
Insieme parlavano di pace, di migranti, di chi non ha voce. Si conobbero nel novembre 2015, quando lei andò in Aula Paolo VI a presentare le iniziative della Fabbrica della pace per i bambini profughi. Con papa Francesco, Emma Bonino intrattenne un’amicizia sincera. Una volta lei ebbe a dire che gli voleva bene. E questa speciale empatia tra due anziani con una storia così diversa alle spalle trasmise un messaggio potente, anche se qualcuno non mancò di scandalizzarsi: la differenza di valori non toglie la parola, l’avversario è una persona da ascoltare. Emma Bonino davvero resterà nella storia di questo Paese. Arrivò a un passo dal Quirinale e da europeista convinta, in seno alle istituzioni italiane ed europee declinò i valori in cui credeva nel suo impegno per i profughi, per la fine della guerra nei Balcani, per eliminare il ricorso alla pena di morte nel mondo, per la nascita dei Tribunali penali internazionali, per la messa al bando delle mutilazioni genitali femminili… «La sua eredità – si legge in un post dall’account ufficiale della Commissione Europea – è nella sua dedizione nel rendere il mondo un luogo più giusto e compassionevole». Ci sarebbe da discutere, però, sul senso più profondo delle parole “giustizia” e “compassione”. Perché è bene ricordare che Emma Bonino negli anni giovanili visse la campagna per la legalizzazione dell’aborto con estremo furore, al pari e più di altre e altri militanti radicali. Non ci fu, in quegli anni, compassione per la parte più debole della catena, il bambino non nato, a cui non si concedeva un pensiero, un nome, un appellativo di figlio. Emma Bonino giustamente ha lottato perché gli Stati non si arrogassero il diritto di togliere la vita a un criminale condannato, ma nella battaglia per l’aborto, che fu dura e a tratti violenta, non ci si dava pena per tutti i bambini a cui non era concessa la possibilità di nascere. Emma Bonino collaborava con una clinica clandestina di Firenze in cui per un anno si praticarono 50 aborti illegali al giorno e che fu chiusa nel 1975 su ordine del giovane magistrato Carlo Casini, fondatore, anni dopo, del Movimento per la vita. Moltissimi, giustamente, ieri hanno sottolineato il coraggio e la coerenza di Emma Bonino, l’aver dedicato la sua intera vita all’affermazione dei diritti e delle libertà, a partire da quelle dell’individuo singolo. Meriterebbero, per onestà, almeno un cenno anche i costi sociali di alcune di queste battaglie.
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