Tornare tra i banchi
(contro la mediocrità)
con uno sguardo nuovo

La lezione che ci ha lasciato questa estate: responsabilità, coraggio e speranza possono essere più forti della fatica e del timore. Insegnare e studiare significa mettere tutto ciò che siamo in quello che facciamo
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September 15, 2026
Tornare tra i banchi
(contro la mediocrità)
con uno sguardo nuovo
/Foto Icp
A pochi giorni dall’inizio del nuovo anno scolastico vale la pena fermarsi a ripensare il vissuto di queste settimane di riposo e a quanto ci hanno regalato. Abbiamo viaggiato, visitato luoghi, intessuto relazioni, assistito a spettacoli, giocato, ballato, preso il sole; senza farci troppo caso abbiamo incontrato persone al lavoro: chi ci ha accolto in un albergo, chi ci ha servito al ristorante, chi ha guidato un mezzo, chi ha garantito la sicurezza sulle strade, chi si è preso cura della nostra salute, chi ci ha informato, chi ha reso possibile una vacanza serena. Di fronte agli incendi, alle emergenze, agli incidenti, alle catastrofi naturali, abbiamo visto soccorritori, vigili del fuoco, forze dell'ordine, personale sanitario e tanti altri uomini e donne affrontare situazioni difficili, spesso pericolose. Li abbiamo visti stanchi, sotto il sole o nel fumo, accanto alla paura e talvolta persino alla morte, eppure capaci di continuare; non perché non provassero fatica o timore, ma perché avevano qualcosa di più forte: il senso della responsabilità, il coraggio, la speranza.
Forse è proprio da qui che possiamo ripartire, studenti e docenti, riprendendo a breve il nostro posto tra aule, corridoi, laboratori, palestre, cortili, biblioteche e banchi. Certo, lo faremo perché è il nostro dovere, perché esistono calendari, programmi, orari e obblighi, tuttavia non può essere soltanto questo a muoverci. Dovremmo tornare, poiché crediamo che ciò che accade dentro una scuola ha conseguenze ben oltre quelle quattro mura! Ogni ora di lezione, ogni pagina studiata, ogni domanda posta, ogni esercizio svolto, ogni errore corretto, ogni discussione affrontata può contribuire a costruire qualcosa. Non soltanto una preparazione migliore, un voto più alto o un titolo di studio per il futuro, bensì persone più consapevoli e, attraverso di loro, una società più giusta, più competente, più libera. Per questo siamo chiamati a una responsabilità comune, cioè mettere tutto ciò che siamo in quello che facciamo. Insegnare e studiare, in fondo, assomigliano alla consegna e alla ricezione di un tesoro. Chi insegna, non possiede qualcosa da custodire gelosamente e ha la responsabilità di consegnare conoscenze, domande, strumenti e passione. Chi studia, non riceve semplicemente informazioni da accumulare, ma un patrimonio da far crescere e, un giorno, da restituire agli altri attraverso le proprie scelte e il proprio lavoro. La tentazione, però, sarà sempre presente: suggerirà di accontentarci, di fare il minimo indispensabile, di prendere una scorciatoia. Torneranno frasi come «si è sempre fatto così», «lo fanno tutti», «perché impegnarsi tanto?». La burocrazia, la stanchezza, i ritmi veloci, le difficoltà personali e professionali potranno spingerci verso la soluzione più semplice, quella comoda mediocrità che qualche volta sembra persino conveniente.
Proprio allora dovremo ricordarci perché siamo lì ed a cosa siamo chiamati. Sui libri e sui file che apriremo, troveremo donne e uomini che non si sono accontentati. Incontreremo grandi sogni diventati progetti, intuizioni trasformate in scoperte, idee capaci di cambiare il mondo. Troveremo condottieri alle prese con decisioni difficili, filosofi che hanno avuto il coraggio di interrogare la realtà, scienziati che hanno allargato i confini della conoscenza, poeti capaci di parlare ancora a chi vive secoli dopo di loro, scrittori che hanno costruito mondi interi con le parole, storici che ci permettono di comprendere da dove veniamo. E poi matematici che trasformano i numeri in linguaggio, musicisti che danno voce a ciò che spesso non sappiamo dire, artisti che ci insegnano a riconoscere la bellezza, santi che ci ricordano che una vita buona può rendere migliore quella degli altri. La scuola consentirà anche di vedere ciò che a occhio nudo non potremmo, cioè le profondità degli oceani, le vette più remote, le tracce di civiltà scomparse, l'infinitamente piccolo, la vastità dell'universo. Ci darà il luogo, le persone, gli strumenti, il tempo, tuttavia lo sguardo per “abitarli” consapevolmente dipenderà da noi.

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