Figli o prodotti “ottimizzati”? Le ombre sulla procreazione del futuro

Appena finita la battaglia sulla legge per l’aiuto a morire, i vescovi francesi tornano in campo sulle grandi questioni sulla vita umana con un documento nella consultazione nazionale per la revisione settennale della “legge di bioetica”. E come tema centrale scelgono gli interrogativi sul futuro della generazione umana
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September 10, 2026
Figli o prodotti “ottimizzati”? Le ombre sulla procreazione del futuro
L'Eliseo, sede parigina della Presidenza della Repubblica francese
In Francia nessuna vacanza estiva per il fronte bioetico, dopo il contestatissimo varo a luglio della legge che autorizza per la prima volta il suicidio assistito, ciò che il Governo ha preferito chiamare “aiuto a morire”, con una terminologia additata da più parti come volutamente elusiva. Ora proseguono gli Stati generali della bioetica, in vista della revisione periodica (obbligatoria) della legge quadro, prevista nel 2028.
Di settimana in settimana, il dibattito pubblico è sempre più condizionato dall’inizio della corsa per l’Eliseo, che culminerà con il voto in primavera. Con il rischio molto concreto, fra gli effetti collaterali, che gli Stati generali della bioetica restino del tutto in sordina, senza mai “decollare” mediaticamente.
Ma il fronte transalpino in difesa della vita persiste lo stesso nel proprio impegno rivolto all’opinione pubblica. Nei giorni scorsi, in particolare, come per spronare le coscienze distratte o assopite, è stata la Conferenza episcopale a intervenire ancora una volta nel dibattito, per ribadire con forza le proprie posizioni dettagliate, proprio mentre il Paese si prepara ad accogliere papa Leone XIV (25-28 settembre).
In un «contributo» di 92 pagine, vengono affrontati i principali temi controversi, a cominciare da quelli legati alla procreazione. I vescovi, in particolare, chiedono una valutazione dettagliata ufficiale per uno degli strappi legislativi recenti: l’autorizzazione, dal 2021, della fecondazione assistita per le donne sole o per le coppie lesbiche. Un provvedimento che ha aperto una breccia all’«esclusione strutturale e istituzionale del padre». Su questo fronte, il documento sottolinea che procreare non deve mai scadere «in una fabbricazione, né in una produzione ottimizzata, né in una strumentalizzazione, né in una mercificazione».
Proprio per questo, i vescovi mettono in risalto le storture vertiginose insite pure nelle nuove ricerche che cercano di ottenere gameti «artificiali», maschili e femminili, a partire da staminali pluripotenti indotte. In teoria, ciò potrebbe condurre persino a nascituri a partire dal patrimonio genetico manipolato di un solo individuo. Di fronte a simili rischi, il documento chiede di vietare «fin da ora» queste ricerche.
Fra gli altri temi affrontati, quello della necessità di evitare la deriva delle diagnosi pre-impianto verso una ricerca del figlio «perfetto». Nel documento c’è spazio pure per le questioni del trapianto d’organi animali verso l’uomo, o ancora del ricorso crescente all’IA nella medicina.
La revisione della legge bioetica giunge ogni 7 anni e deve essere preceduta per legge da un dibattito pubblico aperto ai cittadini, così come a ogni ente portatore di un punto di vista pertinente. In autunno il Comitato consultivo nazionale d’etica per le scienza della vita e della sanità (Ccne), che coordina tutto l’iter, pubblicherà un parere sintetico, molto atteso. Fra le conclusioni parziali già note figura quella sulla permanente avversione dei francesi verso la pratica della maternità surrogata.
Il fronte per la vita auspica che sulla bioetica possano esprimersi e schierarsi chiaramente anche i candidati all’Eliseo. Ma per il momento altri temi, di stampo economico o internazionale dominano il più ampio dibattito politico.
Intanto resta viva l’amarezza per lo stravolgimento della legislazione sul fine vita voluto a tutti i costi dall’esecutivo e in primis dal presidente Emmanuel Macron, ormai agli sgoccioli del suo ultimo mandato. In proposito l’unico correttivo ottenuto in extremis dal fronte per la vita, grazie a un parere del Consiglio costituzionale, riguarda il riconoscimento dell’obiezione di coscienza non solo per singoli medici e infermieri ma anche per delle strutture sanitarie private, se «altre strutture sono in grado di rispondere ai bisogni locali».

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