
Posso dire che nella mia vita professionale ed ecclesiale il Movimento per la Vita mi ha sempre accompagnato in qualche modo, facendomi incontrare persone straordinarie, nel corso dei miei trasferimenti, da Torino a Milano a Roma: Elena Vergani, Maria Pia Montiferrari, Luisa Santolini. Con loro, e attraverso di loro, è avvenuto l’incontro con Carlo Casini.
Ho avuto modo di incontrare Carlo più volte. In primo luogo ho imparato da lui che fede, speranza e carità si possono vivere nella consapevolezza che tutto è grazia, una grazia che non ti appartiene ma che ti viene donata. E proprio perché non ti appartiene la vuoi condividere e proporre, nella libertà e nel rispetto di ogni sensibilità, ma generosamente, nel rischio che è sempre contenuto nella testimonianza coraggiosa e aperta al dialogo.
In questo senso la passione con cui Carlo ti parlava dell’impegno per la vita, e ti coinvolgeva chiedendoti di dargli del tu, mi ha fatto comprendere lo stile del servizio disinteressato, perché non voleva nulla in cambio, ma semplicemente che tu comprendessi l’importanza di questa questione. Credo sia anche per tale ragione se nella mia esperienza questa priorità della vita è sempre stata fondamentale e mi ha sempre portato ad aprirmi alle ragioni della vita, tutta intera, dal concepimento alla sua fine terrena.
Se ho avuto la possibilità di essere educato e sensibilizzato al rispetto della dignità di ogni forma di vita concreta nella sua precarietà, dalla malattia alla disabilità, alla solitudine, alla povertà, all’integrazione dei migranti, è perché ho avuto questa lezione e testimonianza sull’origine della vita nel suo concepimento, e sulla sua dignità.
L’incontro con Carlo è stato decisivo anche per le mie ricerche sul giornalismo e sulla sfida molteplice e necessaria per migliorare la narrazione della realtà. È anche per la testimonianza libera e precisa di Carlo, che ho voluto inserire tra i criteri di notiziabilità, necessari per selezionare le storie da raccontare e pubblicare, l’etica del limite che, come ho cercato di spiegare a diverse generazioni di studenti nei miei corsi universitari, comprende il rispetto del diritto alla vita.
A questo proposito, in più di un’occasione Carlo Casini mi cercava prima di incontrare i vertici Rai, per capire quali strategie poteva adottare per dare spazio alle storie positive sulla vita nascente, alle alternative all’aborto, a ogni possibilità utile per tutelare la maternità.
Ricordo, infine, di Carlo il suo senso della speranza, profondamente cristiano e umano, legato alla consapevolezza che di fronte a ogni difficoltà o blocco si potesse cercare una breccia, una via di dialogo e di incontro, senza mai fermarsi o rassegnarsi di fronte a pratiche impossibilità, che spesso sono evocate solo per evitare di rispondere positivamente a una sollecitazione che il grande filosofo positivista Norberto Bobbio aveva capito benissimo, e cioè che l’essere umano più indifeso è il bambino non ancora nato.
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