Piromani scatenati, l'Indonesia brucia
di Luca Miele
In fumo, dall'inizio dell'anno, oltre 202.000 ettari di terreno. Gli analisti: siamo davanti a una delle crisi peggiori della storia del Paese. Dietro i roghi, un disegno criminale: piantagioni al posto delle foreste

È un vero e proprio “bollettino di guerra”. Oltre 38.300 ettari di foresta bruciati nel Kalimantan Occidentale, 25.800 nella Papua Meridionale, 19.500 ettari nel Nusa Tenggara orientale, 17.400 ettari nel Nusa Tenggara occidentale, 15.700 nella regione di Riau. L’Indonesia brucia. E il “verdetto” degli analisti è unanime: siamo davanti a una delle crisi peggiori della storia recente del Paese asiatico.
I dati catturano la drammaticità della situazione. Secondo il ministero delle Foreste, riportati dal Jakarta Post, quest'anno oltre 202.000 ettari di terreno sono stati andati in fumo a causa degli incendi, Coinvolte 36 delle 38 province che compongono il Paese. Come ha denunciato la Bbc , “migliaia di focolai si stanno diffondendo e moltiplicando in tutto il Paese, alimentando la peggiore crisi ambientale nella regione da oltre un decennio”. L’aria è irrespirabile, una coltre di fumo oscura il cielo, irrespirabile in molte aree del Paese. A causa dei roghi vengono rilasciate nell'atmosfera milioni di tonnellate di anidride carbonica, monossido di carbonio e metano. Gli indici di inquinamento atmosferico hanno raggiunto livelli 75 volte superiori a quello raccomandato dall’Organizzazione mondiale della Sanità. Il risultato? Uno dei più grandi ecosistemi di torbiera tropicale del mondo è a rischio.
"Le torbiere sono serbatoi di carbonio incredibilmente efficaci perché le loro condizioni di saturazione idrica rallentano la decomposizione, consentendo al carbonio di accumularsi nel sottosuolo per migliaia di anni", ha spiegato alla Bbc la dottoressa Nisa Novita, ricercatrice della Ong indonesiana per la conservazione Yayasan Konservasi Alam Nusantara. "Ma questo significa anche che possono trasformarsi in una “bomba di carbonio” quando vengono svuotate o bruciate, perché il carbonio può essere rilasciato rapidamente nell'atmosfera." Le ricadute sulla salute pubblica sono drammatiche. Tra luglio e agosto, sono stati registrati oltre 50.000 casi di infezioni respiratorie. Più di 12.000 di questi riguardavano bambini di età inferiore ai cinque anni.
Chi c’è dietro l’ondata di roghi? Le autorità non hanno dubbi: non si tratta di una tragica (e folle) somma di reati “individuali”, ma di un disegno criminale “organico”. Si distruggono le foreste per fare posto alle piantagioni, in particolare di olio di palma. L’azione repressiva continua, ma è solo una pezza (tardiva). La polizia ha identificato “138 sospetti in 200 casi relativi agli incendi in tutto il Paese”. Di questi, “119 sono stati accusati di aver appiccato incendi intenzionalmente, mentre i restanti 19 sono stati collegati a incendi causati da negligenza”.
Nel 2023, l'Indonesia ha prodotto 47 milioni di tonnellate di olio di palma, consolidando la sua posizione di maggiore esportatore mondiale, con una quota del 54% delle esportazioni globali. L'industria dell'olio di palma è cresciuta fino a diventare una parte importante dell'economia indonesiana, rappresentando il 4,5% del Pil e contribuendo al settore del lavoro impiegando direttamente e indirettamente oltre 16,2 milioni di persone.
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