«Non farlo». Noi e quella preghiera gentile in un momento disperato

Non è vero che il male è l'ultima parola, che non c'è più posto per la vita che scaccia la morte. Una riflessione a margine di un fatto di cronaca
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September 15, 2026
«I figli delle tenebre sono più scaltri dei figli della luce» si lamentò Gesù. È vero. Lo constatiamo ogni giorno. Le tenebre si coalizzano, si organizzano, si fanno scaltre. Ben sapendo che la luce le divorerebbe alzano la voce, si camuffano, si nascondono dietro il paravento del bene. Sì, perché anche il più cattivo tra gli uomini, per poter uccidere, bombardare un ospedale, un asilo nido, per avvelenare i pozzi deve convincersi che lo stia facendo per il bene. Ho sentito, pochi giorni fa, il collaboratore di uno dei potenti della terra – quale? e che importa? potrebbe essere chiunque – dire: «Ben venga la carestia» per il popolo avverso, ovviamente.
Ma che dice costui? Ben venga la morte per fame di migliaia di bambini, vecchi, malati? Sì, certo, perché «la vostra sconfitta è la nostra vittoria» ha aggiunto. «Si vantano di cose di cui dovrebbero vergognarsi», ebbe a dire san Paolo. E sant’Agostino, qualche secolo dopo: «E noi cristiani ci vergogniamo di cose di cui dovremmo vantarci». Diamo alla luce la possibilità di rispendere. Non occultiamo la lampada in cantina. Il mondo ha estremo bisogno di intingere le labbra arse nell’acqua fresca della speranza. Ammettiamolo, senza ipocrisie: c’è un tanfo di morte in giro che impressiona. Alle guerre assassine si aggiungono le bugie di coloro che le vogliono, le dichiarano, le fanno combattere dal popolo che dicono di servire. Una immagine bella e tormentata mi è rimasta impressa da giorni. Una donna è inginocchiata davanti a un giovane che minaccia il suicidio. Non gli dice: «Se vuoi, sei libero di farlo».
Non gli grida: «Ognuno deve fare quello che meglio crede». No, Ilaria e i suoi colleghi poliziotti sapevano che la persona che avevano di fronte stava attraversando un momento terribile. È un uomo che ha bisogno di essere aiutato. Chi è? E che importa? Come si chiama? Fratello. Il suo nome è fratello. Ma ha commesso un delitto atroce. Ha ucciso la povera Lorena. Ilaria ancora non lo sa. Ma anche se lo avesse saputo, sarebbe rimasta ugualmente a implorarlo. Hai fatto una cosa orribile. Hai cancellato l’esistenza di chi un tempo ti ha voluto bene. Meriti di vivere? Sì. Lo diciamo ad alta voce: Sì. Lo ripetiamo a coloro che ti vorrebbero morto. A chi ha goduto per la morte che, dopo, ti sei dato.
A chi ha criticato Ilaria inginocchiata come davanti al Crocifisso. Nessuno tocchi Caino. A maggior ragione: nessuno osi toccare Abele. Abele è un martire. Caino un assassino. Caino porterà per sempre il peso dell’uccisione di suo fratello. Caino ha fatto una cosa orribile. Prendetelo. Processatelo. Condannatelo. Mettete in sicurezza i suoi figli e i figli di Abele. Ma non toglietegli la vita. Non ne avete il diritto. Non macchiatevi della sua stessa colpa. Federico si è congedato dalla vita con quell’immagine negli occhi. Nessuno saprà mai quanto quell’atto di compassione gli abbia toccato il cuore. In mezzo a tanta violenza, quel briciolo di pietà umana e cristiana dona speranza. Ricominciamo da qui.
Non è vero che il male stia invadendo tutti. Non è vero che non c’è più posto per gli animi gentili. Non è vero che chi sussurra sottovoce è destinato a rimanere inascoltato. Una donna è inginocchiata davanti un uomo che sta per uccidersi. La forza e la debolezza. La vita che tenta di scacciare la morte. La speranza che prova a mettere in fuga la disperazione. Non è successo. Federico si è lanciato dal cavalcavia. È morto. Solo dopo abbiamo saputo quello che era accaduto e ne siamo rimasti orripilati. Rimane il gesto bello di Ilaria che non schiaccia il lucignolo fumigante ma soffia per riaccenderne la fiammella. Facciamo nostro quella preghiera: «Non farlo». Non gettate bombe sugli innocenti.
Non gioite per le carestie indotte sulle terre degli altri. Non trascinate nella fogna i bambini che per, qualche motivo, non volete accogliere. Non farlo. Non dire parole che fanno male. Non ubriacarti, non drogarti prima di metterti alla guida. Non spalancare il cuore all’ invidia, alla gelosia, all’odio, alla menzogna. Non dire “ti amo” se sai che non è vero. Non farlo. Non avvelenarti. Non farti male. Non avvelenarmi. Non farmi male.

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