All'Europarlamento di Strasburgo in mostra l'origine della vita umana
Iniziativa promossa dall'europarlamentare Inselvini (Fdi) e curata da Pro Vita & Famiglia. Polemiche del gruppo della Sinistra europea che chiede alla presidente Metsola di censurare l'iniziativa.

Al Parlamento Europeo di Strasburgo è stata allestita in questi giorni (chiude oggi) la mostra “Just EUman – Come nasce un cittadino europeo” a cura dell’associazione Pro Vita & Famiglia e promossa dall’eurodeputato Paolo Inselvini (Fdi). Attraverso 14 pannelli alti due metri, affiancati dalla proiezione del video dal titolo “Baby Olivier”, vengono ripercorse le fasi dello sviluppo dell’essere umano nell’utero materno, dalla fecondazione alla nascita. La mostra è visibile nello Spazio Emilio Colombo dell'edificio Weiss dell’Europarlamento, e offre – sottolinea l’associazione – «soltanto dati verificabili tratti dalla letteratura scientifica più recente e autorevole», ma ha acceso una vivace polemica sull’aborto.
All’inaugurazione il presidente di Pro Vita & Famiglia, Antonio Brandi, ha dichiarato: «Una società non si valuta secondo la legge del più forte, ma secondo quanti sforzi fa per proteggere i suoi membri più deboli e fragili, come appunto i nascituri. E senza il diritto alla vita non ci possono essere altri diritti». L’eurodeputato Inselvini ha difeso la sua iniziativa: «Ci sono state polemiche, addirittura qualcuno ha chiamato e urlato alla censura. Chiedono che questa mostra non sia permessa. Come al solito, quando c'è qualcuno che ha idee diverse dalle loro, cercano appunto di chiuderci la bocca. Proprio qui al Parlamento Europeo, dove spesso è negato il diritto alla vita, noi vorremmo che si lavorasse per maggiori finanziamenti per la famiglia, per le giovani coppie, per le madri in difficoltà, perché questo è quello che dobbiamo fare». Conferma la richiesta di censura la co-presidente della Sinistra Ue, Manon Aubry, che afferma di essersi rivolta alla presidente dell’Europarlamento, Roberta Metsola «per chiedere la rimozione di questa mostra vergognosa». Aubry lamenta che il messaggio sia che «l'aborto è un omicidio» da parte di «una mostra contraria alla libertà di scelta, la quale sostiene che l'embrione sia una vita umana fin dal concepimento». E i firmatari della lettera a Metsola sostengono che «dare visibilità a iniziative che mirano a limitare la libertà riproduttiva delle donne invia un messaggio politico estremamente preoccupante, mentre il Parlamento si dovrebbe schierare a difesa dei diritti fondamentali».
In realtà l’obiettivo dell’iniziativa, ha precisato la portavoce di Pro Vita & Famiglia, Maria Rachele Ruiu, è quello di far conoscere la realtà: «Prima di celebrare l'aborto come progresso bisogna avere il coraggio di dire cosa accade e i 14 pannelli della mostra lo fanno. Nel grembo umano c'è un essere umano e abortire significa ucciderlo e ferire tremendamente la madre». E ha ricordato che «il 26 febbraio 2026 la Commissione europea, rispondendo all'iniziativa “My Voice, My Choice”, ha stabilito che il Fondo sociale europeo Plus può finanziare l'accesso all'aborto negli Stati membri. Decisioni che riguardano direttamente la vita di milioni di cittadini europei nascituri, adottate senza che questi siano mai stati mostrati a chi le votava. Noi facciamo ciò che qui nessuno ha mai fatto: li rendiamo visibili. Un'Unione europea che si dice fondata sulla dignità umana non può continuare a legiferare sull'inizio della vita evitando di guardarlo. Ma da oggi l'Europa non ha più alibi. Chi ha visto la mostra non può più dire di non sapere». L'eurodeputato Carlo Fidanza (Fdi) ha ringraziato Pro Vita & Famiglia per la sua attività nonostante i continui attacchi che subisce con l'obiettivo di censurarne la voce.
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