Impariamo a custodire la fertilità. «E per chi è infertile la provetta non è l’unica soluzione»
Tre giorni sullo “splendore dell’umano”: all’Università Cattolica di Roma in ottobre il congresso internazionale per i 25 anni dell’Isi Paolo VI e i 50 del Centro per la Regolazione naturale della fertilità. I temi dell’evento in questo dialogo tra Maria Luisa Di Pietro dialoga e Marina Casini

Custodire la fertilità, curare l’infertilità: una sfida che riguarda la salute, la coppia e il futuro della società. In un tempo in cui la capacità riproduttiva si confronta con fattori ambientali, stili di vita, patologie e una crescente medicalizzazione della procreazione, torna centrale la necessità di conoscere e proteggere la fertilità prima ancora di doverla curare. Non soltanto per aumentare le possibilità di una gravidanza, ma per restituire alla persona e alla coppia consapevolezza di un bene prezioso. La fertilità non è una prestazione da ottimizzare, né un bene da recuperare quando ormai si è perduto. È una dimensione della persona da conoscere e custodire. In un’epoca nella quale la procreazione rischia sempre più di essere affidata alla logica tecnica del “si può fare”, la sfida è quella di tornare a una medicina capace anzitutto di interrogarsi sul “perché” dell’infertilità e di cercare, quando possibile, di rimuoverne le cause nel rispetto della persona, della coppia, della procreazione.
È una prospettiva che richiama anche le parole di monsignor Claudio Giuliodori, presidente della Fondazione Istituto Scientifico Internazionale Paolo VI e assistente ecclesiastico generale dell’Università Cattolica, secondo cui la sessualità non può essere separata dalla sua dimensione generativa: «L’Amore ha una valenza di fecondità: mettere insieme la propria ricchezza per dare luce a una nuova vita».
È questo il cuore del Congresso internazionale in occasione del 25° dell’Isi Paolo VI e del 50° del Centro per la Regolazione naturale della fertilità, all’Università Cattolica di Roma dal 16 al 18 ottobre, “Lo splendore dell’umano. Custodire la fertilità e curare l’infertilità” (per programma e iscrizioni cliccare qui). Prevista anche l’udienza del Papa alle 12 del 16, dopo la Messa celebrata dal cardinale Zuppi in Santo Spirito in Sassia alle 9.30).
Una prospettiva – quella dell’Isi, e del Congresso – che non rinuncia alla tecnologia, ma rifiuta che la tecnologia diventi il criterio ultimo della generazione. Non è soltanto una questione etica o antropologica. È anche una questione di salute personale e pubblica. Ne parliamo con la professoressa Maria Luisa Di Pietro, direttore Centro Ricerca e Studi sulla Salute Procreativa dell’ Università Cattolica.
“Custodire la fertilità; curare l’infertilità”: quanto è importante trattare questo tema oggi?
Per comprendere il razionale e i contenuti del Congresso bisogna partire da un preoccupante dato di fatto: il potenziale fertile della popolazione mondiale si sta progressivamente riducendo. È quanto emerso, già nel 2023, dal Report Infertility Prevalence Estimates, 1990-2021 dell’Organizzazione Mondiale della Sanità: circa il 17,5% (una persona su sei) della popolazione adulta sperimenta una condizione di infertilità con un tasso più elevato nei Paesi ad alto reddito (17,8% contro 16,5%). Di fronte a questa situazione, che ha importanti ripercussioni sull’individuo, sulla coppia e sulla società, ci sono due possibilità di intervento: la prevenzione e la cura.
L’infertilità si può prevenire?
Sì, perché la condizione di infertilità è il risultato – nella maggior parte dei casi – di fattori di rischio che è possibile contrastare. Senza tralasciare l’eventuale presenza di patologie congenite e croniche, fattori come età, inizio precoce dell’attività sessuale, malattie sessualmente trasmesse, presenza di interferenti endocrini negli ambienti di vita e di lavoro (ad esempio, le microplastiche), carenze nutrizionali, mancata copertura vaccinale e consumo di sostanze (alcol, fumo, droghe), possono compromettere significativamente il potenziale riproduttivo sia nelle donne sia negli uomini. A fronte della possibilità di intervenire in senso preventivo vi è però scarsa conoscenza e consapevolezza dei fattori di rischio di infertilità da parte della popolazione. Sarebbero, quindi, necessari interventi capillari di formazione e informazione a partire dagli ultimi della scuola secondaria superiore e nei corsi universitari, come il Pro Alpha Project che verrà presentato nell’ambito del Congresso.
In cosa consiste la cura dell’infertilità?
Per cura dell’infertilità si intende l’insieme degli interventi diagnostici e terapeutici, che possono aiutare la coppia ad avere una gravidanza. La mancata diagnosi delle cause responsabili dell’infertilità porta, spesso, a bypassare il problema reale per approdare subito alle tecniche di fecondazione artificiale, con tutte le problematiche a essa connesse.
“Conoscere la fertilità: la roadmap della fertilità di coppia”. Perché è stato dato questo titolo ad una delle sessioni?
La possibilità di ottenere una gravidanza può essere rappresentata come una “tabella di marcia” con imprescindibili tappe e tempistiche, in cui tutto deve funzionare in modo armonico. Tutti i fattori maschili (le condizioni del liquido seminale e la capacità fecondante dello spermatozoo; la pervietà e la funzionalità dei dotti spermatici) e femminili (la riserva ovarica, la pervietà tubarica, le adeguate condizioni della cavità uterina) concorrono al raggiungimento del traguardo desiderato: la gravidanza. Si tratta di fattori che vanno studiati attentamente e corretti qualora alterati. I trattamenti antiflogistici, ormonali e chirurgici possono infatti aiutare nel ripristino della fertilità. La conoscenza della fertilità passa anche attraverso l’interpretazione dei segnali che restituisce il proprio corpo alla donna durante il ciclo mestruale. Si pensi alla conoscenza delle variazioni del muco cervicale – quale indicatore diagnostico di fertilità – con il Metodo dell’Ovulazione Billings.
La fertilità può essere preservata?
Sì. Come è noto, le terapie utilizzate in alcune patologie tumorali potrebbero ridurre grandemente il potenziale fertile sia dell’uomo sia della donna. In quest’ultimo caso, la crioconservazione di tessuto ovarico può essere di grande aiuto alla donna: a prescindere dai suoi progetti di maternità al momento della malattia, le si vuole offrire la possibilità di preservare un bene prezioso come la fertilità.
La tutela della fertilità, quindi, per una procreazione naturale?
Sì, è questo l’obiettivo dell’attività di ricerca e clinica dell’Istituto Scientifico Internazionale Paolo VI, che attraverso le sue due realtà – Centro di Medicina per la Procreazione Naturale e il Centro per la Regolazione Naturale della Fertilità Crnf – vuole accompagnare con un approccio interdisciplinare le coppie in un momento così importante per la propria vita, rispettando la dignità e la bellezza del procreare umano.
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