Custodiamo i bambini “invisibili” per salvare la nostra umanità
Nella Giornata nazionale per la Vita che la Chiesa italiana dedica ai bambini, uno sguardo sull’infanzia che più spesso viene rimossa, non vista, ignorata, emarginata (insieme alle proprie famiglie): i bimbi con disabilità

Domenica 1° febbraio Avvenire esce con un inserto speciale di 24 pagine a colori (a soli 30 centesimi in più del prezzo di copertina) dedicato alla 48esima Giornata nazionale per la Vita indetta dalla Chiesa italiana e che quest’anno ha per tema “Prima i bambini!” (qui il Messaggio della Cei). Tra gli articoli dello speciale, a cura di alcune delle più note firme di Avvenire, anche quello di Francesca Di Maolo, presidente dell’Istituto Serafico di Assisi. Eccolo.
La Giornata nazionale per la Vita quest’anno ci invita a tornare allo sguardo dei bambini, riconoscendo che ogni forma di violenza, esclusione o indifferenza verso di loro è una ferita inflitta all’intera umanità. Essere bambini, nel senso più profondo, significa accogliere la vita come dono. Nell’infanzia abitano la fiducia, lo stupore, la meraviglia: ogni incontro è possibile, ogni futuro ancora aperto. Nell’anno dell’ottavo centenario del Transito di san Francesco ci porta a guardare al Santo di Assisi che nella notte di Greccio volle rendere visibile un mistero che attraversa la fede cristiana: Dio che si fa bambino. In quella grotta, tra la paglia e il respiro degli animali, san Francesco non mise in scena un rito di devozione ma un atto di rivoluzione spirituale. Non contemplava la grandezza del potere divino, ma la tenerezza di un Dio che sceglie di entrare nel mondo nella forma più fragile: un neonato affidato alle mani dell’uomo. In quella notte l’infanzia divenne il linguaggio stesso di Dio, la via attraverso cui l’amore si fa prossimo, il volto umano del divino. Quel bambino tra le braccia di sua madre, che lo protegge e lo custodisce, è il simbolo più grande della nostra umanità. Eppure, di fronte alle immagini dell’infanzia ferita che ci giungono ogni giorno, ci chiediamo increduli quando abbiamo smarrito questa umanità. Lo sconcerto è totale quando vediamo le immagini di bambini travolti dalla guerra: bambini mutilati dagli ordigni, che hanno perso mamma e papà, che vivono in tende in cui mancano acqua e cibo. Sono il simbolo di una violenza che non risparmia nessuno, ma colpisce di più chi è già vulnerabile.
Tra questi bambini i più invisibili sono quelli con disabilità: nei conflitti armati il diritto all’infanzia – già fragile – si sgretola due volte, sia sotto le bombe sia sotto il peso dell’indifferenza. Nelle guerre che affliggono i nostri tempi i bambini con disabilità sono rimasti intrappolati nelle città bombardate, impossibilitati a raggiungere i rifugi o a essere evacuati. Le famiglie che li assistono non possono fuggire: una scala senza ascensore o un treno sovraffollato bastano a trasformare la salvezza in un ostacolo insormontabile. La guerra nega l’infanzia in molti modi: negando la scuola, la cura, la sicurezza, la possibilità di sognare. Ma per un bambino con disabilità la negazione è assoluta. Senza i propri ausili, senza la fisioterapia, senza il sostegno educativo, senza le soluzioni nutrizionali, il corpo si irrigidisce, la mente si chiude, la speranza si spegne. E i genitori, soli, diventano infermieri, psicologi, soccorritori: esausti, ma incapaci di smettere di lottare. Un bambino che non può fuggire, che non può essere curato, che non può più giocare o imparare, è un’umanità che si spegne davanti ai nostri occhi. Riconoscere e proteggere quell’umanità significa restituire all’infanzia il suo diritto più semplice e profondo: vivere.
Non possiamo rimanere inermi di fronte a tutto questo, ma possiamo provare a ricostruire la nostra umanità a partire dalle nostre case, dalle nostre comunità e parrocchie. Ci possiamo salvare solo se sapremo essere capaci di tornare a riconoscere quel Dio che si fa bambino e si nasconde nei più fragili. Ci potremo salvare se sapremo custodire in ogni luogo la vita più fragile e indifesa.
Presidente Istituto Serafico di Assisi
© RIPRODUZIONE RISERVATA






