Trump trasforma le midterm in un referendum su di sé: «Darò 5mila dollari a ogni americano se vinco»

di Redazione Esteri
Lo show del presidente alla convention repubblicana di Dallas, tra sedie vuote e candidati che prendono le distanze. La promessa della distribuzione di un “dividendo” ai cittadini e lo scenario apocalittico: «Senza di me un inferno»
Google preferred source
September 10, 2026
Trump durante il suo discorso ai repubblicani
Trump durante il suo discorso ai repubblicani
«Fateci finire il lavoro». Donald Trump chiama a raccolta i repubblicani alla convention di Dallas e trasforma la sfida delle elezioni di midterm in un referendum sul suo secondo mandato. Mancano 55 giorni al voto di novembre e il presidente sa che la partita è tutt’altro che scontata: il suo partito rischia di perdere il controllo di almeno una delle due Camere del Congresso. Così, davanti alla platea repubblicana, rilancia la mobilitazione della base con una promessa destinata a far discutere: un «dividendo Trump» da 5mila dollari per ogni adulto americano, se i repubblicani riusciranno a conservare Camera e Senato. «In 55 giorni gli americani andranno a votare per le elezioni più importanti della nostra storia. La scelta è facile», scandisce dal palco. «I democratici vi chiedono il voto per portare avanti la loro fallimentare agenda. Vi chiedo di farci finire il lavoro che abbiamo iniziato». E detta alla sua maniera la regola della campagna: «Fate finta che» alle elezioni di metà mandato «ci sia il mio nome sulla scheda».
È la prima convention nazionale repubblicana dedicata alle midterm e, come era stato annunciato dagli organizzatori, è costruita soprattutto attorno alla figura del presidente, ai risultati rivendicati dalla sua amministrazione e ai candidati che si contendono i seggi del Congresso. Una kermesse a metà fra comizio e raccolta fondi, pensata per riaccendere l'entusiasmo dell'elettorato Maga proprio mentre i sondaggi preoccupano il partito. Ma il rapporto fra Trump e i candidati repubblicani è meno lineare di quanto la scenografia di Dallas lasci intendere. Molti deputati e senatori impegnati nelle competizioni più incerte hanno scelto di non partecipare alla convention, ufficialmente per impegni concomitanti, in alcuni casi contestando anche il costo dell'accesso all'evento: fra 25mila e 100mila dollari, destinati a finanziare le campagne del presidente. Per alcuni, dunque, Trump resta il più potente strumento per mobilitare la base. Per altri, soprattutto nei collegi più contendibili, legare troppo strettamente il proprio nome al presidente può rivelarsi un rischio.
Trump, intanto, non mostra alcuna intenzione di attenuare i toni. Se i democratici tornassero al potere, sostiene, «il Paese ci metterebbe un decennio per rialzarsi». E ancora: «Se perdiamo, voi perderete il controllo dei confini, perderete il taglio delle tasse, perderete la vostra sicurezza. Perderete la vostra ricchezza». Un futuro che dipinge come un «inferno», contrapponendolo ai primi due anni del suo secondo mandato, che definisce «i due anni migliori nella storia della presidenza» americana. Poi arriva la promessa economica. «Posso promettervi una cosa: se i repubblicani vinceranno la Camera e il Senato, distribuirò un dividendo da 5mila dollari a tutti gli adulti, un po’ come le aziende di successo erogano i dividendi agli azionisti», annuncia Trump. L'unica condizione, precisa, è che il denaro venga speso negli Stati Uniti. Un annuncio che aggiunge una potente leva economica alla tradizionale retorica politica del tycoon e che arriva mentre la campagna repubblicana cerca di ricompattarsi attorno al presidente.
Trump promette anche di scendere personalmente in campo nei 35 Stati dove le corse per il Congresso sono più incerte. E torna proprio in Texas per sostenere Ken Paxton, il suo candidato al Senato, definito «il migliore procuratore generale della storia del Texas». Nel mirino finisce il rivale democratico James Talarico, che Trump storpia in «Talafrico», mentre contro i democratici torna la consueta accusa di voler trasformare gli Stati Uniti in un Paese «socialista o comunista». Nel lungo discorso, durato quasi due ore, il presidente ripercorre quindi i temi identitari del suo mandato. Rivendica di aver «vinto la presidenza tre volte», contando le elezioni del 2016, del 2020 e del 2024, sostiene che le frontiere siano state «messe in sicurezza» e torna a celebrare i dazi, «la mia parola preferita», attraverso i quali, afferma, gli Stati Uniti starebbero incassando «migliaia di miliardi». Nessun rimpianto neppure per l'Iran. «Se non avessimo colpito con i nostri B-2 adesso avrebbe l'arma nucleare», sostiene Trump, rivendicando così una delle scelte più controverse della sua politica estera. La serata si chiude sulle note di *Y.M.C.A.*, come spesso accade nei suoi comizi. Ma la convention non è finita: nelle prossime ore Trump tornerà sul palco per il discorso conclusivo.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Google Discover Seguici anche su Google Discover di Avvenire