del Conservatorio San Pier Martire a Firenze, scuola impegnata da secoli con le Suore Domenicane nell’istruzione (www.conservatoriosanpiermartire.it) sostenendo anche le ragazze-madri. Al figlio di Carlo, Francesco, attuale presidente, sono giunte testimonianze inedite sul padre mentre prende corpo la causa di beatificazione. Pubblichiamo quella di Angelo Fortuna, commercialista del Conservatorio dagli anni Novanta, attuale segretario del Cda.
Ho partecipato per decenni alle riunioni amministrative dell'ente, convocate per l'approvazione dei bilanci preventivi e consuntivi del Conservatorio e della scuola allora gestita direttamente dall'istituzione. Nella figura dell'onorevole Carlo Casini, presidente del Consiglio di Amministrazione, ricordo un uomo che ha sempre prestato la massima attenzione ai problemi dell'ente e della scuola, desideroso di comprendere a fondo ogni questione, anche quelle che non rientravano nel suo ambito professionale ma che riteneva essenziali per il bene dell'istituzione.
In quegli anni i bilanci si chiudevano spesso in negativo, con conseguente carenza di liquidità che rappresentava una criticità costante. Insieme al Consiglio, e in particolare al presidente Casini, mi trovai più volte ad affrontare situazioni difficili, cercando soluzioni anche temporanee per superare le difficoltà del momento. L'obiettivo finale era sempre chiaro: continuare a promuovere l'educazione e la formazione dei bambini e delle bambine della scuola, mantenendo viva la presenza educativa e sociale del Conservatorio nel territorio dell'Oltrarno fiorentino.
Carlo Casini era profondamente consapevole delle responsabilità verso il personale docente e non docente e verso l'intera comunità scolastica. Utilizzò i suoi contatti, uniti alle sue competenze e alla sua autorevolezza, impegnandosi anche nei rapporti con le pubbliche amministrazioni responsabili del finanziamento delle attività scolastiche. Nei periodi più difficili, quando perfino il pagamento degli stipendi era incerto, agì da mediatore attento e determinato, assumendo su di sé il peso di tutelare la continuità del servizio educativo e la serenità dei dipendenti.
Il suo contributo, anche politico, unito alla sua sensibilità e alla sua levatura morale permise negli anni di preservare e sostenere questa realtà formativa, anche grazie all'utilizzo di tutte le risorse immobiliari del Conservatorio. La sua presenza, discreta ma tenace, e l'esempio che diede ai collaboratori e alla comunità religiosa delle Suore Domenicane furono decisivi nel mantenere viva una missione educativa difficile ma fondamentale per la comunità locale.
Ripensando al suo operato pluriennale non si può non fare riferimento al suo credo sociale e religioso, che permeò continuamente anche la sua attività politica come rappresentante delle istituzioni della Repubblica. Fu questo pensiero a indicare la direzione nelle scelte che, in situazioni particolarmente complesse, tracciarono anche la storia del Conservatorio.
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